Inchiesta su Marija

“Maria / You gotta see her / Go insane and out of your mind”

Blondie

“Gli Uffizi sono una macchina da soldi, se li facciamo gestire nel modo giusto”

Matteo Renzi

“Giovanardi m’ha fatto er dissing! Sono in beef col Parlamento daje!”

Fedez

PREMESSA

Questa indagine è frutto di una ricerca privata durata diversi mesi sulla figura di Marija.

Anch’io in giovanissima età ho avuto il piacere di entrare in contatto con la Madre di Dio. Fu un’esperienza, mi costa ammetterlo, piuttosto insoddisfacente, forse perché, per carattere, mi sono sempre sentito più vicino a Dioniso, che mi dava l’impressione di essere un dio allegro e spensierato, mentre Marija con il suo copricapo a sette punte e la sua altezza imponente esercitava su di me un fascino sado-masochistico di cui non vi starò a raccontare in questa sede.

Non so perché tutto ciò che è cristiano mi ricorda l’odore dei mobili antichi e su questo punto ho il dovere di riflettere. Certo è che durante la mia investigazione ho avuto modo di imbattermi nell’affetto e nella simpatia naturali che legano persone di tutto il mondo alla madre di Dio; al netto delle emozioni e dei fenomeni paranormali che riguardano Marija, ho voluto qui interrogarmi soprattutto sulla figura storica di questo giovane virgulto, figlia, sposa e madre di Dio nello stesso tempo, pur senza esserne mai stata l’igienista dentale.

INCHIESTA SU MARIJA

Resti di Marija furono rinvenuti per la prima volta solo nel1965 inalcune tombe sciite sui monti siberiani ai confini con la Mongolia; lo storico greco Erodoto scrive infatti che in alcuni rituali funerari antichi gli uomini “avvicinavano Marija alle braci ardenti, provocando ampie nuvole intossicanti”, una perfetta rievocazione del passo finale del libro dell’Esodo contenuto nella Bibbia, con la nube di Dio che viene a coprire la tenda del Convegno (si veda anche il vangelo di Luca che rievoca lo stesso passo nell’Annunciazione a Marija: “lo Spirito Santo verrà sopra di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra”).

Come dimostrano i tumuli funerari di Gordion, nei pressi di Ankara, in epoca antica Marija, al pari di altri giovani virgulti, era quasi certamente adibita a fare tessuti.

Pigmei, Zulù e Ottentotti la invocavano in caso di crampi; a tale proposito si rilegga l’episodio narrato nel Protovangelo apocrifo di Giacomo dei primi passi di Marija. Quando la piccola ebbe sei mesi, sua madre Anna la pose a terra per vedere se stava in piedi. Marija fece sette passi (si noti qui il numero “sette” che ritorna, come il copricapo a sette punte di Marija) e tornò in grembo ad Anna che la prese in braccio e dichiarò che non avrebbe più camminato su terra impura fino al giorno della sua Presentazione al Tempio, oppure fino a quando Berlusconi non fosse stato incarcerato. Le tribù africane associarono i crampi all’impurità della terra e l’impurità della Terra a Berlusconi, e da questa associazione deriva l’epiteto “Marija piena di grazia”, ossia il mito della Vergine immacolata che, pur di non concedere la grazia ad un delinquente abituale, rifiuta di pestare la terra su cui cammina il criminale stesso.

In seguito, il culto di Marija si propagò in tutta Europa. In Italia alcuni autori rinascimentali riconoscono l’importante influsso di Marija sulle galline, come ad esempio il Brasavola: “Gallinae Maria pastae per totam hyemem ova pariunt”, ovvero “le galline nutrite con Marija depongono uova per tutto l’inverno” (si noti tra l’altro il rimando adombrato dalla lingua latina: Marija è infatti anche detta la “deipara”, colei che genera il dio, così come “ovipare”, coloro che generano le ova, sono, ad esempio, le galline).

L’agronomo bolognese del ‘600 Vincenzo Tanara definiva se stesso “un umile lavoratore nei campi della Marija” (si noti l’uso dell’articolo determinativo davanti al nome proprio di persona, ad implicare un rapporto di tipo confidenziale, quasi amicale, da parte del Tanara con la Madre di Dio).

