Banda Rulli Frulli | Il suono del branco

Da ieri sera, nella mia classifica personale delle cose più belle del mondo, ci sono anche loro, la banda Rulli Frulli.

Fino a ieri sera, nella mia classifica personale delle cose più belle del mondo, al primo posto c’erano le lenzuola di flanella, seguite a ruota dalla maionese, dai festoni coi triangoli e dalle luci di Natale.

Da ieri sera, nella mia classifica personale delle cose più belle del mondo, mi sa che ci sono anche loro, la banda Rulli Frulli.

Che a descriverla con una frase si fa fatica, ma si potrebbe definire un mucchio colorato di persone di tutte le età che sbattono (cioccano, per i miei conterranei) contro qualsiasi oggetto capace di fare rumore. E a volte cantano, o suonano strumenti ‘veri’. Un mucchio organizzatissimo e compatto, o meglio, come loro amano definirsi: un branco.

Con i più grandi intorno e i più piccini in mezzo, non si sa mai che uno di loro perda la strada, o il tempo. Con i colapasta in testa e e magliette arcobaleno, con i coperchi in mano e la faccia seria seria a guardare Federico, il capobranco. E le sue belle braccia che fanno il miracolo ogni volta, facendo vibrare l’aria, la terra e le pance.

A guardare ognuno di loro potresti incantarti per ore, ma poi scopri l’espressione sulla faccia del suo vicino e non vuoi perdertene neanche un secondo: è difficile concentrarsi, o forse basta ascoltare. Accorgersi che ti ballano le ginocchia e ti piangono gli occhi, anche se ti ride la faccia.

Ammirare e un po’ invidiare quei genitori fortunati che li portano in giro a ogni tappa, in un viaggio che li ha fatti arrivare un po’ dappertutto in Austria, a Milano, sotto gli alberi dei Barchessoni di San Martino Spino, a tre chilometri di strada ghiaiata dalla vita.

C’era una fila di luci di Natale bianche ieri sera, e del nastro di musicassetta che scendeva dai rami, nel momento in cui anche noi abbiamo battuto le mani, unendoci a branco.

Ed è così che questa mattina, indossando con orgoglio un’improbabile t-shirt rosa, ho ripensato alla Paola e alla sua voce bella come lei, alla chitarra con le corde al contrario, ai tubi arancioni, al retrovisore del suonatore di padelle in fondo in fondo, ai grandi che sembravano bambini, confusi in mezzo al branco. E ancora mi rideva la faccia.

 

[Videofrulli]

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