Il Partitone Acefalo

Le primarie del centrosinistra aperte dal palcoscenico di Bologna hanno fatto perdere la testa al PD emiliano – romagnolo.

In attesa delle probabili “regionarie” via web del Movimento 5 Stelle (e anche del centrodestra come auspica il leghista Pighi?), i riflettori estivi si sono tutti concentrati sulla telenovela estiva del partito di Renzi.

Il partitone, che da sempre amministra questa regione, si è trovato orfano dei suoi punti di riferimento, in primis Errani, che sapevano far dialogare le due (e più) anime del Partito Democratico e che sapevano tenere unito un gruppo eterogeneo anche nei momenti più aspri.

Non è un caso che non solo in Emilia – Romagna ma anche a Roma non si sia riusciti a trovare la quadra per il dopo Errani, segno della mancanza di una guida autorevole capace di tenere a freno le ambizioni personali dei Dem.

Una sorta di liberi tutti, fatto di fughe in avanti, passi indietro (pochi), comitati pro “questo e quel” candidato sui social network.

Risultato: a oggi i candidati alla presidenza della Regione sono cinque e tre di questi sono modenesi. L’assenza di una regia capace di conciliare i vari personalismi si era già fatta sentire con quel “sbrigatevela da voi” di Renzi che ha fatto correre le voci più disparate sugli eventuali candidati durante queste ultime settimane. A quel punto l’unica figura titolata a trovare una figura condivisa e condivisibile nella rosa degli attori in campo era intento a chiedersi cosa avrebbe fatto da grande. Nessuno però si sarebbe aspettato che a questa mancanza si sarebbe aggiunta anche il silenzio del PD modenese con una segretaria che, in perfetta linea con il suo omologo regionale, stava chiedendosi se non fosse il caso di candidarsi quantomeno per un posto da consigliere in via Aldo Moro. E quando gli arbitri diventano giocatori non è facile capire né come andrà la partita né quando finirà.

Si parla già di una sfida a due Richetti – Bonaccini, due personalità di peso, due candidati molto vicini alla galassia Renzi.

Il parlamentare di Fiorano, purosangue di razza renziana, inizia la sua scalata nel 2010 quando diventa presidente dell’assemblea legislativa regionale. Da qui comincia una grande stagione di successi e adii prematuri per l’ex – segretario della Margherita Richetti: nel 2012 saluta la regione e corre per le primarie modenesi che lo catapultano direttamente in Parlamento. Ma la nostalgia di casa è troppo forte e Matteo decide allora di ricandidarsi, questa volta per guidare la Regione. Nostalgia che i più sperano possa durare, in caso di vittoria, almeno per altri cinque anni.

Il vero candidato forte è però Stefano Bonaccini, numero 1 del partito regionale, in segreteria con Renzi e modenese pure lui, che con una mossa a sorpresa annunciata da mesi e mesi (fin dalle primarie per la scelta del sindaco a Modena) fa sapere che sarà della partita perchè, riflette, “non c’era, nel panorama, un nome che univa”. Chi meglio, quindi, del segretario regionale, a cui certo le personalità del partitone – almeno formalmente – non possono dire di no.

E se fino a pochi giorni fa la sorpresa vera era la candidatura di Palma Costi, unico nome modenese e unica donna nell’agone politico dei Dem e non solo, adesso il campo della nostra provincia appare curiosamente affollato da competitor che giurano che mai e poi mai si assisterà a una guerra fratricida.

In questo intricato giro di valzer, viene da chiedersi se l’elettore e cittadino emiliano – romagnolo sia realmente interessato alle motivazioni di questa improvvisa proliferazione fungina di nomi. C’è da scommettere che le ragioni che hanno spinto così tante personalità a scendere improvvisamente in campo, al cittadino comune non importino un fico. E a questo punto, ai candidati rimane solo la proverbiale foglia.

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