Razze e memoria

Lettera di una rom, Rosa Raidich, confinata a Perdasdefogu (NU). In un italiano stantato chiede della stoffa per cucire i vestiti ai suoi figli. Tratto un bel sito pieno di documenti molto interessanti: www.campifascisti.it
Lettera di una rom, Rosa Raidich, confinata a Perdasdefogu (NU). In un italiano stantato chiede della stoffa per cucire i vestiti ai suoi figli. Tratto un bel sito pieno di documenti molto interessanti: www.campifascisti.it

Tra pochi giorni ricorderemo lo sterminio perpetrato durante la Seconda Guerra Mondiale dalle potenze dell’Asse ai danni del popolo ebraico. Su Radio Tre ho ascoltato un interessante scambio di opinioni tra Elena Loewenthal e Lia Levi sulla Shoah e il ricordo di essa ai giorni nostri. Provocatoriamente, la Loewenthal poneva l’accento sul diritto all’oblio, e su una certa necessità di dimenticare da parte degli ebrei, piuttosto che consegnarsi a una memoria al cui interno manca ogni assunzione di responsabilità da parte degli italiani. La Levi a quel punto ricordava l’immediato dopoguerra, quando effettivamente i sopravvissuti tentavano di dimenticare l’inferno di cui erano stati vittima, e alla successiva sceltadi ricordare, fatta quando si iniziò davvero a parlare di campi di sterminio nazisti e quindi (ma in misura minore) di responsabilità storiche dell’Italia. E questo avvenne soltanto con il processo Eichmann del 1961.

Quando celebriamo il Giorno della Memoria purtroppo restringiamo il campo alle nefandezze compiute dal regime nazista e ad esso attribuiamo grandissima parte di responsabilità. Lo Stato fascista italiano è ancora oggi visto come il poliziotto buono all’interno dello sciagurato Patto d’Acciaio, mentre ha gravi e consapevoli responsabilità nella promozione di quelle idee che causarono la sofferenza e la morte di milioni di persone. Oggi che si riaccende il dibattito sulla legge contro l’immigrazione clandestina ed anche sul razzismo nella società italiana, grazie ai continui attacchi da parte della Lega Nord al ministro Kyenge, credo sia doveroso ricordare a noi stessi che per convinzione o per opportunismo fummo senza dubbio razzisti, e colpevoli.

Il 5 agosto 1938 esce il Manifesto della Razza, che ispirò tutte le leggi razziali fasciste emanate da quell’anno in avanti, e da esso leggiamo a caratteri cubitali “l’innocenza” della gens italica:

  1. le razze umane esistono
  2. esistono grandi razze e piccole razze
  3. il concetto di razza è concetto puramente biologico
  4. la popolazione dell’Italia attuale è nella maggioranza di origine ariana e la sua civiltà ariana
  5. è una leggenda l’apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici
  6. esiste ormai una pura “razza italiana”
  7. è tempo che gi italiani si proclamino francamente razzisti
  8. è necessario fare una netta distinzione fra i mediterranei d’Europa (occidentali) da una parte e gli orientali e gli africani dall’altra
  9. gli ebrei non appartengono alla razza italiana
  10. i caratteri fisici e puramente psicologici puramente europei degli italiani non devono essere alterati in nessun modo.

Nello stesso primo numero di Difesa della Razza, poche pagine dopo il manifesto compare l’articolo “Evoluzione della nozione di razza” in cui il genio fascista seppe appellarsi al “razzismo intransigente nella Bibbia” per arrivare a perseguitare gli ebrei. È un tipico esempio di come un regime manipola la storia ai propri fini politici, ed in questo rispetto il fascismo non fu secondo a nessuno.

L’odio per il sangue misto è sempre stata un’arma politica per affermare poteri populisti e nazionalisti. E l’italiano, abituato com’è ad essere suddito, preferisce assecondare le idiozie del potente di turno piuttosto che riconoscere le proprie idee e combattere affinché siano rispettate. È in quest’ottica che il ministro Kyenge ha ragione nell’affermare che gli italiani non sono razzisti, ma che il razzismo è un problema per la democrazia italiana. Nell’intimità del focolare e del lupanare gli stessi soldati e coloni italiani disattendevano puntualmente le fascistissime dottrine sulla purezza della razza italica, tanto che con le leggi razziali si dovette vietare il madamato, ossia la convivenza more uxorio con un’indigena (madama): Aut imperium aut voluptas! imponeva il governatore Nasi. Al cuor non si comanda, e dopotutto anche la moglie di Bossi è siciliana.

Chiudiamo con una nota cinematografica. Gabriele Salvatores, premio oscar nel 1992 con Mediterraneo, racconta di come fu difficile per lui sottolineare il messaggio antimilitarista del suo film davanti al pubblico dell’Academy. Ma tutti ci ricordiamo del sacerdote che dice “italiani e greci mia faza, mia raza: una faccia, una razza”. Non per il buon regime fascista però, che durante l’occupazione militare della Grecia prese a prestito i fattori di calcolo dei nazisti per eseguire le più brutali rappresaglie. Soltanto nel 2009 lo Stato italiano attraverso il suo ambasciatore si è scusato con i greci per l’eccidio di Domenikon, ma tanto rimane da fare per confrontarci seriamente sulle responsabilità dello Stato italiano nei confronti dello straniero. Ancora troppi italiani, per potere, ignoranza o paura si credono la sola e unica “brava gente”.

 

Nell’immagine: lettera di Rosa Raidich, donna rom confinata a Perdasdefogu (NU). In un italiano stentato chiede della stoffa per cucire i vestiti ai suoi figli. Tratto da un bel sito pieno di documenti molto interessanti: www.campifascisti.it

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