Che la pace sia con voi

È difficile immaginare una conclusione peggiore per la protesta portata avanti dai sostenitori dell’ex presidente egiziano Muhammad Morsi contro il colpo di stato militare – ma supportato da larga parte della popolazione civile – effettuato sei settimane or sono per evitare una modifica in senso islamista della costituzione del paese.

Alle 07.00 di mattina del 14 agosto, le forze dell’ordine egiziane sono entrate in azione per disperdere due grossi assembramenti nelle piazze del Cairo. Uno, nell’area universitaria, è stato velocemente neutralizzato. L’altro, nei pressi della moschea di Rabaa al-Adawiya, nel distretto di Nasr City, si è trasformato nel giro di poche ore in una violenta guerriglia.

Gravi scontri si sono registrati anche in altre parti della città, dove folle pro-Morsi si sono scagliate contro uffici pubblici, stazioni militari, chiese e palazzi di proprietari cristiani.

A mezzogiorno i report ufficiali confermavano 50 vittime, anche se già era evidente che la macabra contabilità di guerra sarebbe risultata assai più alta, entro fine giornata. Alle 23.00 del 14 agosto le morti confermate dalla polizia erano 300. I Fratelli Musulmani (partito di Morsi) rivendicano 2.000 morti di attivisti a loro riconducibili; alcuni siti islamisti arabi alzano il tiro, parlando di 5.000 caduti, di cui solo 5 militari.

Qualunque sia il dato che più si avvicina alla realtà, ognuna di queste cifre include le morti di Mick Deane, 61 anni, operatore di SkyNews 24 Uk, e Habiba Ahmed Abd Elaziz, 26 anni, giornalista della testata araba Xpress.

Testimonianze dirette e riprese video già rintracciabili in rete, confermano l’utilizzo di artiglieria pesante anche da parte dei sostenitori di Morsi.

L’intervento militare governativo non era inaspettato. Per giorni, l’attuale presidente in carica Hazem el-Beblawi aveva chiesto ai manifestanti di lasciare le piazze autonomamente, per evitare il ricorso alla forza.

I tentativi di mediazione tra il governo in carica e i Fratelli Musulmani sono falliti. I media egiziani e arabi si sono schierati, polarizzando lo scontro e facendo montare il malcontento tra entrambi gli schieramenti. Tuttora è evidente una netta distanza nella narrazione giornalistica di Al Arabiya – filogovernativa – e Al Jazeera, che sposa le ragioni della protesta.

La polizia egiziana, dall’inizio delle manifestazioni, si è macchiata di innumerevoli atti criminali. Il Cairo non è stato l’unico centro di protesta e reazione armata. Alessandria, Suez e perfino l’area del Sinai sono state teatro di violenze e di uccisioni manu militari, nell’ultimo mese.

Il record rosso sangue dell’esercito egiziano ha spinto il vicepresidente in carica, El Baradei (Premio Nobel per la Pace nel 2005) a dimettersi.

Col proseguire delle proteste sembra sempre più imminente l’instaurazione della legge marziale da parte del governo.

L’Europa e gli Stati Uniti hanno fortemente condannato la reazione delle forze dell’ordine egiziane.

A ogni buon conto, per ogni fan del laicismo progressista in Egitto – e nel Nordafrica in generale – la situazione attuale è il più classico dei lose-lose. Se una risicata maggioranza della popolazione civile pareva sostenere l’attuale governo nella sua battaglia anti-islamista, dopo gli scontri del 14 agosto la situazione potrebbe essere notevolmente cambiata.

I laici egiziani si ritrovano in un paese in cui, nel caso si rispettassero le basilari norme di vita democratica e si rivotasse, i Fratelli Musulmani tornerebbero plausibilmente a vincere, ancora più determinati nella volontà di imporre cambiamenti costituzionali di tipo coranico; diversamente, volendo evitare questo rischio, sarebbe necessario schierarsi con un regime militare sanguinario.

Qualsiasi sarà l’epilogo di questa guerra civile, la situazione egiziana andrà a incidere notevolmente sulla geopolitica araba e mondiale del prossimo futuro. A iniziare dai conflitti israeliano-palestinese e siriano, per arrivare alle evoluzioni politiche tunisine, turche e iraniane.

As-salam aleykum.

 

(Ndr: Le ultime cifre ufficiali di fonte governativa – Ministero della Sanità – parlano di 700 morti).

More from donato gagliardi

La fine in 10 mosse. Ancora.

Premessa Nei primi dieci giorni del novembre 2011 – sempre in meno...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *