Guida alle elezioni tedesche

Non fosse per gli obbligatori poster politici, girando per la Germania non vi accorgereste che i tedeschi andranno presto alle urne per votare un nuovo governo federale
[Alina Schröder*]

Non fosse per gli obbligatori poster politici, girando per la Germania non vi accorgereste che i tedeschi andranno presto alle urne per votare un nuovo governo federale, il 22 settembre. Niente dibattiti pubblici (se non quelli sui media canonici che, senza sosta, cercano di ravvivare la campagna, nonostante sappiano perfettamente che nessuno è interessato), niente liti tra famigliari, nessun candidato che attacchi o maledica il proprio avversario, o che almeno finga di farlo. I temi di dibattito sarebbero importanti, forse troppo importanti per parlarne davvero: Europa, mondo arabo, NSA, per quanto riguarda gli affari esteri. Affitti, energia, politiche per la famiglia e i pensionati, per quanto riguarda i temi di politica interna.

Angela Merkel: L’Opportunista Perfetta

Angela Merkel vincerà queste elezioni, qualsiasi cosa accada. I tedeschi l’apprezzano. E chi se ne meraviglia? È la miglior opportunista che si possa immaginare – almeno nel relazionarsi agli elettori. Qualsiasi cosa essi vogliano, l’opinione della Cancelliera si è già sintonizzata con la loro. Su quasi ogni tema politico messo in campo, Merkel attende prima che si formi un pensiero di maggioranza, e dopo salta sul carro, fingendo di pensarla ugualmente, come si è visto nei dibattiti sull’energia atomica, i salari minimi, le forze armate.

La Politica del Di-Tutto-Un-Po’

Nel frattempo, gli altri partiti sembrano semplicemente fermi al palo, a guardare Merkel che saccheggia i loro programmi. I Verdi si battono per l’abolizione dell’energia atomica e delle forze armate dalla loro nascita, negli anni ’80. I Socialdemocratici da tempo richiedono il salario minimo. I Socialisti vogliono la parificazione dei diritti per i matrimoni omosessuali. Alla fine, Merkel ha infilato tutti questi temi nella sua agenda – per il bene della gente. Ma gli ideatori di queste battaglie hanno fallito nel recuperarle terreno. La ovvia conseguenza è che il partito conservatore ha perso la faccia. Quasi nessun tratto distintivo del partito del patriarca Cancelliere Kohl (1982 – 1998) è sopravvissuto alla cura Merkel. Le politiche per la famiglia sono rimaste l’unico vero dominio della destra – anche contro i voleri popolari: la tassa a favore delle casalinghe, ad esempio, che garantisce un indennizzo alle donne disoccupate che rimangono a casa a crescere figli. Questo, in particolare, è stato il contentino di Merkel all’ala più conservatrice del suo partito, nonostante lei stessa non condivida il concetto alla base dell’ imposta.

Nessuna Visione Per L’ Europa

Potete definirla come una brava Cancelliera democratica o come un politico senza visione né l’ombra di una proposta forte. Cercate un discorso visionario di Merkel: resterete a bocca asciutta, sia per quanto riguarda la Germania che per quanto riguarda l’Europa. La sua reputazione è quella di donna calcolatrice e severa. Dai cablati dei diplomatici statunitensi emersi ultimamente, si è scoperto che lo staff dell’ambasciata americana si riferiva a lei come Angela Teflon Merkel – o come la Cancelliera Teflon – perché tutte le critiche le scivolano addosso. E perché nessuno la conosce davvero. Se gli italiani sanno fin troppo del loro ex premier, i tedeschi sanno troppo poco sul loro capo di governo. E finché non conosci bene qualcuno, non ci sarà nulla che ti potrà dare fastidio.

