La mafia è violenza di relazione

di Sara Zuccoli

Ha da poco dato alle stampe il primo volume dell’Atlante delle mafie (insieme a Francesco Forgione e Enzo Ciconte), e già sono pronti gli altri due. Perché nel suo mestiere, il racconto della storia della criminalità organizzata è il miglior modo per smantellarla. Isaia Sales, scrittore e politico da sempre impegnato nella lotta alla criminalità organizzata, non ha alcun dubbio: «La mafia è violenza nelle relazioni». E uno dopo l’altro, Sales smantella tutti i luoghi comuni legati alla camorra; perché non c’è solo il sud (anzi, adesso per le mafie c’è soprattutto il nord), non ci sono solo la politica e l’economia ma c’è anche la società. Insomma, la criminalità organizzata parte da molto più lontano di quello che pensiamo e può arrivare molto più vicino di quanto ci aspettiamo.

Dottor Sales, cos’è la criminalità organizzata?

Secondo noi è la violenza nelle relazioni. Normalmente chi usa frequentemente la violenza viene isolato. Questo, invece, non accade per le mafie che invece usano la violenza per relazionarsi direttamente con coloro che dovrebbero reprimere quei gesti intimidatori. In tutte le indagini della magistratura si trovano persone ad alti livelli che hanno garantito ai mafiosi l’impunità. Fino al maxi processo, infatti, nessun capo di mafia era mai morto in carcere; per la verità, nessun capo di mafia aveva mai fatto anche solo un anno di galera.

Come si ottiene l’impunità di cui parla?

Incutendo paura, facendosi Stato con un sistema di controllo e sanzioni. Questo sistema, inizialmente attivato al sud, c’è anche al nord, in cui la violenza nelle relazioni è molto conveniente per favorire il profitto. A rendere pericolosa la mafia sono le relazioni e la violenza privata che diventa potere. Su questa base, così come è penetrata al sud, la criminalità organizzata può arrivare anche a nord. Storicamente, le regioni che hanno lasciato più tardi la forma del feudalesimo sono quelle che hanno conosciuto la più pervasiva infiltrazione mafiosa: dal Giappone all’Italia passando perla Cina. Ilnostro Atlante delle mafie vuole scardinare molti luoghi comuni.

Quali, ad esempio?

Vogliamo far saltare l’idea che con lo Stato non si collabora. Lea Garofalo è il caso eclatante, ma come lei tante altre persone sono riuscite a dire di no alla mafia. Abbiamo cercato di dimostrare che non sempre la mafia domina perché c’è omertà. Il problema della non collaborazione è un fatto storico: se il cittadino vede che c’è impunità sui fatti di mafia, non parla. La paura è un sentimento razionale che non ha a che fare con la vigliaccheria. Se al nord lo Stato farà la sua parte, la collaborazione della gente arriverà. Un altro luogo comune che abbiamo scardinato è che la mafia sia basata sul rapporto familiare: Cosa Nostra, ad esempio, è molto legata non al sangue ma alle acquisizioni familiari. La ‘ndrangheta è tutta di famiglia, la camorra per niente. Quindi non si può generalizzare alcunché.

Perché la mafia è partita dal sud? E perché a nord ci arriva adesso?

Fino agli anni Settanta la criminalità organizzata non accumulava sufficiente denaro per poterlo reinvestire immediatamente. Quando nel suo business è entrata la droga, sono arrivati anche i soldi da ripulire in fretta e quindi da ributtare in un circuito. Oggi la mafia non è cultura, è economia: edilizia e commercio sono a rischio ovunque. Alcune delle relazioni con la criminalità organizzata non si sono basate sulla violenza da subito, ma ancora prima sulla convenienza di entrambe le parti. Quindi è bene che il nord discuta di questo, delle basi della sua economia.

Perché la mafia è così forte?

La forza della mafia sta nella debolezza dello Stato. Non nella mentalità, dunque, ma negli intrecci. E fino a quando ci sarà chi tollera la mafia o le permette di muoversi nel sottobosco dell’economia, sul mercato protetto, intorno al profitto, non ce la faremo. Ecco che allora la forza della mafia sta tutta nel sostegno delle relazioni istituzionali, politiche ed economiche.

Come si compone il vostro Atlante delle mafie?

Nel primo volume portiamo avanti la storia delle mafie, concentrandoci sull’aspetto storico; nel secondo volume smontiamo il luogo comune dell’omertà; nel terzo portiamo avanti la storia dell’antimafia.

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