Dagli scritti di questo periodo storico emerge inoltre che lo spirito di Marija aveva influenzato anche gli inglesi e in particolare la loro flotta. Per questo motivo Napoleone, che già nel1798 inEgitto aveva vietato ai suoi soldati l’adorazione di Marija, iniziò a fare pressioni sullo zar russo Alessandro I perché questi diffondesse l’uso della vodka in Inghilterra in funzione anti-marijana, in modo tale da procurare le stesse sensazioni di euforia, perdita della paura ed eccitazione sessuale che Marija avrebbe indotto nei marinai inglesi di quel tempo. Per quanto riguarda il difficile rapporto tra Napoleone e Marija, basti ricordare che di norma gli psicotici vivono nella malsana idea di essere sufficienti a loro stessi; l’archetipo materno marijano, perciò, dovette rappresentare agli occhi di Napoleone una sorta di memoria del reale, un ineluttabile ricordo di mortalità, Piero Fassino.

Anche in Nord America Marija era diventata una figura di riferimento per moltissimi fedeli, compresi i padri della patria George Washington e Thomas Jefferson, che alla Vergine avevano dedicato interi campi coltivati. Purtroppo, fu proprio dagli Stati Uniti che scaturì uno dei primi impulsi proibizionisti della storia ai danni del culto di Marija. Il direttore della Federal Bureau of Narcotics, l’americano Harry J. Anslinger, volendo probabilmente riaffermare il potere maschile della religione monoteista cristiana, giustificò il divieto di godere dei benefici di Marija con queste parole: “Negli USA ci sono 100mila adoratori di Marija. La maggior parte di loro sono negri, ispanici, filippini e artisti. La loro musica satanica, il jazz, lo swing, sono il risultato della fede spassionata per quello che essi chiamano ‘essenza divina’. Marija provoca nelle donne bianche il desiderio di intrattenere rapporti sessuali con negri, artisti e altri”.

Negli anni trenta anche il regime fascista di Benito Mussolini in Italia dichiarò Marija “nemica della razza” e “droga da negri”. Nel 1931 Giovanni Allevi musicò al pianoforte Gli Stupefacenti, colonna sonora dell’omonima opera teatrale in cui la tossicomania veniva presentata come un problema razziale e Gabriele Muccino come un ottimo regista.

In Italia, anni di disinformazione sulla figura di Marija hanno avuto come naturale approdo la legge Fini-Giovanardi del2006, incui il culto marijano viene addirittura catalogato come “droga leggera” ed equiparato alle cosiddette “droghe pesanti” che danneggiano il cervello e gli altri organi, come la cocaina o MasterChef.

Naturalmente la politica proibizionistica di molti Stati ha favorito le organizzazioni criminali che approvvigionano gli adoratori di Marija in maniera illegale e clandestina, facendo spesso uso della forza o della stessa Marija come leva per agire pressioni indebite sulle politiche degli Stati a vari livelli di potere. Lo scandalo che ha investito di recente Oppido Mamertina, in Calabria, con l’inchino della Marija delle Grazie sotto l’abitazione del boss mafioso Peppe Mazzagatti, simboleggia perfettamente la sottomissione forzata del principio femminile a quello guerresco, violento dell’uomo inteso come genere maschile.

Circa l’aspetto fisico di Marija, conosciamo solamente l’iconografia derivata dai vangeli apocrifi, che di solito ce la presenta all’interno del recinto di un santuario, circondata da rose e gigli e sovrastata da un’orchestra jazz e da cori di angeli afroamericani. Il copricapo è composto da sette punte sottili di un colore verde intenso e dai bordi seghettati, percorsi da nervature e da una peluria appena percettibile (di qui l’adagio “donna baffuta sempre piaciuta”).

Nel corso della sua maturazione, Marija deve aver raggiunto anche i cinque metri di altezza e, a tale riguardo, vengono di nuovo in mente le parole del Protovangelo di Giacomo, ove si narra che la piccola Marija, a un anno di età, venne presentata al popolo di Israele e ai sacerdoti e che essi, subito, la benedissero; ora, quanto imponente doveva già essere Marija per essere vista da tutte quelle persone allo stesso tempo? Infine, le infiorescenze che ne costellano il capo sono colme del suo principio attivo (si noti in certe iscrizioni, appena sopra i fiori, la sigla spagnola “THC”, “Te Humo en Cantidad”, “Ti amo moltissimo”).

