The Cider House Rules

di Mattia Marchi & Andrea Sacchetti

Di primo impatto, con le sue immagini sbiadite e le fedeli ambientazioni anni trenta e quaranta, il film  The Cider House Rules può apparire come una pellicola troppo vecchia per poter essere verosimile. Non appena però Homer arriva nella casa del sidro, lo spettatore si trova immerso nella profonda riflessione morale che l’opera porta in seno.

La trama della storia procede lenta ma la caratterizzazione dei personaggi è un elemento dinamico, in rapida evoluzione con una serie di dettagli, di intrecci, di collegamenti dei quali è lasciato all’osservatore il privilegio dell’interpretazione.

Ben presto quindi ci si rende conto di come il film si presti ad un più generale approfondimento sul significato della legge, quella civile ma ancor più quella biblica. Le regole richiamano un mezzo Decalogo: come il Decalogo sono scritte in forma di punti, presentano ripetizioni che possono sembrare pleonastiche e soprattutto sono dettate da un’entità esterna e non del tutto conoscibile. Per quest’ultimo motivo non sempre sono fatte proprie e più facilmente si prestano ad essere infrante.

Il film narra anche di come la legge da sola non possa spingere l’azione, piuttosto lo fa l’esempio e nella tradizione giudaico – cristiana, Cristo rappresenta l’esempio che supera la Legge. L’Emanuele umanizza la Legge, per fare una similitudine con il film: è quel legislatore che da lontano si trasferisce nella Casa del Sidro e lì condivide il lavoro con gli altri operai. Cambia la visione della sua autorità, cambia il modo di interpretare la prescrizione: essa viene da uno di noi; cambia la legge stessa: non più scritta e trasmessa su un supporto inanimato ma vivente, come dice il profeta: “Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò nel loro cuore” (Ger: 31, 33); cambia la possibilità di viverla perché è innanzitutto un esempio. Mentre l’eccessiva adesione alla legge può condurre a sterilità, sull’esempio c’è possibilità d’azione e si possono innestare opere feconde: “Abbiamo creduto anche noi in Cristo Gesù per essere giustificati per la fede in Cristo e non per le opere della Legge; poiché per le opere della Legge non verrà mai giustificato nessuno.”. Questo passo chiarisce che, sebbene sia importante, qualcosa viene prima della Legge: la fede, concetto ribadito più volte anche nel Vangelo di Luca: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!» dice Gesù alla peccatrice in casa di Simone. Solo la fede testimonia la consapevolezza che nessuno si salva da solo, dunque della necessità della relazione.

Anche nel piccolo della nostra opera cinematografica si è notato come le relazioni vengano approfonditamente caratterizzate e costituiscano l’essenziale motore della trama. La relazione conserva il ricordo dell’esperienza vissuta e racchiude il desiderio per le possibilità future, questo secondo aspetto ha in Mary Agnes quasi una personificazione. Può diventare un possesso ossessivo, si pensi a Mr. Rose, o l’amore paterno di Dr. Larch. In ogni caso, mai si cancella: le regole e le leggi possono essere gettate in una stufa e lì guadagnare l’anonimato della cenere, le relazioni no: o perché continuano per sempre in una vicinanza anche fisica oppure, se talvolta questo aspetto finisce, restano perché ci hanno fatto diventare ciò che siamo e, da lontano, guidano le nostre scelte.

 

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