[Face to Face] Alberto Caria – Flying Sebadas

Prossimi alla release del nuovo album Volume 0, i sardi Flying Sebadas hanno trovato il tempo per farsi quattro chiacchiere con la grande M:. Con Alberto (Voce e Basso) abbiamo parlato del nuovo disco e dei progetti futuri della band.

Ecco cosa ci siamo detti.

Raccontaci il tuo approccio con la musica. Cosa ascoltavi da ragazzo e come i tuoi gusti si sono evoluti nel corso degli anni.

Ascolto musica da sempre, tantissima, fin da bambino, grazie anche a mio fratello maggiore. Crescendo ho sviluppato il mio gusto personale che si basa su un semplice, elementare assunto: un disco doveva e deve suonarmi maledettamente bene, qualsiasi cosa voglia dire BENE!

Come e soprattutto quando nascono I Flying Sebadas?

Nel 2006. Con Mirco eravamo amici dai tempi della mia fallimentare esperienza universitaria durante la quale mettemmo su una band fotocopia dei Sonic Youth. Sentendo pezzi dei Kinks spacciati per mie composizioni originali mi chiese di lavorare insieme. Io ero un po’ depresso per la fine della mia precedente band, i Cue Liee lui era in piena attività coi June e pensai fosse davvero una bella idea. Come mio solito non riuscii a tenere la cosa per me ed ecco che gli altri Cue Lie Andrea e Luca si unirono a noi. Stefano, anch’egli un ex della band, ha cominciato a suonare con noi dal 2010, dopo il suo ritorno da Londra. Insomma ci siamo rinchiusi in sala per un anno e li è nata la formula Sebadas: tre cantanti, tre songwriters, un batterista e un polistrumentista pazzeschi, capaci di mettere d’accordo tutti sia in sala che sul palco.

Volume 0 arriva a ben quattro anni di distanza dal vostro esordio Volume 1. Cosa è successo in questi quattro anni?

Dopo il primo disco abbiamo avuto una serie di problemi di organico. Luca è partito a Berlino e abbiamo accusato il colpo. Anche Mirco ha fatto un’esperienza all’estero di sei mesi. Ci siamo riuniti per sparuti concerti e l’attività di registrazione si è praticamente fermata. Pensavamo di essere arrivati alla fine ed eravamo piuttosto frustrati. Siamo riusciti a registrare Volume 0 nei ritagli di tempo tra il 2011 e il 2012, un singolo e un demo che saranno il nucleo fondante del terzo disco, che cominceremo a registrare nel 2014. Nel 2013 ci siamo risvegliati: abbiamo fatto un bel po’ di concerti, scritto nuovi pezzi e rigenerato il nostro rapporto con la band e col nostro piccolo ma fedelissimo pubblico.

Molto è cambiato tra i vostri due lavori, soprattutto i suoni, in questo lavoro più curati e pieni. Com’è stato passare dal registrare in uno studio a fare tutto nella vostra saletta?

Beh, al dire il vero li abbiamo registrati entrambi in sala col nostro fido Enrico Rocca. Nel realizzare Vol.0 abbiamo fatto tesoro degli errori e dei difetti riscontrati in Vol.1. La critica che ci è stata mossa più volte si riferiva alla scarsa attinenza tra il disco e i live. Per Vol.0 volevamo che i pezzi suonassero più pieni e corposi. Non che Vol.1 sia un brutto disco, tutt’altro, solo che è un po troppo “clean”, mentre noi ci consideriamo prima di tutto una Rock Band, come testimoniano i nostri live.

Avete deciso di far uscire il disco sulla vostra etichetta discografica, la Impressive Records. Avete fatto da soli l’artwork e vi siete stampati I dischi di tasca vostra. Una filosofia – che apprezzo tantissimo – molto vicina al D.I.Y. di Fugaziana memoria. Come mai avete deciso di fare tutto da soli?

La impressive records è una Boutade. Per il prossimo potrebbe diventare Aggressive o Extensive records! No, davvero: abbiamo tutti un impiego full time, e non abbiamo tempo per attaccarci al computer per mandare mail a centinaia in cerca di un ingaggio. Poche sono le etichette che punterebbero su un gruppo che non può garantire un congruo numero di live e tour tale da giustificare un investimento, seppur minimo. Suoniamo e scriviamo la musica che ci piacerebbe ascoltare a un concerto. Ma questo non succede più così spesso. È una cosa molto triste. Ci vorrebbe una politica di supporto al reddito per gli artisti come succede in alcuni paesi in Europa. Ma la vedo dura: in Italia le priorità di cui la politica dovrebbe preoccuparsi sono ben altre purtroppo.

Essere un gruppo sardo significa molto spesso centellinre I concerti “In Continente” o rinunciare addirittura all’attività di promozione live per i costi logistici ormai proibitivi. Nonostante queste difficoltà, avete in programma un mini tour promozionale?

Dici bene. Uscire dalla Sardegna è veramente difficile anche per i nostri amici Diverting Duo o Lilies on Mars, che sono band composte da due elementi. Per rientrare dei costi una band di cinque persone, pur limitando al minimo indispensabile la strumentazione da portarsi dietro, dovrebbe poter contare su cachet ben superiori a quelli a cui tutti noi siamo abituati. E in Italia non siamo messi nemmeno troppo male se solo penso che in alcuni posti non viene nemmeno preso in considerazione il fatto di pagare le band. Comunque qualcosina la faremo sicuramente!

Cosa pensi della scena italiana?

Personalmente non la seguo tantissimo, a dir la verità. I gruppi che mi piacciono sono difficilmente ascrivibili alla “scena italiana”: i Jennifer Gentle per esempio, e pochi altri. Ho come l’impressione che I gruppi che cantano in inglese in italia vengano in qualche modo emarginati. In molti ci hanno consigliato di cominciare a scrivere in italiano. È un discorso che un po’ mi annoia, ma solo perchè in fondo so che se cantassimo in italiano potremo ampliare il nostro pubblico. Altri gruppi che mi piacciono sono i Chewingum di Senigallia, i Vadoinmessico, e anche gli Ex-Otago, se solo la smettessero di farcire ogni cazzo di pezzo con quei pseudo rap sempre intorno al minuto 2:40.

I cinque dischi che ti hanno cambiato la vita.

In ordine sparso, i primi che mi vengono in mente:

DoolittlePixies

Daydream NationSonic Youth

The Band The Band

Pet SoundsThe Beach Boys

Black SeaXTC

I Flying Sebadas saranno protagonisti del tostissimo Marina Cafè Noir di Cagliari (10-15 dicembre), un festival che nonostante le difficoltà riesce ogni anno a portare il meglio della musica e della letteratura italiana nelle affascinanti e caratteristiche vie della Marina di Cagliari.

Qui il programma.

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