LA VERGINE, LA MATERNITÀ DIVINA

Un dogma fondamentale che riguarda Marija è quello relativo alla sua verginità, sia al momento del concepimento che durante e dopo il parto. In realtà tale questione è già stata spiegata dal punto di vista storico: si è trattato di un errore di traduzione della Bibbia. I famosi “Settanta” tradussero l’ebraico ʻalmah, “giovinetta”, con il greco parthénos, “vergine”, anche se in ebraico “vergine” nel senso di virgo intacta si sarebbe dovuto dire betulah (di qui infatti il volgare “fica di legno”). Per quale motivo allora persino un eminente teologo come l’ex Papa Benedetto XVI, avrebbe riaffermato il carattere fondamentale della fede nella verginità perpetua di Marija?

La questione non è semplice: da un punto di vista razionale, anatomico, non riusciamo a spiegarci come Marija possa dare alla luce Gesù pur rimanendo illibata. In termini di fede, Marija non è soltanto madre e vergine allo stesso tempo, ma anche la nipote di Mubarak.

Ora, è sufficientemente noto che gli insetti non amano i fiori di Marija e che l’impollinazione avviene generalmente col vento. In ebraico vento si dice ruah, un nome di genere femminile che significa anche “respiro”, “spirito”. La Ruah, o Spirito Santo, era la divinità femminile adorata dai primi giudei e dai primi cristiani. Si può infatti intendere la Ruah come una spiritualizzazione dell’originaria Grande Madre o Madre Terra, divinità femminile primordiale che attesterebbe l’esistenza di una struttura matriarcale delle civiltà preistoriche (la donna nell’atto del parto – espulsione sanguinosa di un corpo vivo da un altro corpo vivo – dovette certamente impressionare l’immaginario dell’uomo delle caverne anche se le iscrizioni rupestri ci fanno pensare che il rapporto tra Mario Balotelli e Raffaella Fico abbia avuto effetti ancora più angosciosi sugli uomini primitivi).

Gli ebrei devoti erano soliti chiamare se stessi “figli di Dio”. Erano figli umani, non palestinesi (per questo i figli dei palestinesi potevano essere torturati e uccisi), la cui forza vitale proveniva dall’unione feconda di Dio con Ruah, la Madre. Ed ecco la trinità: Padre, Madre e Figlio. Un ottimo titolo per una canzone di Cesare Cremonini.

Eppure i tempi stavano cambiando e la naturale dipendenza dalla madre generatrice di vita e distributrice delle risorse veniva soppiantata dal predominio dei maschi, più abili nella caccia, nell’uso delle armi e nel confrontarsi le misure dei rispettivi uccelli. Questi omaccioni decisero di abrogare la Ruah ma il suo culto era troppo radicato perciò si accontentarono di cambiarle nome. Fu così che la Ruah divenne Spirito Santo, entità asessuata e incorporea. In questo senso vanno lette le parole del Vangelo apocrifo di Filippo: “Taluni hanno detto che Marija ha concepito dallo Spirito Santo. Essi non sanno quello che dicono. Quando mai una donna ha concepito da una donna?”. Ma non consideravano gli effetti del principio attivo di Marija.

Il dogma della verginità manca ancora di un inquadramento storico per poter essere compreso a fondo; si rende perciò opportuna un’opera di contestualizzazione della vicenda, proprio come si fa con chi bestemmia Dio.

Ci troviamo nella prima metà del V sec. d.C., sotto il regno dell’imperatore d’Oriente Teodosio II (408-450). L’unità della Chiesa è messa a dura prova nello scontro tra la scuola alessandrina di Cirillo e la scuola di Antiochia che faceva capo al Patriarca Nestorio. Una delle dispute riguardava l’appellativo di Marija, se cioè dovesse essere chiamata “Theotókos” (dal greco, qualcosa che suona come “divin-parto”, Madre di Dio) o “Christotokos”, Madre di Cristo. Nestorio enfatizzava la natura umana di Gesù, a spese di quella divina. Egli sosteneva che Marija avesse dato alla luce un figlio “portatore di Dio”, un uomo (Cristo) che recava in sé il Verbo di Dio ma che restava pur sempre un uomo.

Le vicende politiche che ne seguirono sono note: Teodosio, ispirato da un discorso solenne di Matteo Renzi (“se questo impero d’Oriente si facesse un selfie, vedrebbe un volto stanco e vecchio”) convoca un concilio ecumenico nella città di Efeso. Il vescovo alessandrino Cirillo e i suoi scagnozzi picchiatori, i parabolani, si presentano ad Efeso prima della data convenuta. Cirillo intimidisce, corrompe l’assemblea e ha gioco facile nell’imporre la sua Marija Theotókos, madre di un Dio da cui ella stessa era stata creata, e in seguito fecondata, per diventare la genitrice di Dio stesso, ora incarnato in Gesù. Come si può evincere dal racconto, Marija esercitava già un notevole influsso sugli uomini di quel tempo.

Nestorio viene poi condannato per blasfemia da 197 vescovi e perde subito la possibilità di diventare Presidente della Repubblica. Il giorno dopo gli viene recapitata una notifica nella quale viene apostrofato come “nuovo Giuda”. Il giorno dopo ancora, Napolitano gli invia una nota di biasimo a causa del suo “comportamento divisivo”.

L’ASSUNZIONE DI MARIJA 

Secondo una tradizione piuttosto consolidata, Marija, terminato il corso della sua vita terrena, sarebbe stata assunta in cielo dagli angeli. Perciò, contrariamente a quanto sostengono oggigiorno alcuni sedicenti esperti, coloro che assumono Marija sono immortali, e questa idea ci è stata chiaramente tramandata dai Padri della Chiesa (è un errore, poi, voler piegare le leggi della Bibbia a quelle di un manuale di scienze; è noto ad esempio che gli angeli non esistono nella realtà ma non è difficile rintracciarvi la metafora che lega l’atto dell’assunzione di Marija con la beatitudine e la leggerezza degli esseri umani che decidono di “assumerla”, di lasciarsi infondere cioè dal soffio marijano).

Come si è già accennato, sono molti i sofferenti nel mondo che desiderano assumere Marija per lenire i propri mali. Tra gli influssi benefici della beata vergine ricordiamo infatti l’alleviamento delle pene di quanti devono sottoporsi a cure chemioterapiche e di chi è affetto da AIDS; Marija garantisce distensione e sollievo anche ai malati di epilessia ed è dimostrato che le pazienti anoressiche e le persone affette da Alzheimer che si sono affidate a Marija hanno recuperato lo stimolo dell’appetito (in questi casi torna a farsi evidente il nesso tra Marija e la Grande Madre divinità primordiale generatrice di vita e dispensatrice delle risorse). Inoltre, non solo lo spirito ma anche la visione di Marija sembra portare benefici a chi è affetto da glaucoma, contribuendo, con la sua luce divina, a diminuire la pressione intra-oculare. Per quanto riguarda la luce, si ricordino gli apocrifi che ci raccontano del trapasso, del cosiddetto “transito” di Marija. Questi testi ci narrano la leggenda per cui Marija avrebbe conosciuto in anticipo la data della propria morte grazie all’acquisto di una mappatura del DNA. Tra gli apostoli, arrivati a Gerusalemme dai luoghi più lontani e disparati come volando sulle nubi, giunge anche Gesù, il quale dice a sua madre: “Ecco, da questo momento il tuo corpo prezioso sarà trasferito in Paradiso e la tua santa anima sarà nei cieli tra i tesori e salette lap-dance di mio Padre in uno straordinario splendore, dove è la pace e la felicità dei santi angeli”.

Anche in questo passo viene evidenziata la connessione esistente tra l’assunzione di Marija e la beatitudine. La luce pervade tutto il momento del “transito”. Per esempio: “E mentre gli angeli cantavano Let me live dei Queen al punto in cui il Signore dice: ‘Come un giglio tra le spine, tale è la mia amata tra le fanciulle, a patto che Jovanotti non ci scriva una canzone’ – fu tanto lo splendore di luce e il soave profumo che tutti quelli che erano presenti caddero sulle loro facce come caddero gli apostoli quando Cristo si trasfigurò alla loro presenza sul monte Tabor, e per un’ora e mezza nessuno poté rialzarsi”.

