[Face to Face] Museek

C'è qualcuno che spinto dalla testardaggine e l'amore per il proprio lavoro è riuscito, nel suo piccolo, a creare un capolavoro.

È triste dirlo, ma fare imprenditoria e realizzare i propri sogni al giorno d’oggi è diventato pura utopia. C’è qualcuno che spinto dalla testardaggine e l’amore per il proprio lavoro è riuscito, nel suo piccolo, a creare un capolavoro. Stiamo parlando di Museek, label net e fisica che da qualche mese si è affacciata nel panorama discografico italiota e estero con una proposta accattivante e di assoluto rilievo. Ispirata dalle gloriose Ninja Tune e Mo’Wax, Museek ha nel suo roster l’inglese Comakid e gli italianissimi Dj Cecc, DOB E NOV∆R. Per cercare di capire meglio e di conoscere più particolari su Museek, noi di Mumble: abbiamo intercettato Alberto Bello, aka J. Paguro, uno dei suoi fondatori.

Raccontaci come è nata l’idea dietro Museek. Da quanto pensavate di mettere su una label?

Dal punto di vista musicale avevo molta voglia di dare sfogo alla passione per la musica elettronica svincolandomi, dopo anni, dal dancefloor, considerato che il mio primo approccio a questi suoni è avvenuto fuori dalla pista, tanti anni fa, ed è stato guidato da progetti come Coldcut, Nightmares on Wax, Dj Shadow, solo per citare i più longevi. Dal punto di vista pratico invece, avevo visto il mondo del “label-managing” sempre e solo solo in maniera defilata, ho partecipato e partecipo tuttora a Pizzico Records come grafico e producer, ma mi incuriosiva molto sapere come funzionassero le cose in maniera più completa e provare a mettermi in gioco. Dall’idea alla sua concreta realizzazione è passato veramente poco: ho avuto la fortuna di conoscere di persona Francesco (Comakid) in uno dei suoi “comeback from london” a fine 2012, e da lì la nostra corrispondenza si è intensificata. Il suo entusiasmo e la sua bravura sono stati l’innesco, insieme alla disponibilità dell’amico dj Cecc e di Dario, che si occupa dei master.

Mi piace pensare che le nuove generazioni di label abbiano un così stretto rapporto con quella filosofia DIY portata avanti con coraggio da gente come Fugazi e Minor Threat. Quanto c’è di quella filosofia in Museek?

(Vaccaboia i Minor Threat!… ) Ho sempre creduto nel “far da me”, sia come grafico che come musicista. Credo sia l’unica via per non disperdere l’enorme quantitativo di energie in gioco. Da quando ho iniziato ho ricevuto materiale di ottima qualità e sempre supportato da entusiasmo e determinazione. La filosofia DIY nella musica e in tutto ciò che la riguarda (dalla gestione della comunicazione, alla scelta dei canali di vendita, alla promozione) è estremamente adatta allo stato attuale delle cose, ed è importante per un’etichetta coinvolgere artisti e partner che condividano questa modalità d’azione.

La scena italiana della musica elettronica ha goduto spesso di più attenzione all’estero che all’interno dei nostri confini. Penso a gente come Wang Inc. (Bartolomeo Sailer ora conosciuto come Walking Mountains) che ha girato per tutto il mondo con gente come Mouse on Mars e Autechre e in Italia non è stato praticamente considerato. Da addetto ai lavori e da musicista, com’è la situazione ora nel nostro paese?

Il disco di WM lo trovai in una galleria a Bologna (lo Spazio Elastico) ed è davvero un ottimo lavoro, sarebbe molto bello avere un suo contributo in futuro per Museek!

Per una bella fotografia della scena attuale ti rimando a un paio di compilation: la prima pubblicata su rockit da Luca Fontaneto di SafeSexx, dal titolo Right Now.

La seconda è Mixology volume 1, che ha già un sequel e che trovi sul sito di Andrea “Mixology” Mi.

Cosa pensi della scena italiana?
Credo che l’Italia sia la nazione più passionaria e “pasionaria” in cui si possa fare musica. Non c’è genere che non abbia i suoi baluardi e che non possa vantare pietre miliari nate nel nostro paese (ricampionati poi da qualche francese con un senso del business più spiccato del nostro).

Onestamente noi italiani abbiamo troppa passione per la lamentela facile. Shlohmo ha esordito su Error-Broadcast, etichetta al 50% italiana; un altro bolognese, Godblesscomputer, se n’è uscito con un remix per Meg a dir poco stupendo; Torino ospita ogni autunno uno dei festival più importanti a livello internazionale come il Club to Club, e potrei citarti ancora il Flussi di Avellino, il Robot a Bologna, ecc… Ecco una volta noi italiani eravamo famosi per la nostra “bella vita” e per essere più capaci degli altri nel cogliere l’entuasiamo del vivere bene. Ecco credo che la situazione politica e sociale abbia decisamente tarpato le ali di questo entusiasmo, e di conseguenza sia più facile leggere di festival che non ci saranno più, di concerti annullati, di disdicevoli dissing e di tante altre storie che non apportano nessun tipo di beneficio alla musica e alla cultura nel nostro paese.

I cinque dischi che avresti voluto su Museek e quelli che vorresti pubblicare.

Evvabbeh, domanda bastardissima!

Avrei voluto provare l’esperienza di produrre vera psichedelia, come quella di Deluxe degli Harmonia, tanto per esagerare fin dall’inizio. Poi Smokers Delight di Nightmares on Wax o Let us Play di Coldcut. Produrre La funk Mob, Tribulations Extra Sensorielles, e vedere Cinematic Orchestra in studio a mettere insieme Everyday. Sì, mi accontenterei così!

Tornando coi piedi per terra, per Museek c’è un beat tape in cantiere, un paio di Ep da Nov∆r e Everlasting Joy, il secondo lavoro di Comakid, con un paio di remix importanti tra cui quello di Antitune che è da vera vecchia scuola. Il prossimo autunno insomma sarà entusiasmante, anche perché finalmente Museek diventerà “fisica” e le cose si faranno davvero serie.

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