Peer Steinbrück – Troppo Freddo Per Le Donne

Il candidato del partito socialdemocratico, Peer Steinbrück è più o meno l’opposto. Non è esattamente il miglior rappresentante dell’ala sinistra dell’SPD. Dal 2005 al 2009, ha ricoperto l’incarico di Ministro Federale delle Finanze per il gabinetto di Angela Merkel. È stato il suo braccio destro durante la crisi finanziaria e insieme hanno guidato il paese fuori da quel difficile periodo. Godono entrambi del massimo reciproco rispetto. Ora hanno deciso di essere avversari. Ma nessun tedesco se la beve, nemmeno loro. Che sorpresa. Politicamente non potrebbero essere più simili: Merkel occupa l’ala sinistra del partito conservatore, mentre Steinbrück è spesso accusato di non essere sufficientemente di sinistra da molti membri del partito socialdemocratico. Differenziarsi è molto difficile, se stai nel bel mezzo delle correnti politiche. E soprattutto, Steinbrück sembra cadere sistematicamente in ogni possibile figuraccia: dal farsi pagare milioni per consulenze o discorsi accademici, al richiedere remunerazioni più alte per l’incarico di Cancelliere, e impersonando la parte del politico diretto e sarcastico che dice cose che – sebbene vere – gli elettori non vogliono sentirsi dire. Sotto i governi Merkel, gli elettori si sono disabituati a questo modo di porsi. Di conseguenza, nei sondaggi sulla popolarità, Steinbrück riesce a rimanere estremamente indietro, rispetto a una Merkel anonima e di scarsa personalità.

I Verdi – Piazzati Ma Senza Chance

Molto probabilmente, i piccoli partiti non avranno impatti significativi, in queste elezioni. Anche se ormai incredibilmente radicati nella politica tedesca, i Verdi non faranno parte del governo, soprattutto a causa di un debole partito socialdemocratico, che necessiterebbero come alleato. Almeno sono stati gli unici a mettere in campo il solo argomento di cui la Germania stia ampiamente discutendo: verrà stabilito un giorno della settimana a menù esclusivamente vegetariano, nelle mense tedesche? Un giorno senza carne, o comunque meno carne? I Verdi lo richiedevano. I tedeschi si sono sentiti ignorati, da questa proposta: va bene fare i bravi, ma fino a quando ce la sentiamo.

I Liberali – Performance Deludente

Negli ultimi anni, nella coalizione tra Conservatori e Liberali, questi ultimi sono stati – involontariamente eppur costantemente – protagonisti di programmi di satira politica, piuttosto che forieri di programmi politici sostenibili e di alto profilo: ministri deboli, tormenti interni e un liso manifesto politico basato sul “quando ognuno si prende cura di se stesso, tutti sono al sicuro”. In più, le loro proposte sono supine ai poteri economici come mai prima d’ora, nonostante il malcontento verso questo tipo di politiche sia aumentato. Con questo atteggiamento, non si può più sperare di aver successo, in Germania.

Nessuna Politica Per I Grandi Temi

I due partiti rimanenti – i Socialisti e i Pirati – non sono nemmeno seriamente presi in considerazione. I Pirati per il semplice fatto che nemmeno loro sanno per cosa stanno lottando, i Socialisti perché le loro battaglie stanno costantemente perdendo di significato. Entrambi cercano disperatamente di intervenire sui grandi media e di guadagnare attenzione. Ma da qualche tempo, sono in crisi anche perché nessuno li crede capaci di risolvere i grandi temi di politica estera mondiale ed europea.

Una Grande Coalizione Per I Grandi Temi?!

Bisogna ammetterlo: gli opinion poll e i sondaggi fatti per le ultime elezioni federali non valevano la carta su cui erano stampati. Gran parte degli aventi diritto decide per chi votare all’ ultimo minuto. O vota strategicamente, per esempio quando vuole evitare grandi coalizioni tra Conservatori e Socialdemocratici, dando quindi la propria preferenza a qualche piccolo partito. In uno scenario simile, i Liberali – nonostante i loro piccoli, costanti drammi – potrebbero ancora riuscire a sedere in Parlamento (la legge elettorale tedesca richiede il superamento della soglia minima del 5% – un retaggio delle buie esperienze della Repubblica di Weimer degli anni ’20 del secolo scorso). Considerato questo e un potenziale piccolo exploit dei Conservatori nelle ultime settimane, i due partiti potrebbero essere in grado di proseguire la loro joint venture al governo. Per quanto insoddisfacente ciò possa essere per una democrazia, quest’ultima potrebbe essere la soluzione migliore per il prossimo periodo. Grandi questioni dovranno essere affrontate: la crisi Europea continua, una risoluzione – così come sperata dall’Europa – dei disordini nel mondo arabo è in forte dubbio e la strategia nei confronti dell’amico di sempre, gli Stati Uniti, è un tema sensibile e rischioso. Forse questi temi perdono di peso, quando una coalizione formata dai due più grandi partiti si ritrova ad affrontarli.

*Traduzione: Donato Gagliardi

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