Ricostruzione a Finale Emilia: la parola ai cittadini

Lo scopo di un percorso partecipativo è la condivisione di idee. Visioni concrete e tangibili. Si deve mirare alla concretezza, alla necessaria sostenibilità economica, senza farsi appesantire da questa.

Il 17 settembre, al COC di Finale Emilia si è dato il via al Piano della Partecipazione. Si è scelto di procedere parallelamente al Piano della Ricostruzione, non anticipandolo. È una scelta. Come sottolinea Matteo Agnoletto, del Dipartimento di Architettura Unibo e coordinatore del percorso partecipato, si è chiamati a fare delle scelte. Ora terremoto ed economia lo rendono necessario più che mai. Non voglio sottolineare di quanto la libertà sia strettamente correlata alle scelte (ops l’ho appena fatto!), ma è necessario anche essere liberi. Libertà è partecipazione (grazie signor G.).

Liberi sono stati i commenti e le opinioni scaturite ieri dopo la presentazione del progetto. Condivisibili i timori e le considerazioni di alcuni partecipanti sulle scelte del passato prossimo, cispadana in primis e biomasse subito dopo. Questi due casi rendono più forte la scelta del partecipare. Sottolineano le contraddizioni risultanti dai vecchi mezzi dell’urbanistica, se mi è concesso usare la parola urban… vecchi. A Finale, come nella bassa – in Italia? – nel mondo, si intravede la volontà di cambiare gli obsoleti strumenti per incidere sul territorio. Dopo, meglio accanto, la concertazione arriva la partecipazione, il coinvolgere direttamente il cittadino nelle scelte. Ottima cosa.

Non esiste l’ottimo assoluto, nella pratica tutto è perfezionabile a voler spaccare il capello. Ma la partecipazione, mio modesto parere, si avvicina all’ottimo. Diamogli un bel distinto, va. Un 29, inteso come lo intendeva il mio prof di disegno, il miglior voto possibile, la perfezione mancata per un soffio.

A mio avviso lo scopo di un percorso partecipativo è la condivisione di idee. Visioni concrete e tangibili. Si deve mirare alla concretezza, alla necessaria sostenibilità economica, senza farsi appesantire da questa. Proponiamo idee, opinioni, perplessità. Dibattiamo sui temi fondamentali del vivere un territorio. Io, per la bassa in toto, vorrei un humus culturale e sociale fatto dal rispetto del suolo e della agricoltura, dal paesaggio, dal collettivo, dal condividere spazi, da nuovi modi di concepire le imprese, da nuove economie, dal capitale sociale e di conoscenza, da ricerca.

Ultima osservazione sulla serata di ieri: io, assieme a pochi altri, coi miei 26 anni abbassavo notevolmente la media dell’età dei partecipanti. Ora, voglio bene a tutte le signore e ai signori anziani di Finale, ma se sei un giovane finalese e vuoi condividere opinioni, proposte, critiche e perplessità, partecipa e contribuisci d immaginare analiticamente cose che troppo, e solo, analitiche non sono.

Operativamente, il percorso si articolerà su sei aspetti: (perdonatemi se no riporto con esattezza i titoli definiti da Agnoletto, ma non ho preso bene gli appunti, mea culpa) monumenti e storia, centro storico e paesaggio del fiume, patrimonio pubblico e dei servizi, patrimonio rurale, patrimonio industriale, Massa Finalese (divertente e utile: un campanilismo costruttivo!).

Tre saranno le fasi: ascolto e stesura dei temi da affrontare, articolazione di questi in tavoli di lavoro, esiti e chiusura dei lavori. Per quanto concerne il tempo, grande variabile in questi processi, sarà necessario avere scadenze certe e il più possibile celeri. Si dovrà ascoltare e riuscire a concretizzare il tutto consapevoli che il Piano della Ricostruzione sarà adottato entro il 31 dicembre e che questo è un processo parallelo a tale piano ma che, dove possibile, si potrà affiancare ad esso nella pratica. Per l’organizzazione effettiva sul sito del comune sarà disponibile il modulo d’iscrizione. Per partecipare.

 

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