[storie piccole] Il russo che voleva la Nora

Un soldato russo nel bel mezzo della campagna ferrarese è un fatto solo apparentemente inusuale
[Maria Elena Abbate]

Un soldato russo nel bel mezzo della campagna ferrarese è un fatto solo apparentemente inusuale. Quando nel 1941 le forze dell’Asse attaccarono la Russia, migliaia di dissidenti staliniani si unirono volontariamente alle forze tedesche, seguendone i destini e i rovesci militari. In Friuli inoltre è ancora oggi vivo il ricordo dell’esodo tragico dei cosacchi a partire dal 1944 (per approfondire, vale la pena leggere il racconto di Ines Maurig.

 

Tra le storie del tempo di guerra che si ricordano nella mia famiglia, quella del russo che voleva la Nora merita di essere narrata per i suoi risvolti di vicenda eterna, per la presenza di figure e temi ricorrenti in tante storie a tutte le latitudini: la donna fatale, il brutale “vilain”, il desiderio, l’astuto individuo che ricalca la figura di Ulisse…

Dunque, verso la fine della seconda guerra mondiale, a Parasacco, minuscola località del ferrarese, la famiglia di mia madre, sfollata per sfuggire ai bombardamenti, è a cena. Da mangiare, si sa, all’epoca c’era poco: minestra di fagioli, verdure dell’orto, qualche uovo delle galline allevate dalle zie Ernesta e Olga nella “punta”, il triangolo di terreno retrostante la “Casona”. Non mancava il vino, elemento fondamentale, come vedremo, di questa piccola storia.

A un certo punto della cena, alcuni violenti colpi alla porta fanno sobbalzare le zie, donne sole, già paurose per natura e terrorizzate dalla guerra. Mio nonno Elio, “al gatt”, intelligenza e agilità proverbiali, risponde: “Chi è?” “Aprite, aprite”. Le sorprese della guerra sono più brutte che belle… La famiglia si trova davanti un individuo stracciato, scarpe sfondate, barba di chissà quanti giorni. Porta un fucile. Ovviamente uno sbandato, un disertore. Ecco un bel guaio: meglio evitare di far innervosire questo prepotente… È stato tramandato che fosse un russo, forse era polacco o comunque dell’est Europa. Invitato a entrare, senza tanti complimenti fa “Date da mangiare”, e fin qui tutto normale.

Ma dalla normalità di un poveraccio che chiede un pasto in una casa di campagna scaturisce in un istante l’inaspettato, il sogno diventa incubo… infatti il nostro amico, mentre mangia minestra di fagioli o uova fritte, scorge, tra le facce di quel quadro naturalista, la Nora. Quindici anni, una massa di capelli scurissimi riuniti in una grossa treccia, occhi dalla singolare tonalità giallo oro… E un seno davvero fuori dal comune, enorme, sodo, alto, rimasto perfetto fin quasi alla morte di lei, avvenuta pochi anni fa. Un mito per la nostra famiglia. Nora era una donna fatale, destinata a fare strage di cuori maschili senza usare malizia o cattiveria, per semplice effetto del suo aspetto fisico.

È un attimo: il russo fissa la Nora e tutti capiscono che gli piace e che se fossero soli… La bomba infatti arriva subito, e sono frasi sconnesse: “Ragazza mi piace… Io porto con me… Altrimenti sparo… Andiamo via insieme.”. La afferra per un braccio, fa l’atto di trascinarla, punta il fucile, lei grida: “Zio Elio, zio Elio!”. Pochi istanti… Mio nonno gli si para davanti, fa: “Aspetta, calmati… è quasi bambina…”. Niente da fare, il peggio sembra vicino. In qualche modo, mio nonno riesce a indurre l’uomo a sedersi, parlando il più semplicemente possibile gli dice: “Ma sei sicuro? Grande di guerra… dove andare?”  “Io porto in Russia, mia patria.” Elio a questo punto ha il colpo di genio risolutivo: vino ce n’è… Finge di arrendersi alla volontà del russo, facendo così scattare la trappola: “Va bene, va bene, porterai Nora in Russia con te! Sei contento? Adesso però basta urlare… Brindiamo! Bevi, bevi il buon vino!” Elio versa uno, due, tanti bicchieri…

Al soldataccio il vino piace e dopo un po’ vacilla, le sorelle, dapprima stordite e confuse da quegli avvenimenti incomprensibili, capiscono: mio nonno sta facendo ubriacare l’uomo, che infatti straparla sempre più e ride forte, mentre Nora viene finalmente fatta salire nelle camere al piano superiore, al sicuro.

Dopo un bel po’ di bicchieri, il russo, ormai profondamente addormentato, viene portato a spalla lontano, lontanissimo dalla casa e lasciato in un fosso, per la tranquillità di Nora, delle zie e di tutti gli attori di questa storia… Nessuno ha mai saputo quando si sia risvegliato e cos’abbia pensato o fatto, ma la Nora è stata sicuramente salvata grazie all’astuzia e all’amore di suo zio Elio per lei.

Nella foto: Tresigallo, 23 aprile 1945. Tre prigionieri, di cui un russo in abiti civili, mentre attraversano il Po di Volano (Imperial War Museum – NA24396)

 

[a cura di Emiliano Rinaldi]

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