Giudizio Universale 2015: I dischi dell’anno

PREMESSA

Guardando indietro alle mie precedenti classifiche, ho notato due/tre cose di cui non potevo non tener conto per questa edizione.

Primo: ho sempre preso queste classifiche troppo, dannatamente troppo, sul serio, quasi come un testamento ai posteri, con l’ossessione di non finire come quelle squadre che fanno un gran calcio, lottano col sangue, perdono uno a zero straimmeritatamente al 94esimo su rigore (inesistente se l’avversario è la juve) e negli almanacchi rimane un laconico e approssimativo 1 a 0. Secco. Chissenefrega di come ti sei battuto. Hai perso e passi alla storia da perdente. Anche meno.

Secondo: l’influenza del periodo, delle persone che ho avuto e che ho attorno, che fortunatamente spesso sono le stesse, ma su cui ovviamente pesano mancanze determinanti, hanno segnato troppo e spesso anche male le mie classifiche, compresa la volontà di ascoltare tutto quello di cui si è straparlato, anche quando non si è trattato di una naturale scoperta o un curioso approccio spontaneo.

Terzo: il rimorso di aver anche solo per mezz’ora creduto bel debutto dei LO-FI FNK tanti anni fa, averli passati in radio e aver pagato per il peggior live da me mai visto è un’onta da cui non riesco a liberarmi. E ora è paura.

Procedendo dichiarate di aver letto, compreso, sottoscritto e dimenticato le premesse. si inizia:

DECIMO POSTO
godblesscomputers – veleno (white forest records + fresh yo!)

Stavo per incaponirmi sul fatto che in due anni il buon Lorenzo non ha mai trovato un’oretta per registrare un mixtape per il mio radio show e mi sono mezzo offeso. Passi anche il livello di diabete che raggiungo quando leggo certi suoi status, ma, diamine, ha sfornato un bel disco e questa non è una gara di simpatia. La versione in vinile valorizza la naturale profondità dei suoni, esaltando lo spettro di frequenze organiche messe insieme tra field recordings e campionamenti. Bravi, bravissimi, quelli di Fresh Yo! e White Forest Records, per aver creduto e investito in 12” di eccellenza italiana, raffinata dal grande Calugi alla parte grafica.
Doveroso.


NONO POSTO
nightmares on wax – now is the time (warp records)

Si tratta di una raccolta, ma i 25 anni di fedele collaborazione tra Dj Ease e mamma Warp Records non possono passare inosservati nel resoconto dell’anno. Il meglio di un quarto di secolo vissuti tra innovazione e coerente dedizione alla qualità. Dai primi esperimenti al campionatore fino alle ultime tracce imbastardite dalla nuova residenza ibizenca del nostro eroe, è tutto in un prezioso cofanetto diviso in due vinili, due cd e un libro fotografico strappalacrime, strictly for floppy disk warriors. Artwork by LaBoca e remix da Morgan Geist, Special Request, Mr Scruff.. insomma, la copia autografata è qualcosa di imperdibile per il sottoscritto.
Idolo.


OTTAVO POSTO
moodymann – moodymann (kdj)

Chiarisco immediatamente: mi serve menzionare questo disco per marchiare a fuoco un ricordo indelebile di questo 2014:
Kenneth Dixon Jr. (in partnership con Floating Points per una durata totale di ore 4) è responsabile diretto e supremo della miglior serata danzereccia da me ballata in quest’ultima giravolta terrestre attorno al sole. Eravamo io, Gianni Minà, la Donatel, Tommerda e cuore matto Moreno, eravamo a Fort Punta Christo, Croazia, Outlook festival giorno 4 di 5, Eglo records stage. Aldilà dei gettoni al bar che andavano come fiches al tavolo da gioco, siamo caduti uno a uno sotto i colpi di una selezione a tratti fin troppo ruffiana, ma tenuta magistralmente in piedi da un approccio tanto scazzato quanto sopraffino. Downtempo trip hop funky groove soul 4 to floor tutto sintetizzato nell’omonimo album autoprodotto.
Compagno.


SETTIMO POSTO
clap! clap! – tayi bebba

Tayi Bebba è un altro disco al quale va necessariamente associata l’esperienza live. Perchè Cristiano Crisci, classe 1981, è da quando si è battezzato Digi G’Alessio che non risparmia un colpo. Alle volte è sembrato persino troppa la quantità di materiale prodotto tra free DL, ep, beat tapes.. Cristiano è un ragazzo spontaneo, molto intelligente e sarebbe una forzatura disumana interrompere anche solo per un momento la sua frenetica energia. Beh non c’è che dire Cristiano con Clap! Clap! ti sei sparato un gran viaggio, in una terra immaginaria tanto lontana quanto intimamente tua, nella rielaborazione unica e travolgente dei suoni e delle visioni voodoo. Un’onda sonora fatta di pazienza, dedizione e meritato successo. Gilles Peterson si è ribaltato dalla poltrona.
Unstoppable.


