Il padrino di casa

Il termine inglese “cool” ha da sempre accezione traducibile con “tranquillo”,  “liscio”, più in generale è sempre stato usato per esprimere concetti di rilassatezza e soddisfazione. Come dire: “tutto ok”. Se lo conosciamo oggi come sinonimo di parole interpretabili con “figo”, “figata” è grazie alla cultura house, nata tra i ’70 e gli ’80 a Detroit.

Come abbiamo avuto modo di raccontare poche settimane fa parlando di Moodymann, la house music ha origini piuttosto differenti da quelle che il grande pubblico odierno tende a immaginare.

La house degli albori non imponeva alla pista

<<[…] ritmi in 4/4 a 130 beat al minuto, sempre con le mani su, al contrario di quello che invece pensano molti ragazzi che fanno musica house al giorno d’oggi. House è come i ragazzi di Chicago, fra fine anni ’70 e inizio anni ’80, dicevano: cool>>.

La citazione sopra è di Frankie “Godfather Of House” Knuckles, e lo pseudonimo non è casuale.

Anche se in realtà, Mr.Knuckles è stato molto più che il “padrino” del genere: ne è stato il padre fondatore.

Newyorkese di nascita, classe 1955, fu solo in seguito al suo trasferimento a Chicago che iniziò a farsi notare come disc jockey e produttore. Divenne in breve tempo resident dj al Warehouse, locale storico della Città del Vento e vera e propria fonte del brodo primordiale da cui l’attuale musica dance si è generata ed evoluta.

Con i suoi amici newyorkesi David Morales, Satoshi Tomiie e Bobby D’Ambrosio nel 1989 fondò la Def Mix Productions, la cui attività continua tutt’oggi, facendo ballare mezzo mondo.

Frankie Knuckles, stando a quanto riportato da Fact, è deceduto nel pomeriggio di lunedì per complicazioni dovute al diabete, malattia per la quale nel 2008 aveva subìto l’amputazione di un piede.

I primi a dare la triste notizia sono stati i colleghi  Paul Johnson, DJ Deeon e David Morales, che sulla propria pagina Facebook ha scritto:

«Sono devastato nel scrivere che il mio caro amico Frankie Knuckles se n’è andato oggi. Non posso scrivere di più al momento. Mi dispiace».

Anche in Italia la notizia ha avuto forte eco tra dj, musicisti, produttori e appassionati. Fra i tanti messaggi di cordoglio, quelle di Lele Sacchi è forse quello che riassume meglio come fosse vista e considerata la figura di Knuckles nell’ambiente della musica dance:

<<‘Tears’, ‘Your Love’, ‘The Whistle Song’, ‘Baby Wants To Ride’, il remix di ‘The Pressure’ sono canzoni che basterebbero da sole a rendere l’idea di quanto grande sia stato FRANKIE KNUCKLES. Ma più di tutto, quello che gli deve chiunque abbia fatto del DJing la propria professione è l’aver fatto parte di un ristrettissimo numero di persone senza l’immaginazione e l’inventiva delle quali questa fantastica arte non sarebbe come è ora. A livello personale ho un ricordo indelebile di un suo travolgente ed empatico dj set al SONAR 2001, in un momento storico in cui nessuno sarebbe andato al Sonar per sentirsi uno come Knuckles perché non era di moda, non proponeva niente di nuovo a livello ‘tecnico’ e il suo sound non era per niente ‘cutting edge’. Quella notte ha fatto il suo lavoro di tutta la vita: far ballare house music fino al mal di piedi tutte le persone che si trovava davanti. RIP Frankie and keep the fire burning!>>

Ciao Frankie, e grazie per l’amore.

http://vimeo.com/31194510

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