Bubblin

How do we get started 
How do we get private 
Once we get inside 
It’s gonna be troublin’ 
You and me bubblin’ 

Che la crisi economica e la conseguente attuale recessione siano state innescate da una crisi finanziaria dovuta allo scoppio di una gigantesca bolla speculativa del mercato immobiliare, è cosa nota.

Se il caso americano è quello a cui più comunemente si fa riferimento, è giusto ricordare che simili bolle si erano sviluppate nello stesso periodo anche in Inghilterra, Spagna, Irlanda, Islanda e Dubai.

A quasi sei anni di distanza dall’inizio della Grande Recessione, segni di forte debolezza del mercato immobiliare, se non acclarate nuove bolle, stanno ricomparendo in Svizzera, Svezia, Norvegia, Finlandia, Francia, Germania, Canada, Australia, Nuova Zelanda e – tornata giusto in tempo per il bis – Inghilterra (più precisamente: Londra). Tra i mercati emergenti, in odore di speculazione scriteriata: Hong Kong, Singapore, Cina, Israele e i maggiori centri urbani di Turchia, India, Indonesia e Brasile.

Nei mercati emergenti succitati (in particolare Israele, Cina e Turchia) la comparsa di nuove bolle è dovuta a cause molteplici e più o meno dissimili.

Per quanto riguarda i mercati avanzati, invece, segnali di ritorno alla speculazione estrema sono dati ovviamente da un tasso di crescita dei prezzi troppo elevato, un rapporto tra valore medio degli immobili e valor medio degli stipendi sempre più alto, e da sempre più diffusi debiti ipotecari. Nella maggior parte di queste economie, le bolle sono favorite da tassi di interesse estremamente bassi, sia nel breve che nel lungo termine. Con una crescita di PIL anemica, un’alta disoccupazione e una bassa inflazione, lo tsunami di liquidità generato dalle politiche monetarie del “denaro facile” delle banche centrali sta facendo impennare i prezzi degli asset, a cominciare dalle case.

Coi tempi che corrono, le banche centrali mondiali diffidano dall’usare le politiche monetarie (i.e., innalzamento o abbassamento dei tassi) per combattere le bolle, pertanto ci provano con le cosiddette macro pru.

Nei paesi che le adottano, queste politiche si rivelano piuttosto inefficaci, a causa innanzitutto dei vincoli politici dei legislatori: i proprietari di immobili, gli operatori del mercato e le opposizioni politiche di più o meno qualsiasi colore, si infervorano se i banchieri centrali e i capi di governo – incaricati di mantenere la stabilità finanziaria – provano ad allontanare la liquidità, con la quale sono “costretti” a sommergere le economie in difficoltà, dalle mani dei palazzinari. Si inizia a parlare della sacralità del libero mercato, del sacrosanto diritto alla casa and so on. Così, le pressioni di queste lobby (e la pavidità di molti politici) impediscono un’efficace implementazione delle macro pru.

Per essere chiari: non si vuole sostenere, in questa breve analisi, che le macro pru non siano necessarie. Lo sono. Ma si stanno rivelando piuttosto inadeguate nel prevenire la formazione di bolle speculative.

Per esempio, se le percentuali di fido vengono ridotte ma gli acconti sulle transazioni immobiliari aumentano, chi compra sarà comunque incentivato a indebitarsi, magari con amici e famigliari – o con banche, nella forma di prestiti personali non garantiti – per finanziare gli acconti.

In ogni caso, le nuove bolle immobiliari potrebbero impiegarci un bel po’, prima di scoppiare. E questo perché le forze che le “gonfiano” – in particolar modo le politiche monetarie rilassate e la necessità di arginare l’inflazione – sono ancora totalmente operative. Inoltre, molte banche sono dotate ora di riserve anticicliche di capitali assai maggiori, il che le renderebbe molto più capaci di assorbire perdite dovute ad assestamenti dei prezzi delle case. Ma più i prezzi saliranno, più tempo c’impiegheranno a cadere e maggiori saranno le conseguenze e i danni finanziari che colpiranno le economie – causando stagnazione e recessione – quando i bubboni esploderanno.

Ciò a cui si assiste in molti paesi, in altre parole, è la replica a rallentatore dell’ultimo disastro immobiliare. Ed esattamente come l’ultima volta, più si gonfieranno le bolle, più farà male il ritorno alla realtà, al momento del loro scoppio.

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