[Storie piccole] Se gli argini parlassero

[di Arianna R.]

L’immagine del Polesine come terra degli sconfitti, privo di attrattive e risorse, è un retaggio legato alla rotta del Po del 1951 che ancora oggi è profondamente radicato, difficile da scrollare nonostante siano trascorsi oltre 60 anni. Gli argini del grande fiume sono stati testimoni di innumerevoli battaglie: contro la Natura, che con le periodiche piene tenta di riconquistare la pianura alle acque, e quelle stupide legate all’orgoglio e all’avidità umana. Dalle feroci scorribande di Attila alle frequenti battaglie tra il ducato Estense e la Repubblica di Venezia, fino alla tragedia consumata negli ultimi giorni della seconda guerra mondiale, quando centinaia di soldati tedeschi trovarono la morte tentando di attraversarlo a nuoto, episodio drammatico ancora vivo nella memoria degli anziani dei piccoli paesi adagiati sulle sponde del Po, e che ha finito col diventare l’alibi per giustificare la scomparsa dello storione, il pregiatissimo pesce che alimentava l’economia dei centri urbani gravitanti attorno al fiume. In realtà la scomparsa dello storione è più prosaica, provocata dall’inquinamento del fiume negli anni del boom economico, e oggi il trono del mitico “capoccia grossa” è stato usurpato dal pesce siluro, il cui inserimento nell’habitat fluviale ne ha ulteriormente devastato l’equilibrio ecologico. Ultima considerazione riguarda la leggenda del tunnel sotto al fiume, mito comune a tutti gli abitati fluviali che si trova, rimanendo sul Po, a Gaiba, Ficarolo, Ostiglia e Revere.

 

Il Polesine è un territorio così piatto e monotono che gli argini del Po sono come montagne per chi vive su queste terre. Se gli argini parlassero avrebbero tante storie da raccontare.

Mio nonno una volta mi raccontò che in tempo di guerra, mentre andava a Guarda Veneta assieme ad altri contadini a portare fascine di legna, si trovò in mezzo a un mitragliamento di aerei americani, che forse dall’alto li avevano scambiati per soldati tedeschi. Erano anni difficili, ma si cercava di tirare avanti. Il peggio fu nella primavera del 1945, negli ultimi giorni di guerra migliaia e migliaia di soldati erano accalcati sulla riva ferrarese e modenese del Po e cercavano in tutti i modi di attraversarlo, mentre i cannoni americani sparavano di continuo su di loro e gli aerei buttavano bombe su tutte le barche che vedevano nel fiume, così tantissimi soldati erano annegati nei gorghi cercando di andare a nuoto sulla sponda veneta.

Ricordo che il nonno diceva che il Po era diventato un fiume di morti e che da allora sparì lo storione, un pesce pregiato che però ha bisogno di acqua pulita per vivere. Tutte le volte che mi raccontava questa storia mi diceva che i tedeschi non erano stati tanto furbi perché potevano usare il tunnel che passa sotto il fiume, poi mi faceva l’occhiolino e diceva che un giorno mi avrebbe portata a Gaiba e l’avremmo attraversato. Mio nonno non c’è più, e pur sapendo che il tunnel non esiste quest’anno andrò a Gaiba e lascerò un fiore sull’argine, così sarà come se lui fosse con me ancora una volta.

[a cura di Emiliano Rinaldi]

More from pepito sbarzeguti

La barca rossa

Julio Monteiro Martins, scrittore e docente brasiliano da anni residente in Italia,...
Read More

4 Comments

  • Grazie per aver pubblicato la mia piccola storia, e grazie per la bella introduzione!!!!

  • Questa storia è graziosa e la commento per un semplice motivo: mi ha incuriosito l’accenno al passaggio sotto al Po, lunedi avevo fatto un pò di ricerche sui cataloghi online delle biblioteche e ieri, dato che io sono in mutua, la mia ragazza è passata a ritirare alcuni libri sull’argomento. Mi avete spalancato un mondo di tradizioni orali che non conoscevo

  • Sui camminamenti sotto al Po, argomento a margine di cui mi sono documentato per un pezzo della rubrica “Draghi nella fumana” dedicato alle leggende e tradizioni orali della bassa padana dedicate all’acqua, non pubblicato, ti indico tre titoli:

    1. Eroine, streghe, anguane: leggende d’acqua e di metamorfosi dal Po alla Neretva, di Roberto Lisi e Roberto Roda (2000)
    2. Memorie e documenti di Revere, paese padano, di Dino Magri (1995)
    3. La serie di volumetti “spazi ritrovati del Po”, collana pubblicata nel 1996

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *