[Love Talking] Gli occhi della violenza

Il 25 novembre è stata la giornata mondiale contro la violenza sulle donne e con questo breve racconto vorrei mettere in luce le dinamiche psicologiche e sociali che sono alla base di tale fenomeno. I personaggi portano nomi casuali e sono frutto della mia fantasia. I fatti sono purtroppo verosimili.

Federica: “Io e Marco siamo sposati da ormai vent’anni. Abbiamo anche una figlia, meravigliosa, molto più simile a lui di quanto creda. Ricordo ancora  la prima volta che lo notai: era il primo anno di medicina e, durante la lezione di anatomia, Marco fece una domanda che nessuno capì, nemmeno la professoressa. Io, figlia di medici, a medicina più per imposizione che per vocazione; rimasi presto affascinata dalla forza e dalla testardaggine con cui era solito vivere la sua vita. Dopo cinque anni di corteggiamento finalmente ci fidanzammo. Decise lui quando sposarci e a me andò bene. Lo amavo tanto e anche lui diceva di amare me. Era solito dire che ero il suo angelo, colei che gli ha insegnato che non era sempre necessario lottare contro tutti per ottenere ciò che si vuole. Ero la sua salvatrice.”

Marco: “Federica è l’unica donna della quale non ho mai avuto paura. Era sempre così pronta ad assecondarmi che sono finito per innamorarmi di questa sua dolce assertività. Vengo da una famiglia umile e sono cresciuto circondato da amici ai quali dovevo sempre dimostrare di meritare il loro rispetto, quasi come se fosse in discussione il mio ruolo di maschio.  Per questo, a loro, non ho mai parlato di come Federica mi facesse sentire e di quanto fossi innamorato di lei. Raccontavo invece di come la possedessi, di come lei, si lasciasse divorare: a volte tutta in un boccone, altre volte a piccoli pezzi, sempre come volessi. Quando nacque Giulia mi parve di perdere di ascendente nel gruppo, di mancare improvvisamente di polso, come se mi fossi lasciato fregare ed ora non meritassi più il ruolo di capo branco . Ovviamente nessuno mai mi disse niente di simile, ma io lo sapevo e saperlo mi bastava. Giulia cresceva, tale e quale a sua madre; e Federica, dopo la maternità, trovò lavoro come cardiologa nella clinica di suo padre. Io intanto, con la mia specializzazione di radiologo, cercavo di farmi strada fra i mille concorsi per un posto pubblico. Lottavo e sgomitavo ma, a differenza dei ragazzi, gli adulti non si piegano con orgoglio e prepotenza. Trovai così scontri e fallimenti, mentre Federica scalava la vetta del successo raccogliendo fama e compiacimento. Io, precario, con una moglie in carriera che guadagna addirittura più di me. Gli amici avrebbero senz’altro riso: non ero più credibile.”

Federica: “Ancora una volta, oggi, Marco non è riuscito ad ottenere un posto nella clinica di un amico di papà. Hanno detto che ha le capacità, ma per il suo temperamento collerico non è adatto al lavoro in equipe. Inizio ad aver paura per lui perché sembra stia perdendo il controllo della sua vita e la sicurezza che tanto ho amato. Qualche mese fa, gli dissi di aver ottenuto un aumento, convinta di tranquillizzarlo e aiutarlo a vivere più serenamente la sua condizione di precariato. Invece si arrabbiò molto: tirò la tovaglia apparecchiata rovesciando piatti, bicchieri e facendo un gran fracasso. Mi disse che non ne poteva più dei miei successi e che, se solo avesse avuto pure lui il babbo medico, avrebbe certo fatto meglio di me. Qualche sera più tardi disse che la cena era fredda e mi schiaffeggiò. Da quel momento sono terrorizzata che possa fare qualcosa a me o alla bambina. Ho ormai imparato che quando entra nel vialetto con l’auto e spegne il motore prima che la macchina sia ferma, sarà una serata no. Metto quindi a letto la bambina e cerco di apparecchiare la tavola per la cena, ma purtroppo non sempre ci riesco. E se non riesco sono botte. Botte, sputi, urla, schiaffi e pugni. Domani ho una riunione importantissima: sembra che il papà voglia farmi rilevare la clinica per aiutarmi anche economicamente in questa situazione. In più dice che sono la miglior cardiologa che abbia mai lavorato con lui, dice che è fiero di me ed io sento finalmente di trovarmi sulla strada giusta, sento finalmente la vocazione. Sono entusiasta e stasera andrò dalla parrucchiera e in centro a comprare un vestito per l’occasione. Vorrei uscire con Marco stasera, spero che questa notizia lo sollevi. Vorrei festeggiare con lui.”

Marco: “Non so badare ad un figlio, non so cucinare, non so lavare i piatti o fare una lavatrice. A casa mia faceva tutto mia mamma. E qui lo ha sempre fatto Federica, prima che il lavoro diventasse la sua unica ragione di vita. Con tutti quei successi poi…Non capisce che è solo una raccomandata? Non si rende conto che non vale niente? Mi sento sempre meno credibile come uomo e come leader. Devo assolutamente riprendere il controllo.”

Federica: “Arrivo a casa elegante e con il nuovo taglio ai capelli. Marco va su tutte le furie. Dice che sono sua ed è lui a dover decidere come e quando devo tagliare i capelli. E’ fuori di sé. Mi spinge a terra, urla, mi tira i capelli. Con le suole delle scapre mi pesta sulla schiena e con le mani, ferocemente, mi strappa il vestito. Ero il suo angelo ed ora, senza chiedere il permesso, mi sveste dell’unica cosa che mi è rimasta: la dignità.”

Il giorno dopo, quando Marco incontrò gli amici, sembrava tranquillo, era apparentemente normale. Parlò, sorseggiando una birra, del battibecco con Federica la sera prima, ma non proferì parola sulla violenza effettuata. Nessuno per strada, al lavoro, al bar e nemmeno gli amici riconobbero Marco come violentatore. Le statistiche dicono che una donna su quattro subisce violenza una volta nella sua vita, portando segni fisici e psichici indelebili. Gli uomini sono invece irriconoscibili. Sono apparentemente normali, proprio come Marco. La nostra cultura è infatti storicamente e antropologicamente al maschile: l’uomo non piange, non piega i polsi mentre parla, non accavalla le gambe e non parla dei propri sentimenti. Un uomo si trova spesso incatenato in questi cliché e, se prova a liberarsi dallo status, sente il giudizio e la minaccia degli altri maschi. Sente di perdere il controllo. E un uomo su quattro per riprenderlo agisce violenza.

Written By
More from mattia marchi

[INDIEretta] This is from Matilda

Matilda è senza dubbio uno dei pezzi più belli e coinvolgenti degli...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *