Una sentenza da terremoto

Della vicenda Errani, della condanna e delle dimissioni non è importante solo il fatto in sé e per sé ma anche gli effetti che si porterà dietro. Perchè qui il problema non è la caduta, ma l’atterraggio.

La vicenda giudiziaria. Errani finisce sotto processo con l’accusa di falso ideologico in atto pubblico: l’accusa è di aver rilasciato una dichiarazione menzognera nella vicenda Terremerse, in cui la Regione finanziò la cooperativa del fratello di Errani, Giovanni, per la cifra di un 1 milione di euro. Errani e i funzionari responsabili della redazione del memorandum inviato agli inquirenti vengono assolti in primo grado perchè il fatto non sussiste ma la corte d’appello ribalta invece la sentenza e condanna a un anno il Presidente, a un anno e due mesi i due funzionari.

La descrizione di un attimo. “Mi dimetto ma nel farlo rivendico il mio impegno e la mia onestà”. Con questa frase Errani archivia 15 anni di governo in una delle regioni chiave per l’economia e la politica italiana. Errani è una figura chiave per l’Emilia Romagna: per ben tre mandati (con il limite fissato a due, anche se con una legge non retroattiva, promulgata solo al termine della sua seconda legislatura) siede sullo scranno più alto di viale Aldo Moro e ciò gli permette di plasmare la macchina amministrativa emiliano – romagnola secondo la sua sensibilità, ora riuscendo a rispettare e valorizzare le autonomie locali, ora facendo della fermezza e del decisionismo lo strumento su cui far leva per rinsaldare i ranghi del partitone che lo sostiene. Al di là delle valutazioni politiche, resta il fatto che ora il sistema-Errani è acefalo del suo stesso ideatore in un momento cruciale per il territorio.

Rotolano due teste al prezzo di una. Errani oltre che presidente della regione è anche dal 2012 commissario delegato per l’emergenza. Quando a maggio la terra trema tra Finale Mirandola e Rovereto le leggi per le catastrofi naturali sono zero. A Errani viene conferita massima capacità di agire, e così dalla regione iniziano a susseguirsi centinaia di ordinanze per la ricostruzione mentre la delegazione regionale, che lo vede spesso a Roma in prima linea, è un giorno sì e l’altro pure alla ragioneria di Stato, con il preciso intento di portare a casa tutto quello che si può per la ricostruzione dell’Emilia, in uno scenario politico nazionale commissariato dal rigore di Monti e della UE. A oggi sappiamo tutti com’è andata: la ricostruzione è difficile e complicata per la quantità di ordinanze e quindi di burocrazia a cui sindaci, privati e imprenditori devono sottostare. Ma anche qui un dato è certo: è Errani la mente del progetto ricostruzione emiliana. Ricostruzione che è tutt’altro che finita, cosa che invece si può dire della funzione di Errani visto che “ai fini del decreto i presidenti delle Regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto operano in qualità di Commissario delegato”. Ergo, se non sei Presidente, non sei nemmeno Commissario.

Il PD perde il suo collante. Quando il partitone apprende la notizia è già troppo tardi. Le dimissioni sono state annunciate e in casa dem su una cosa sono sicuri: se Errani dice una cosa, poi non se la rimangia. Per dire quanto sia importante la persona di Errani per il PD basta ricordare cosa disse Matteo Renzi all’indomani della sua sconfitta che consegnerà il partito a Bersani: “Devo ringraziare una persona […] il Presidente Errani che anche nei momenti più accesi e di scontro è riuscito a farci dialogare”. Senza salire mai alla ribalta e senza approdare troppo spesso al Nazareno Errani era ed è ancora uno dei plenipotenziari in casa Pd. Forse ora qualcuno se la sta ridendo sotto i baffetti. Ma questo non è dato saperlo.

L’eredità di Vasco. Per primi si muovono i deputati PD emiliano – romagnoli.  Poi via via esponenti locali e nazionali dei democratici. Errani ci ripensi è il mantra che viene ripetuto da più parti. Ma in realtà si sta già guardando al successore di Vasco. Si alternano i nomi di Bonaccini o di Richetti anche se la logica dell’alternanza (almeno formale) potrebbe far convergere la decisione su una figura femminile di spicco come l’attuale vicepresidente della Regione Simonetta Saliera. Una cosa appare però certa: difficile arrivare a una decisione con lo strumento delle primarie perchè dal momento in cui Errani formalizzerà le sue dimissioni ad ottobre, mese papabile per le elezioni, i tempi diventano strettissimi considerando anche che la pausa estiva non è il periodo ottimale per le campagne elettorali.

La parola fine ancora da scrivere. Solo una cosa è certa: Vasco Errani conclude il suo mandato in Regione con un anno di anticipo. La vicenda giudiziaria si chiuderà invece con la decisione della Cassazione che valuterà se il processo al governatore si sia svolto secondo il normale iter giudiziario. Tuttavia – e questa forse la cosa più importante, che ci si dimentica sempre in casi come questi – Errani è e rimarrà colpevole di falso ideologico, qualunque sia la decisione della suprema corte (a meno che questa non rilevi irregolarità durante il processo e il giudizio in appello). Una convinzione questa che forse anche l’uomo Errani ha già messo in conto: e mentre si grida allo scandalo sulle immunità, dopo la bagarre tra voto palese e voto segreto per dare l’autorizzazione a procedere nei confronti di imputati eccellenti, Errani dimostra come alcune discussioni sono sterili tanto quanto lo è la politica quando abdica agli slogan elettorali: quello che manca in Italia non è una legge che possa far dimettere chi vuole rimanere a tutti i costi attaccato alla propria poltrona. Quello che manca sono gli uomini capaci di farlo.

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