A scuola di antimafia

Stefania Pellegrini è una sociologa del diritto, docente presso l’Università di Bologna e responsabile regionale per la formazione dell’associazione di lotta alla mafia Libera. Promuove l’antimafia sociale con seminari ed eventi fuori e dentro la realtà universitaria. Ha risposto alle domande di Mumble: sui temi dell’educazione e del diritto rispetto al fenomeno mafioso.

 

Il fenomeno mafioso spesso sfugge alla nostra comprensione ma senza capirlo è difficile combatterlo. Qual è la definizione più corretta del termine “mafia”?

 Si tratta di un fenomeno tanto complesso da essere irriducibile in una definizione. Io amo ricordare le parole del Generale Carlo Alberto dalla Chiesa che sosteneva: “la mafia concede come piacere quello che dovrebbe essere un diritto”.

E invece il termine “omertà”? Da sociologa del diritto lo legge come un fenomeno culturale o criminale?

Si tratta di un fenomeno culturale che è stato, come tanti altri, sfruttato a fini criminali. Senza dubbio, le indagini ci confermano che non è tipico di una cultura meridionale, ma piuttosto si manifesta in tutta la penisola sia come reazione alla paura, sia come strategia difensiva di interessi propri.

La cultura dell’antimafia ci insegna che anche una serie di comportamenti “banali” possono essere utili nel combattere il fenomeno. Cosa possiamo fare, nella nostra semplicità quotidiana?

La violazione delle regole anche quelle che appaiono meno importanti, l’arroganza, l’indifferenza sono un volano perfetto che fanno di un ragazzo svogliato e irascibile un bullo e un futuro sopraffattore. Ma anche chi non pone in essere tali comportamenti ha un obbligo morale e civile fondamentale: quello di “non girarsi dall’altra parte”, il dovere della denuncia.

Come vede gli studenti che frequentano i suoi corsi e come si trova a fare cultura dell’antimafia all’interno dell’università italiana?

Sono il classico esempio di quella gioventù che vuole capire e vuole conoscere e che non si accontenta di ciò che viene propinato da tuttologi che hanno fatto dell’antimafia un fenomeno di costume. Tra i colleghi, ci sono tanti che mi stimano e mi vogliono bene, e tanti che mal sopportano le mie iniziative… ma questo è il mondo.

Come valuta il rapporto fra antimafia giudiziario e antimafia associativo? C’è collaborazione?

Molti magistrati amano andare nelle scuole perché si rendono conto che l’azione repressiva, pur essendo indispensabile, non è risolutiva. Serve educare. Molti di loro dicono: “Quando arriva la giustizia è troppo tardi, bisogna agire prima”.

Ci sono stati o ci sono processi alla mafia che abbiano avuto o hanno una valenza più mediatica che reale?

Dietro un processo di mafia, ci sono anni di indagini condotte da magistrati e forze dell’ordine che lavorano indefessamente con strumenti minimi. Un processo non è mai un fenomeno mediatico. Probabilmente a qualcuno conviene sostenere che è così, ma è un atteggiamento che tende a svilire e depotenziare il lavoro di tante persone che lavorano nell’ombra. Ci sono processi che, a causa della rilevanza degli imputati, attirano più di altri l’attenzione della stampa. Ma sono le redazioni che lo decidono. Anche scegliere di non parlare di un processo o parlarne in un certo modo può provocare un atteggiamento della collettività di cui la mafia si serve.

Come valuta l’operato degli ultimi ministri dell’interno e quanto conta questa figura nella lotta alla mafia?

Luigi Ciotti ritiene che l’antimafia sociale possa fare molto, ma senza buone leggi tutto è invano. Negli ultimi anni sono stati fatti interventi vacui ed inefficaci. Quelle che in sociologia si chiamano “leggi-manifesto”. Perché gli interventi normativi siano efficaci non bisogna solo formulate delle norme, ma stanziare risorse umane ed economiche perché queste possano essere realmente attuate.

Scusi la provocazione, ma è in buona fede: esiste secondo lei una “mafia giusta” o percepita come tale?

La mafia è sopraffazione e violenza. Se ti dà lavoro, o ti concede presiti e agevolazioni, toglie la libertà a te e a tutta la tua famiglia. La mafia è una forma di dittatura, una delle più terribili.

Written By
More from mirko roglia

Per colazione al Devonshire club; in compagnia di Karl Marx

Dopo il gradito contributo di Marilena Daquino in occasione dell'anniversario della morte...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *