Charlie Hebdo spiegato ai ragazzi

Venerdì 30 gennaio ho accettato l’invito di un amico professore, Luca Gherardi, e ho partecipato all’assemblea autogestita dell’Istituto Baggi di Sassuolo. Insieme abbiamo moderato un dibattito aperto a tutti gli studenti sul tema, attualissimo, intricato e scottante all’indomani della strage di Charlie Hebdo, della libertà di pensiero. Al suono della campanella la platea dell’aula tematica si riempie in fretta, e notiamo subito quanto l’argomento interessi alle ragazze e ai ragazzi di fede musulmana. I primi interventi provengono proprio da loro.
Iniziamo con una domanda “tecnica”, ma molto interessante. Una studentessa chiede se ci possiamo fidare dei mass media. Tentenno un po’, sorrido, raccolgo le idee e spiego come la vedo io. E cioè che finché ci sono garantiti alcuni strumenti comunicativi fondamentali, non corriamo pericolo. Questo non significa coprirsi gli occhi di fronte alle storpiature delle notizie fatte per rispondere alle esigenze del potere politico, oppure illudersi della raggiunta trasparenza dell’informazione nei paesi occidentali. Significa essere consapevoli di potere – e quindi dovere – costantemente informarsi e discutere di quello che leggiamo e confrontarlo coi problemi che viviamo. E non dimenticare che lo scopo di un’informazione libera e usata con cervello è quello di fornire gli strumenti per esercitare al meglio il diritto di voto. Perché in fondo c’è sempre una scelta da compiere.
Proseguiamo con un piatto ricco e succulento, che chiamo: dietrologie. “Non vi sembra strano che…”; “Nel video non si vede…”; “Hanno detto che, ma secondo alcuni…”. Mmmh, ecco, no. Ti fermo subito, e ti spiego perché. Né io né qualcun altro possiamo negare un’affermazione non vera. Come posso dire che una cosa che non è successa non è andata come mi racconti? Mi dirai che sono solo io a dire che non è successa. Ma il compito di dimostrare qualcosa di diverso da quello che è accettato per vero è tuo, non mio. Da Galileo in avanti la scienza e la conoscenza in generale hanno questo compito: dimostrare delle tesi. E tra le spiegazioni che diamo a un fatto prediligiamo quelle più semplici. Si chiama Rasoio di Occam. In estrema sintesi: non andiamo da nessuna parte se ragioniamo con gli schemi del possibile o del verosimile e ricerchiamo soluzioni complicate. Dipingiamo scenari affascinanti, ma di certo non arriviamo alla verità. Il dibattito si accende e alcune ragazze incalzano su quello che sembra essere il problema più pressante per i cittadini di religione musulmana. La disparità di trattamento tra ebrei e musulmani in materia di libertà di pensiero. Capisco la preoccupazione, alimentata da episodi come l’arresto del comico Dieudonné per “apologia di terrorismo”; Dieudonné che, in passato, aveva dovuto cancellare alcuni spettacoli per le sue battute antisemite. Perché i cittadini di religione ebraica godono di tutele che non vengono riconosciute ai musulmani, offesi dalla pungente satira francese? Per rispondere dobbiamo cogliere le radici dell’antisemitismo, che vanno ben aldilà della sfera religiosa e affondano in pregiudizi millenari, che nel corso della storia si sono trasformati in atroci delitti razziali. Gli stati non possono dimenticare gli orrori del passato, e li trasformano in crimini da perseguire. L’antisemitismo, come il razzismo e il negazionismo, sono crimini di questo tipo, consegnati dalla Storia e impossibili da trascurare. Ma i ragazzi sono svegli, e in un attimo l’interrogativo esce dai confini francesi e da quelli occidentali per spostarsi in Palestina, dove le ragioni di un popolo vengono sistematicamente negate in nome di un nazionalismo fanatico che sembra essersi dimenticato della tragedia che lo ha riconsegnato alla terra promessa. Purtroppo questo è un tema che dobbiamo lasciare alla prossima assemblea!
Non mancano naturalmente scambi appassionati, dopo i quali il prof. Gherardi ricorda a tutti che è la nostra Costituzione a imporre tanto il principio della libertà di espressione quanto quello della laicità dello Stato. È compito di tutti noi cittadini godere delle libertà “occidentali” praticando allo stesso tempo il rispetto per gli altri. Per quanto i dibattiti di oggi assomiglino ai dibattiti affrontati dagli studenti all’indomani dell’11 settembre, i ragazzi hanno una ricchezza in più: vivono in una società già multireligiosa, multietnica, multirazziale. E questa è la ricchezza dell’Italia di oggi. Possiamo scegliere di continuare a temere e insultare chi è diverso da noi: terroni, extracomunitari, omosessuali. Oppure fare qualche passo in avanti ed affrontare le sfide del presente, in una società naturalmente cambiata. Per farlo abbiamo a disposizione una grande carta costituzionale e il rispetto che dobbiamo e che ci è dovuto. L’ultima parte della mattinata è dedicata alla ricerca della verità. Nel senso: come facciamo a trovare la verità, oggi che siamo bombardati dalle informazioni? È possibile arrivare a una verità “vera”, più o meno condivisa? Dopo un’intensa mezz’ora, trascorsa dribblando alcuni argomenti imperscrutabili e retrò, Jessica, Chiara e Tazi arrivano a una conclusione. La verità è una costruzione ideologica, e confrontando posizioni che sappiamo a priori essere opposte possiamo affrontare le storpiature messe in atto dal potere che controlla i media, ma difficilmente possiamo arricchire la conoscenza della verità. La Verità è un’illusione. Tutto è interpretazione e manipolazione. Mi faccio un appunto mentale per il prossimo incontro: epistemologia, ingenuità e interesse.

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