Ciclisti col cucchiaino che chiedono gli spiccioli in stazione dei treni

Chris Horner a quarantadue anni vince la Vuelta. Io a ventotto anni mi sveglio ogni mattina con un mal di schiena che vorrei essere ucciso.

Chris Horner a quarantadue anni vince la Vuelta.

Io a ventotto anni mi sveglio ogni mattina con un mal di schiena che vorrei essere ucciso.

Chris Horner a quarantadue anni vince la Vuelta, poi scappa dai controlli antidoping della Wada.

No, sono in malafede, in realtà non è scappato. Il suo team ha da poco pubblicato una mail che il ciclista aveva mandato alla Wada, in cui comunicava il nome dell’hotel in cui risiedeva.

È la Wada che si è sbagliata.

E poi c’era la marmotta che confezionava la cioccolata.

No, in realtà la Wada il controllo non lo voleva nemmeno fare, sono le agenzie di stampa che hanno messo in giro una notizia fasulla. Ma rimane comunque il mistero di un ciclista mediocre di quarantadue anni che vince la Vuelta.

Fisicamente tra me e Horner c’è un abisso, come anche fra me e il portiere della vostra squadra di calcio a sette di terza categoria.

Ma di questi tempi ci sentiamo tutti un po’ ciclisti, chi perché ha la ciclo e va sempre in centro in ciclo, chi perché si droga come se non ci fosse un domani.

Lo so, lo so. Parto prevenuto quando si parla di ciclisti. In fondo non so nulla di Horner, magari è onesto.

Ma come biasimarmi? Vengo dalla terra di Riccò, io.

Il “Cobra” é arrivato secondo nel giro d’Italia del 2008, poi è stato squalificato per “non negatività” all’epo al Tour De France successivo. Non ha fatto in tempo a tornare a correre che ha preso a farsi autotrasfusioni di sangue marcio nelle vene fino a ottenere un collasso renale e raggiungere l’obiettivo che si era posto all’inizio della carriera: essere radiato dall’albo dei professionisti.

Un applauso per Riccò.

Credo che nemmeno chi segue il ciclismo (esiste qualcuno?) sapesse nulla di Horner fino all’altro ieri. Il risultato più stratosferico che aveva raggiunto negli ultimi vent’anni è stato il novantatreesimo posto alle Olimpiadi di Londra. Chi avrebbe potuto aspettarsi che avrebbe poi vinto la Vuelta? Probabilmente il suo farmacista.

Vedete? Non riesco a smettere, maledetti ciclisti dopati che rovinate il buon nome dei ciclisti non dopati. Fatto sta che sono aperto a ogni evoluzione della storia.

Voglio essere smentito e che sia smentito anche il Dott. Donati, consulente della Wada ed ex-tecnico della nazionale italiana di atletica leggera.

Non fa tanti giri di parole il dottore; dice semplicemente che non può essere, a quarantadue anni è troppo poco il testosterone e non si può vincere la Vuelta.

– Allora se è trovato negativo ai test sia te che il dottore andrete in giro nudi con un cappello da asini?

– Se fosse, ignorante. Se fosse trovato negativo non vorrebbe dire nulla, ci sono decine di modi per eludere il test anti-doping.

– Che intendi?

– Semplice. Combinando determinati amminoacidi si riesce a influenzare la produzione interna dell’ormone della crescita. Oppure si possono assumere delle sostanze che stimolano l’organismo a produrre una maggiore quantità di testosterone. Metodi che funzionano. Insomma, tutto questo è per dire che ci sono tanti di quei modi per fare doping che è quasi impossibile avere la certezza assoluta che non ci sia dolo in una prestazione fuori dall’ordinario.

– Quindi?

– Quindi deve venire Jaweh in persona a dirmi che Horner è onesto, se no non ci credo. E pensa che  nemmeno credo che Jaweh esista.

 

Vai Jaweh, smentiscimi.

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