[Nuvole di celluloide] Il fumetto e l’arte della manutenzione preventiva

Ci fu un periodo in cui il fumetto venne additato come mezzo di diffusione di immoralità e delinquenza giovanile
[con la supervisione di Roberto Roda]

Ci fu un periodo in cui il fumetto venne additato come mezzo di diffusione di immoralità e delinquenza giovanile: nel 1951 l’Apostolato della Buona Stampa pubblicò il cosiddetto “Indicatore della stampa per ragazzi”, che metteva all’indice fumetti quali Il Piccolo Sceriffo e Tex. Nello stesso anno, i deputati democristiani Federici e Migliori presentarono alla Camera un progetto di legge sul controllo preventivo dei periodici a fumetti, e provvedimenti simili vennero proposti al Parlamento nel 1955 e ancora nel 1958. (1)

Fu così che, dall’estate del 1962 al giugno del 1967, sulle copertine di numerose testate fece bella mostra il marchio “GARANZIA MORALE”, espressione della commissione di autocensura istituita dagli editori al fine di evitare preventivi controlli governativi.

Non era certo migliore il clima negli Stati Uniti, dove nel 1954 venne creata la Comics Code Authority (CCA), che vietava raffigurazioni di violenza e sessualità, con tutti gli annessi e connessi quali pin-up svestite, mostri e sangue, relegando così il fumetto a linguaggio per bambini.

Linguaggio e non genere, non si tratta di un errore. Le nuvole parlanti possiedono ben precisi codici narrativi, tanto che già negli anni ’40 Lancelot Hogben sosteneva come il fumetto fosse un valido mezzo da affiancare ai tradizionali metodi d’insegnamento, utile a risvegliare l’attenzione e la curiosità degli alunni su argomenti storici e di geografia politica.

Pure Will Eisner, creatore di The Spirit, credeva fermamente nelle sue potenzialità didattiche, che mise in pratica nel 1942 quando, arruolato nell’esercito statunitense, ebbe il compito di realizzare fumetti educational per la rivista “Army Motors”, dedicati alla cosiddetta “manutenzione preventiva” delle attrezzature. Questa idea, ripresa allo scoppio della guerra di Corea, portò alla realizzazione di una vera e propria rivista a fumetti: “PS Magazine”.

Analogo spirito didattico animò, a partire dal 1943, una serie di manuali realizzati dal Terzo Reich. Riccamente illustrati con vignette umoristiche e provocanti ragazze svestite, avevano l’intento di fornire informazioni di semplice memorizzazione, fondamentali alla sopravvivenza sul campo di battaglia: “Die Pantherfibel” e “Die Tigerfibel”, destinati ai carristi, e “Des Jäger Schiessfibel”, studiato dalla Luftwaffe per i piloti di caccia. Infine vale la pena citare negli anni ’50 il progetto S.U.R.E. (Starfighter Utilization Reliability Effort), libretto di suggerimenti per piloti del caccia F-104.

[fine prima parte]

(1) Furono anni difficili per i comics, considerati diseducativi e propositivi di stili di vita basati su violenza e sessualità libertina, come sostenuto da Palmiro Togliatti e Nilde Iotti, autrice del duro articolo “La questione di fumetti” (1951). Voci a difesa si alzarono da Giovanni Guareschi e Gianni Rodari.

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