Naturalmente, questo dimostra che un’assunzione particolarmente prolungata o smodata di Marija provoca stordimenti e collassi, ma in nessun caso la morte, come i Padri della Chiesa si erano premurati di evidenziare, attraverso il racconto simbolico dell’assunzione di Marija in cielo da parte degli angeli.

APPARIZIONI

Una delle prerogative che caratterizzano Marija sono le sue apparizioni. Secondo alcuni, questo fenomeno potrebbe dipendere da un’adorazione “smodata” di Marija, cioè dalla ricezione profonda e prolungata del suo insegnamento.

In ogni caso, vi sono almeno due apparizioni celebri, riconosciute come autentiche dalla Chiesa cattolica, che meritano di essere ricordate, se non altro per la delicatezza dei loro racconti.

LOURDES

Lourdes è una cittadina nel Sud della Francia, ai piedi dei Pirenei. Il 26 gennaio 1994 la quattordicenne Berlousquette Sylvious, figlia di un povero bagalùn dal lüster in rovina, costretto a vivere con la famiglia nell’umida ex prigione della cittadina – un destino che segnerà la vita di Berlousquette – era alla ricerca di legna insieme alla sorella Marie Étoile Polancó, detta Toinette, e a un’amica.

Giunte di fronte alla grotta di Mains Propres, alla confluenza del canale Craxi con il fiume Fininvest, devono attraversare un guado per andare a raccogliere l’immunità parlamentare sull’altra sponda; Berlousquette però esita, è una bambina collusa con la mafia, le sue aziende sono sull’orlo del fallimento, piange tutti i giorni sotto la doccia e teme, giustamente, di potersi ammalare; siamo alla fine di gennaio, uno dei periodi più freddi dell’anno.

Avverte allora come un rombo di vento impetuoso, come la testa di Gasparri quando gli fai una domanda; poi la grotta si illumina e la fanciulla vede una donna vestita di bianco con un copricapo azzurro a sette punte che le sorride dolcemente e le fa cenno di avvicinarsi.

Berlousquette crede di avere un’allucinazione, quindi estrae il mandolino dalla tasca e inizia a cantare alcune canzoni popolari partenopee. Sulla via del ritorno, la piccola Berlousquette confida la cosa alla sorella, che lo dice alla mamma, questa sgrida le due figlie chiamandole bugiarde. Nella sua autobiografia, la sorella di Berlousquette, Marie Étoile, descrive così il dialogo che seguì la prima apparizione di Marija tra la piccola Berlousquette e sua madre:

M – Menti, sei una bugiarda!

B – Mamma, non esistono fatti, solo interpretazioni!

M – Tra qualche anno Umberto Ecó dirà che, comunque, uno “zoccolo duro” della realtà permane

B – Non solo gli zoccoli permangono

La madre di Berlousquette è una povera donna oppressa dal comunismo, con un marito ubriacone che le impone di pagare le tasse.

Il 14 febbraio le tre fanciulle tornano alla grotta, poi ancora il 18, quando l’azzurra signora riappare e dice a Berlousquette: “Scendi in campo, Berlousquette. Gli eredi dei comunisti stanno per prendere il potere dopo aver scardinato la democrazia con l’uso politico della giustizia”. “Ne farò il mio programma politico, Signora” rispose la piccola Berlousquette.

Dal 19 febbraio al 1° agosto 2013 si contano altri 20 anni di continue apparizioni, nel corso delle quali la signora fa scoprire a Berlousquette uno stalliere mafioso, la invita a corrompere il Parlamento, chiede che si scardini la Carta costituzionale.

La fanciulla riferisce la richiesta al parroco, Lucien Violante, che le crede e la sprona a raccontare favole attraverso le sue televisioni private.

La fama della vicenda corre: il 4 marzo si radunano circa 8 milioni di fedeli e comincia a formarsi un culto nazionale, nonostante l’opposizione della coscienza civile. Il 25 marzo Berlousquette torna alla grotta e chiede alla signora il suo nome. Deve ripetere la domanda quattro volte prima di avere la risposta: “Io sono l’immacolata concezione”, un riferimento chiaro alla nascita delle fortune di Berlousquette, scaturite senza “macola”, perché dono della Madre di Dio.

FATIMA

Fatima è una piccola località del Portogallo centrale. Siamo nel novembre del 2011, nel pieno della Grande crisi economica. Il Portogallo è un paese il cui problema peggiore è aver dato i natali a Cristiano Ronaldo, ma partecipa comunque intensamente al dramma che coinvolge l’Europa. Il 12 novembre tre pastorelli, Mário Monteiros e Enriqueta Leita, il primo di nove anni, la seconda di sette, insieme alla cugina, Mattía Dos Rensos, di dieci anni, mentre sono intenti a pascolare il gregge in località Cova da Italia, nel terreno di proprietà della famiglia di Berlousquette Sylvious – la ragazza cui abbiamo accennato prima a proposito di Lourdes – hanno la prima apparizione. “Nostra Signora”, come i tre la chiamano, appare in un letamaio circonfusa da intensi bagliori di luce. Triste in volto, probabilmente per l’infelicità della scelta del luogo della propria apparizione, domanda ai tre fanciulli se vogliono offrire a Dio le loro sofferenze in riparazione dei peccati di un delinquente abituale e per la conversione dei corrotti che lo hanno eletto Presidente del Consiglio.

In una successiva apparizione la Signora confida ai fanciulli i famosi tre segreti di Fatima e preannuncia un segno miracoloso. In effetti il segno avviene: la Signora dichiara di essere la Madonna dei Mercati Internazionali e di desiderare un accordo commerciale tra Europa e Stati Uniti per aggirare alcune norme nazionali in difesa dei consumatori, dopo di che scompare; nel cielo però si verifica uno straordinario fenomeno: per dieci minuti il sole sembra danzare, roteando vorticosamente e spostandosi come in un movimento di separazione tra il rendimento percentuale dei Bund tedeschi e quello dei BTP italiani decennali. Il fenomeno è percepito da tutti i presenti tra i quali il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che aveva appena finito di banchettare con le carni di giovani ricercatori italiani.

Nei mesi e negli anni che seguono, Napolitano consente il culto nella cappella delle apparizioni, dichiara “degne di credito le visioni dei piccoli alla Cova da Italia” e oppone il suo rifiuto a testimoniare in un importante processo sulle connessioni tra mafia e Stato portoghese.

Dei piccoli veggenti, l’unica rimasta in vita è Mattía Dos Rensos, ultima depositaria vivente dei tre segreti di Fatima; infatti Mário Monteiros è morto il 28 aprile 2013 per aver risparmiato eccessivamente sulle quantità di ossigeno inspirato ed Enriqueta Leita ha subito un destino ancora più crudele, accoltellata alle spalle dalla cugina Mattía il 22 febbraio 2014.

In che cosa consisterebbero i celebri tre segreti di Fatima? Il primo è la visione dell’inferno, spaventosa, secondo la tradizione: un mare di fuoco in cui sono immersi i cittadini che godono di un posto di lavoro fisso, tormentati dagli orribili demoni della noia e della prevedibilità; la visione per fortuna durò un momento, altrimenti “saremmo morti di terrore”, scrisse suor Mattía.

Il secondo segreto è la rivelazione che Marija fa ad Enriqueta Leita sull’opportunità di scoprire finalmente le carte e di far capire agli elettori che una reale opposizione, in Portogallo, non era mai esistita né mai esisterà: perché opporsi a un’equa ridistribuzione della refurtiva?

Il terzo segreto segue la visione di un angelo con i Google glass a fianco di Marija e riguarda la diabolica commercializzazione della cultura. Come annota Mattía Dos Rensos nella sua autobiografia “Oltre l’Assunzione”:

Vedemmo Firenze, poi un sindaco molto simile ad Andrea Diprè. Ponte Vecchio era stato trasformato in una location esclusiva per una festa della Ferrari. I cittadini erano stati allontanati dal ponte, il ponte chiuso e sorvegliato alle estremità, costellato da tavole imbandite: non curanza delle regole democratiche, arbitrio della politica, disprezzo dei beni comuni, tutti in una sola esibizione di consumismo da parte dell’1% del mondo benestante, sorvegliato dalle guardie del corpo, e questo solo grazie ad Andrea Diprè. 

