Disincanto, sei sempre tu

Poche storie, la posizione di Grillo e di Casaleggio intorno al tema dell’immigrazione si sapeva da tempo.

Poche storie, la posizione di Grillo e di Casaleggio intorno al tema dell’immigrazione si sapeva da tempo. I due fondatori del Movimento 5 Stelle sognano un paese dove le persone vanno e vengono a seconda delle esigenze produttive, in una concezione strana della libertà personale, sottomessa ai voleri di uno Stato chiamato a regolarla secondo i dettami del mercato.

Non male per quelli che “il Bilderberg e la Trilaterale e il Signoraggio e il PUDE ci scippano la sovranità popolare”: finché le forze armate del meccanismo capitalistico agiscono criminalizzando i miseri del mondo, residuo ineliminabile dell’avidità del Capitale stesso, è tutto regolare.

Ma ripeto: tutto questo fu già urlato durante lo Tsunami tour dal comico genovese, ne deduciamo che facesse parte a pieno titolo del programma del M5S, e quindi che quello di Grillo & Casaleggio non sia solamente un capriccio da anarco-capitalisti reazionari, ma che abbia una certa giustificazione.

Essi chiedono ai loro parlamentari di attenersi alla linea che era stata tracciata nel modo in cui ne aveva parlato Grillo dal palco e “lo staff” dal blog. Peccato che i due non siano parlamentari, e che fino a prova contraria non possano esercitare vincolo di alcun mandato sui parlamentari del Movimento 5 Stelle; e che nemmeno “la Rete” possa farlo, gli dèi ce ne scampino!

E così, volenti o nolenti, ci leveremo di mezzo una delle rare testimonianze di attività legislativa dei governi Berlusconi, la legge Bossi-Fini. Qualche maligno azzarda che il PdL potrebbe barattarne l’abrogazione in cambio di un’apertura del PD sul tema dell’indulto-amnistia, così da perseguire nella principale attività del fondatore del PdL, scappare dalle condanne e continuare a rubare milioni ai lavoratori.

Nessuno mette in dubbio la verosimiglianza di tale scambio, tanto è salda la posizione dei democratici un po’ su tutti i temi.

Ne citiamo un paio di poco conto: la retromarcia con tanto di coda tra le gambe per aver osato riproporre qualcosina di simile a una tassa per i più abbienti (Imu sulle case di pregio) o la manovrina da realizzarsi perché nonostante le rassicurazioni del governo sforeremo il tetto del deficit al 3% e già immaginiamo chi pagherà quel miliardo e seicento milioni almeno che ci viene ulteriormente richiesto. Per non dimenticarsi di quel renzino (cit. Crozza) letto quattro anni fa dal manager preferito dalla nostra classe politica, che recitava più o meno così: “Fidatevi, investirò venti miliardi di euro in Italia. La chiamerò Fabbrica Italia”. Ah ma se non ci fosse stata la crisi globale …

D’altro canto nel PD il dibattito interno funziona talmente bene che alla mattina i parlamentari acclamano Prodi Presidente della Repubblica all’unanimità e con tanto di standing ovation, e al pomeriggio più di un quarto di loro in aula gli vota contro. Senza che nessuno – tranne Civati – senta il bisogno di affrontare il problema il giorno dopo. Come se in un certo modo se lo aspettassero. Ma che partito è quello i cui dirigenti tirano a campare sperando nel prossimo inciucetto?

Insomma, dal basso della nostra misera condizione economica e lavorativa, vediamo una classe politica i cui principali partiti non hanno la minima idea o intenzione di rappresentare le esigenze dei lavoratori in un percorso che democraticamente faccia salire ai ranghi socialmente più elevati le istanze di chi ha e può meno. Vuoi per i calcoli elettorali di un leader scomodo come Grillo; vuoi per servilismo, come nel caso del centro-destra; vuoi per vigliaccheria e arrivismo, come nel centro-sinistra.

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