[storie piccole] L’uomo che non voleva più uccidere

Furono oltre centomila i soldati tedeschi che disertarono nel corso del secondo conflitto mondiale.

Furono oltre centomila i soldati tedeschi che disertarono nel corso del secondo conflitto mondiale. Per loro la Wermacht aveva una sola opzione: la pena di morte. Più di ventimila vennero giustiziati. Questa è la storia di uno di loro.

Doveva essere il 1944, o forse l’inizio del 1945. Il tempo ha offuscato la memoria, i ricordi appaiono indefiniti come una persona che emerge dalla nebbia: captiamo la sagoma umana, ma i dettagli sono sfumati.

Lui era un soldato tedesco. Nessuno ne ricorda il nome né la città d’origine, chissà su quali fronti aveva combattuto, quanta morte avevano visto i suoi occhi tristi. Un giorno giunse al punto di rottura, era stanco di veder morire gli amici, stanco di uccidere, stanco di assistere alle sofferenze dei civili in quella folle guerra che la Germania non avrebbe mai potuto vincere, e disertò.

Trovò rifugio nel ferrarese, nella possessione della Mensa a Sabbioncello. Alcuni contadini gli portavano del cibo di nascosto, a rischio della loro stessa vita, perché in lui avevano visto un povero diavolo, una vittima degli eventi esattamente come loro, e viene facile fraternizzare con chi condivide le stesse paure, anche se si parlano lingue diverse.

Aveva dipinto un ex-voto durate la sua permanenza, sognava solo di rivedere ancora una volta la sua città e i suoi affetti. Ma qualcuno fece la spia: l’esito della guerra era ormai segnato, probabilmente chi l’aveva tradito cercava una ricompensa prima che l’esercito tedesco abbandonasse la zona. Quel soldato senza nome non tornò a casa. Venne fucilato come disertore.

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