SESTO POSTO
tempelhof & gigi masin – hoshi (hell yeah recordings)

Perfetto.
Dopo le sfuriate afrodigidub di Clap! Clap! torna la pace, ma non si smette di vagare. Non per niente la prima traccia di Hoshi, album nato dalla collaborazione tra il duo nostrano Tempelhof e l’immenso Gigi Masin, porta il titolo di Jolla, e i gourmet più raffinati hanno già capito dove si va e come si viaggia.
Siamo stati la nazione capace di distruggere (nuovamente) Pompei, di coprire la nostra capitale con un’onta indelebile di mal’affari e porcherie, ma in un solo anno abbiamo donato al pianeta intero due concept album di una qualità inarrivabile.
Questo a mio parere è il migliore, le atmosfere eteree, le percussioni distanti e discrete, sono quanto più vicino alla mia idea di hopeless romanticism, per un disco che avvolge con delicatezza e sagace maestria. Non c’è una nota che non sia stimolante, che non ravvivi un ricordo o scateni una nuova curiosità.
A me subito ricordava affettivamente quel bel B. Fleischmann di Welcome Tourist su Morr Music, ma immediatamente mi viene anche da dire che “gli piacerebbe a Bern, gli piacerebbe un bel po’!”
Disco italiano dell’anno senza dubbio alcuno con grande merito di Hell Yeah Recordings.
Toghi.


QUINTO POSTO
monsoonsiren – falstrati (project:mooncircle)

Baro: è un EP e uscirà il 20 gennaio, se ci sono problemi prego rileggere le premesse. Scegliere l’ottimo lavoro di Nathan Menon aka Monsoonsiren per questa selezione di fine anno, è la mia personale logica conseguenza alla passione per i lavori di James Blake e Oliver Tank mai celata e mai passata. C’è poco altro da dire se condividete il feeling già sapete.
Cinedelico.


QUARTO POSTO
leon vynehall – music for the uninvited (3024)

Ok ho barato di nuovo, è un altro EP e per questo sta giù dal podio, ma vuoi per la durata, vuoi per la varietà di atmosfere che vengono ricreate in questo delizioso doppio vinile, Leon Vynehall merita più che una menzione di fine anno. Dalla peak time track infallibile in ogni set [It’s just (house of dupree)], all’eterea nostalgia dei momenti più parchi e riflessivi (Inside the Deku Tree), il nostro eroe sa ben confezionare misture ricche e sapientemente impastate, con quel calore da nastro analogico che, come quando fu ospite al Vibra club di Modena (tnx Apx & Laika tutti), sa riversare magistralmente sulla pista letteralmente ipnotizzata.
Capostile.


TERZO POSTO
daisuke tanabe – floating underwater (kì records)

Prima di settembre, quando ho ricevuto il promo di questo disco dalla Kì Records di Christian Löffler (aka golden shower gratuita para todos), ignoravo, colpevolmente, la bravura e il talento sopraffino del giapponese Daisuke Tanabe. Floating Underwear è un lavoro eclettico, intelligente e, anche in questo caso, con la giusta propensione al viaggio. Impossibile non considerare con insistenza questo album per la trasmissione radio. Mi sento di consigliarlo ai fan di Shigeto e Ghostly gang tutta, per un ulteriore prova di moderno turismo lisergico.
Talento.


SECONDO POSTO
lone – reality testing (r&s)

Per la gioia di un controproducente arrivismo secondo cui va premiato il nuovo, il nuovo, solo ed esclusivamente il nuovo, questo stupendo lavoro di Lone per R&S è finito, a mio parere, troppo presto a prendere polvere. Certo è maturato in tanto tempo e il singolo Airglow Fires risale all’annata precedente, ma credo sia prevalso in maniera eccessiva un atteggiamento del tipo “ah si lui ok conosco ciao bello avanti il prossimo”. Ma non funziona come i chewing gum fratelli, le cose belle durano e questo disco è solo all’inizio del suo fondamentale apporto al nostro buon umore.
Maestro.


PRIMO POSTO
run the jewels – run the jewels 2 (mass appeal/sony)

Semplice: perché me l’hanno detto il Cecc, il Nocc & the fuckin’ Tina Turna, e se non sai chi sono levati.
Perché quando leggo Zack de la Rocha si riaccende il loser liceale che non è mai morto nelle mie braghe.
E, ultimo ma non meno importante, finalmente un disco del genere in testa alla classifica della mia amata e martoriata Radioantenna1, un evento con lo stesso impatto dell’esordio della Serracchiani in quel mitico speech in cui dava contro tutto il sistema partito in cui adesso sguazza come the shit int’o cess. Un po’ come certo underground contro certo mainstream che non si sa dove finisce l’underground e dove inizia l’energy drink. C’est la vie.
Sabotaggio.

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