[storie piccole] Romeo e Clara ai tempi della guerra

La vicenda, per certi versi simile a quella degli amanti shakesperiani, ha come palcoscenico la cittadina ferrarese di Bondeno nella primavera del 1945
[Giulia Gallerani]

Tragico l’amore tra Romeo e Giulietta, osteggiato dalle rispettive famiglie, che solo nell’abbraccio della morte vedrà il congiungimento dei due innamorati; sarà invece all’insegna del lieto fine la vicenda, per certi versi simile a quella degli amanti shakesperiani, che ha come palcoscenico la cittadina ferrarese di Bondeno nella primavera del 1945.

Un riferimento storico necessario per una piena comprensione del racconto orale di seguito trascritto: il 22 gennaio 1944 le truppe alleate sbarcarono ad Anzio, nel sud del Lazio. Sembrava imminente la liberazione dell’intera penisola, ma seguirono altri 14 mesi di cruenti scontri in cui le truppe tedesche difesero accanitamente ogni singolo centimetro di terreno.

 

“Bisnonna Clara, come hai conosciuto il bisnonno Romeo?”

Oh!…  è passato tanto di quel tempo. E già, proprio tanto tempo; e sai, i ricordi sbiadiscono, perdono un po’ di nitidezza…  Allora c’era la guerra … Vedevo tuo bisnonno ogni mattina mentre andavo a lavorare nei campi, qui vicino a Bondeno. Mi sorrideva, passando, ma ero troppo timida per poter scambiare un saluto. Lui  un giorno iniziò a parlare e fu così che pian piano mi ritrovai ad aspettare la mattina seguente per poterlo rivedere. Mi piaceva tanto la sua sicurezza, e stargli vicino ne trasmetteva un po’ anche a me.

Prima della guerra Romeo abitava ad Anzio, nel Lazio, dove aveva una ragazza. La vita scorreva ancora normalmente, sino a che la guerra non entrò nella vita di tutti noi. I tedeschi arrivarono ad Anzio.

Romeo, come tutti gli uomini abili, fu preso dai tedeschi e messo sul primo treno per andare a lavorare nei campi di concentramento. Non ricordo come ci riuscì, ma prima del confine scappò dal treno travestendosi da soldato tedesco. Era alto, biondo, occhi azzurri; ciò lo aiutò a camuffarsi e a passare inosservato. Intraprese a piedi il viaggio di ritorno verso casa sua ad Anzio. Tornando a casa, memore di parenti che ancora abitavano nel bondenese  si fermò da essi, proseguire il viaggio era pericoloso, e in quel periodo ad Anzio era in atto lo sbarco alleato, che avrebbe probabilmente riportato la libertà.

I giorni erano lunghi e la vita da latitante noiosa e difficile, iniziò a lavorare anche lui i campi in attesa che la guerra finisse per poi tornare dalla famiglia e dalla sua donna amata. Fu così che mattina dopo mattina, condividendo percorso e parole e fatica nei campi, non solo germogliò la semina, ma anche il nostro amore che mise radici e frutti. Ma come ogni storia d’amore che si rispetti, anche la nostra, fu osteggiata. Mia madre non voleva assolutamente lo vedessi;  era un ragazzo “di laggiù” oltre che un “cittadino”!

Nonostante mi madre mi picchiasse e cercasse in tutti i modi di osteggiarmi, io non perdevo occasione di sgattaiolare di casa e correre da lui. Ricordo la sua dolcezza, nei miei riguardi e con tutti, e l’emozione che ci univa.

Un giorno la guerra finì. Disse: “Devo tornare a casa e cercare la mia famiglia.” Ammutolii pensando al significato che avrebbero potuto avere quelle parole, e al nostro frutto che già mi cresceva in grembo.

Partì un mattino in bicicletta, insieme al fratello Gelmo da poco ritrovato sano e salvo. Tornato ad Anzio in cerca degli altri fratelli e dei genitori, della ragazza che aveva lasciato, raccontò loro di una fuga, di una nuova vita e di Clara che aveva conosciuto nei campi e dell’amore e del figlio che sarebbe nato insieme alla nuova pace. Passò tanto tempo e le mattine silenziose verso il lavoro e la nuova semina mi sembravano insopportabili, senza le sue parole, i suoi sorrisi.

Tornò una mattina in bicicletta da dove era andato via, quando il raccolto era ormai prossimo e il mio “pancione” raccontava a tutti di quel nostro amore, che sarebbe durato per sempre.

[a cura di Emiliano Rinaldi]

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1 Comment

  • Quasi come Romeo e Giulietta: bella storia romantica, chissà quante altre “piccole storie” potrebbero essere raccontate e quante sono state perdute per sempre perchè non si è pensato di trascrivere i ricordi degli anziani

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