Il punto sulla Grecia – vol. II

Devo scrivere l’ennesimo articolo sulla crisi greca, e vorrei riuscire a farlo – come ho tentato di fare in passato – cercando semplicemente di riportare dati, analisi econometriche precise e qualche considerazione politica di mero
buon senso. Ma come ho iniziato a battere i tasti del pc ho capito che non ce la farò. Sono tramortito dallo
tsunami di porcherie che vedo dichiarate dalla gendeh via social, e, nello specifico, quelle che più mi feriscono e fanno uscire di senno sono quelle che escono dalle tastiere di chi normalmente si definisce “progressista”. Per chi segue MUMBLE: da sufficiente tempo, sempre che abbia mai avuto la voglia e il tempo di leggersi per intero certe infinite disquisizioni su euro e affini, non devo ribadire quale sia la mia posizione sulla condotta dei governi greci, dall’entrata nell’EU all’inizio della crisi. Per tutti gli altri, le chiacchiere stanno in poco posto: la Grecia per anni ha vissuto al di sopra dei propri mezzi, contraendo debiti insostenibili e truccando i propri conti, con la (colpevolissima) complicità di certi colossi bancari (ciao GS). A livello politico – e sarebbe bene tenere sempre a mente che se si parla di macroeconomia, la politica è il convitato di pietra – non si poteva immaginare una Grecia getting away with murder. Un semplice haircut del debito senza chiedere nulla in cambio non avrebbe avuto alcun senso, si sarebbe creato un precedente, un azzardo morale. Una scelta completamente illogica, insomma. Per cercare di evitarla, si è fatto qualcosa di ancora più illogico. Ci si è fatti andare il sangue alla testa, ci si è reinventati popoli di duri e puri, di fedeli pagatori, di gente che nella storia non ha mai fatto crack e che ha sempre onorato i propri debiti, e che ora, dunque, dall’alto della propria integrità poteva permettersi di chiedere indietro tutto, al barbone levantino di turno. Peccato che la storia europea sia una storia di debitori insolventi, a partire proprio dai tedeschi; peccato che le bolle speculative le abbiano inventate gli olandesi, peccato che i francesi abbiano un record ormai cronico di “parametri europei” non rispettati. Vedo arcigni falchi del debito scagliarsi a suon di commenti contro chiunque esprima un timido sostegno verso il popolo greco, al grido di “incompetenti, straccioni, inetti, sperperoni, bisogna essere realisti e nella realtà i debiti si pagano”. Boh, okay. Anzi, no. Basta. Questa moda di allinearsi alle politiche di austerity di Schauble e Wiedmann ha stancato. Mi fa paura, quando arriva da gendeh de sinistra ma anche da gente che normalmente reputo di buon senso, perché mi pare spia di un imbarazzante e incomprensibile complesso di inferiorità nei confronti dei teorici del neoliberismo. Come se alla fine della fiera, la storia abbia dimostrato che le teorie economiche vincenti, in OGNI possibile situazione, fossero le loro. C’è un esercito di elettori di centrosinistra, ma più in generale di esponenti della classe media (con partite IVA e stipendi di 1000 euro risicati, che vivono a casa dei genitori o che ne hanno comprata una dando fondo alle eredità dei nonni), lì fuori, pronta a farsi crocifiggere in nome della compressione salariale, perché qualche analista della City che guadagna la pagnotta speculando, dice che è la cosa giusta da fare, e fa brutto dire che forse è una stronzata, sai mai che si passi per poveri, a quel punto non si avrebbe nemmeno più il coraggio di uscire di casa. Vai a spiegare che sono gli stessi teorici del neoliberismo (quelli che insegnano nelle università o fanno gli economisti in istituti internazionali, non quelli che devono difendere interessi di qualsivoglia guisa) ad aver cambiato rotta e iniziato a dire a chiare lettere che l’austerity greca, per come è stata attuata finora, si è rivelata essere una pistola puntata alla tempia. Un esempio su tutti, il capo economista del Fondo Monetario Internazionale, che in due paper ha dichiarato che il calcolo dei moltiplicatori fiscali imposti alla Grecia era completamente sballato:

http://www.imf.org/external/pubs/ft/wp/2013/wp1301.pdf

Ma eccoci arrivati al solito punto, quello dei chiarimenti. Perché di sicuro qualche invasato pro-austerity, leggendo avrà inveito: “SI MA I MIGLIARDI DELL’ITAGLIA?!?!1?”, “SI MA LE PENZIONI GREKE?!1?”. Ragazze, calme. Fossimo in esercito, vorrei essere il vostro sergente Hartmann e passare l’intero tempo dell’ispezione mattutina a schiaffeggiarvi: “Riprendetevi, isteriche! Con le vostre paranoie per l’esposizione europea al default greco, vi state scavando la fossa! Chi cazzo pensate lo pagherà quel debito? La fatina buona del cazzo? Pensate davvero che anche senza haircut non ci perderete soldi? Preferite perderne di più o di meno?!”. Davvero, vorrei poterlo fare.

Ma dicevo dei chiarimenti. Siccome non sono mai stato un lassista spendaccione da giocoleria alla Notte della Taranta, quando parlo di Grecia, tendo a dare per scontato che la necessità di riforme sia ovvia; è scontato che il sistema previdenziale greco vada cambiato, è scontato che vadano intraprese misure serie per la lotta all’evasione, è scontato che alcuni settori vadano liberalizzati, è scontato che la macchina pubblica vada snellita ed efficientata.

A quanto pare, non è scontato il come. La politica finora seguita è stata quella del succhiare sangue dalle rape. Immaginate che uno vi debba mille euro e continui a non darveli. Lo rapite, lo portate a casa e gli dite: “Bene, puoi restituirmi i 1000E senza interessi a ritmo di 0,30cents all’anno, ma in cambio devi ballare per me. E, bada, devi farlo bene. Adesso!”. E allora lui si mette a ballare. Come inizia, tirate fuori dal cuscino del divano una verga di faggio nodosa e iniziate a dargliela sui denti. Poi qualche calcio in pancia, un pugno ben assestato. Quando è per terra, palleggiate con la sua testa come il Maradona dei tempi migliori. Mentre lo fate, continuate a chiedergli stupiti: “Ma perché non balli, cazzo? Io sono così buono da farti estinguere il debito in cambio di un ballo e tu non balli? Te la cerchi proprio!”.

La morale mi pare ovvia, ma forse per alcuni non lo è: giustissimo fare le riforme, ma è difficile farle fare a un morto.

E ora la parte tecnica. Sarò sincero, oggi non ho proprio voglia di grafici, calcoli, tassi e cose simili. Mi limito a chiedere ai fanboy della Bundesbank, di buttare un occhio, di tanto in tanto, ai fondamentali greci. A quanto pare, secondo la vulgata teutonica, il problema è il debito che deve rientrare (e che potrà farlo solo seguendo determinate politiche). Ecco, ma ogni tanto guardare come è aumentato il debito greco dal 2006 ad oggi, no? Così, eh.

http://www.tradingeconomics.com/greece/government-debt-to-gdp

Poi un’altra considerazione semplice semplice. La composizione del PIL Greco 2014 (fonte OECD) è la seguente: retail and trade, che comprende anche il turismo, 30%; financial intermediation, real estate and other business activities, 27,5%; industry and manufacturing 20, 1% con gli altri settori che rappresentano percentuali progressivamente più piccole. Financial intermediation, real estate e gran parte della manifattura sono settori essenzialmente domestici (la famosa storia della Grecia che esporta poco è vera, bravoni!). Ma a questo punto la domanda sorge spontanea: se l’economia greca si regge – come ci sentiamo ripetere da anni – essenzialmente sulla domanda interna, come potrà mai ripartire se si continuano a impedire i consumi? Nessuno lo sa.

Concentrandoci invece su quel 30% derivabile dalle attività legate al turismo ed effettuando veloci paragoni con altre economie incentrate su questo settore, si possono fare altre considerazioni. Aprendo due siti di viaggi a caso, e comparando i prezzi di una vacanza di una settimana per due persone a Santorini, in un hotel 4 stelle con partenza da Milano in data 25/7 e quelli di una settimana sull’atollo di Ari Sud (Maldive), sempre hotel 4 stelle sempre partenza da Milano per le medesima data, si trovano i seguenti prezzi: Santorini 2.434 euro, Ari Sud 1.484 euro. Se invece, per correttezza ed omogeneità, giacché luglio alle Maldive è bassa stagione, comparassimo i prezzi di Santorini con quelli delle Maldive a Dicembre (alta stagione anche per le isole) il prezzo per due persone in un resort 4 stelle a Male Nord, salirebbe a 1886,71 euro, comunque circa 550 euro più economico.

Questa ricerca empirica, dimostra ciò che nel paper sotto è dimostrato in modo più scientifico. E cioè che le riforme greche non dovevano concentrarsi sul mercato del lavoro, ma su riforme dei mercati dei beni e dei servizi:

http://www.economonitor.com/blog/2015/06/what-went-wrong-in-greece-and-how-to-fix-it-lessons-for-europe-from-the-greek-crisis/

La conclusione sullo stallo politico attuale è che non ha ragione Tsipras e non ha ragione la Troika.
Un referendum fissato in questi modi e tempi ha un forte sapore populista, e rischia di gettare il continente nel caos. Ma se si è arrivati a questo punto, la colpa è delle politiche dissennate protratte per anni dai burocrati europei. C’è un unico compromesso finanziario e politico realisticamente implementabile e con possibilità di successo, ed è quello della cancellazione di parte del debito di Atene, in cambio di una più efficace messa in opera di alcune riforme oggettivamente necessarie. Come spiegano gli economisti di Bruegel, non esattamente dei pericolosi socialisti, la cosa sarebbe perfettamente attuabile:

http://www.bruegel.org/nc/blog/detail/article/1533-how-to-reduce-the-greek-debt-burden/

In definitiva: Europe must realize nations matter more than the euro .

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