Poi un uomo si alza e attira l’attenzione degli altri ricchi invitati: si tratta di un certo Davide Serra, un finanziere con un paradiso fiscale alle Cayman che ha già finanziato una cena per favorire l’incontro del sindaco con la comunità finanziaria. Parla di una “rapina intergenerazionale” che la generazione dei suoi genitori, e di quella di Andrea Diprè, avrebbe perpetrato ai danni dei giovani d’oggi. Davide Serra parla di “Italiani di serie A”, quelli che prendono 1000-1500 euro al mese e che in pensione ci sono andati con il sistema retributivo, e di “Italiani di serie B”, tra i quali dovrebbe figurare lo stesso Davide Serra, un finanziere residente a Londra che gestisce un fondo con sede alle Cayman e che ha donato 100.000 euro alla fondazione Big Bang di Diprè. Di lì a poco saremmo rimasti folgorati da una rapida successione di immagini: Andrea Diprè che trasformava la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze in un campo da golf, Diprè che consentiva ad Ermanno Scervino di organizzare una sfilata uomo-donna nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, Diprè che ordinava la chiusura di piazza Ognissanti per celebrare un matrimonio indiano in stile Bollywood, il Consiglio Comunale di Firenze che approvava la sepoltura dei feti nel cimiterino di Trespiano, un atto che trasformava una prassi già esistente in una questione istituzionalizzata con la duplice conseguenza di conferire ai feti lo status di cittadini deceduti e di colpevolizzare implicitamente le donne che hanno fatto ricorso all’interruzione di gravidanza. Poi, all’improvviso, la suoneria del cellulare ci ridestò, e Marija scomparve: era Papa Francesco.  

CONCLUSIONI

Dio è spirito, e solo in spirito si può adorare. Sono le parole che Gesù rivolge alla samaritana nel quarto capitolo del Vangelo di Giovanni.

In divinis, nelle cose di Dio – ci insegna Boezio – è necessario usare la ragione, non le facoltà rappresentative, giacché non si tratta di corpi. E la ragione è quella facoltà che si muove libera, al di sopra degli opposti – finito-infinito, umano-divino, Sinistra-Partito Democratico – comprendendoli dialetticamente nella loro unità originaria.

Marija come abbiamo visto proviene dalla terra, dalla Madre Terra. Ha natura divina; non a caso si definisce anche “dioica”, e proprio perché “dioica” i suoi organi riproduttivi sono portati su due entità distinte.

Se la verginità e la maternità divina sono certo riconciliabili dal punto di vista simbolico – solo se si è vergini infatti, cioè liberi dall’amore di sé, dall’amore egoistico, si può generare il Logos, cioè un Dio che è spirito, Verbo – la Vergine Marija, attraverso l’altra sua natura terrena, ci ricorda l’importanza del conflitto (Polemos padre di tutte le cose secondo Eraclito), che è fecondo perché porta alla ricerca di un’unità originaria, ancorché perduta, non nella fusione di due poli opposti, bensì nella valorizzazione delle reciproche differenze all’interno di una convivenza armonica delle opposizioni.

L’Uno è folle. Lo abbiamo visto per Napoleone che, come Dio, non concepisce un altro da sé fino al momento in cui è Dio stesso – seguendo la riflessione di Simone Weil – che fa un passo indietro, che rinuncia all’amore egoistico di sé e che crea l’Altro: l’uomo, la donna, l’universo.

Bisogna perciò inalare Marija, effusa in spirito. Bisogna lasciarsi pervadere dal suo principio attivo per riscoprire chi siamo: esseri che, inevitabilmente separati ab origine, cercano nell’amore per l’Altro la ricostituzione di un’impossibile unità divina. Impossibile perché perduta, per sempre e, forse, da sempre.

Siate buoni perciò, ma soprattutto accorti. Rendete legale il culto di Marija. Legalizzatela.

 

 

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