Drogatevi da un’ altra parte

La redazione della grande M: è composta in larga parte da ex clubber accaniti, ormai pantofolai patentati e dj tutt’ora sulla cresta dell’onda. La vicenda del Cocoricò ci ha lasciati un po’ perplessi.

PP: Concordo con ciò che ha detto Ralf (qui). Chiudere il Cocco è una soluzione ipocrita.

JHV: Non mi piace la retorica del “chiudere il Cocco è una s******** perché i giovani andranno nella discoteca di fianco a drogarsi”. Difendere un posto che guadagna sullo spaccio dell’MDMA fa male al percorso di liberalizzazione delle droghe leggere. Chi ha emesso quel provvedimento non lo ha fatto per risolvere urbi et orbi il problema dell’abuso di ecstasy, lo ha fatto per intervenire su un singolo problema. Trovo ipocrita e borghese difendere il Cocoricò usando questo argomento.

JP: Io trovo sia ancora più deprecabile che in conferenza stampa venga sbandierata la triste fine che faranno i duecento stipendiati che rimarranno quattro mesi senza lavoro, quando nel momento in cui c’è stato da mandare il locale ben oltre la sua capienza, o da fare entrare noti personaggi dai palesi pessimi fini, nessuno si è sognato di pensare che si stavano mettendo in pericolo le ora preziosissime duecento famiglie dei lavoratori. (Ci sono alcuni locali, nella nostra zona, che sono un terzo del Cocco, ma il personale sa esattamente chi non deve entrare, nomi e cognomi, e lo si sa anche in Riviera). Ecco questo mi fa parecchio c*****.

PP: Sì, JHV, però non hanno chiuso il Cocco perchè guadagna con le pastiglie. Hanno chiuso il Cocco perché un poveraccio di sedici anni ci ha lasciato le penne. E allora dagli alle discoteche. Cioè, questi stanno dicendo che il Cocco va chiuso perchè c’è morto dentro un ragazzo, mentre dovrebbero dire che il Cocco va chiuso per il giro di soldi falsi, spaccio, armi bianche, e che se non si fa educazione alla droga un altro sedicenne prima o poi ci lascerà le penne. Ma fa molto più effetto dire: “chiudiamo il Cocco, così quei cattivoni rovinafamiglie imparano”. A me pare che il messaggio che sta circolando sia questo. E allora mi pare giusto che un dj dica: “signori, chiudete pure il Cocco, tanto poteva capitare lì come al rave illegale di Formigine di tre settimane fa” (era Formigine?)

JHV: Ok PP, però secondo me l’argomento non si applica, perché con la chiusura della discoteca il questore non ha voluto dare una risposta al problema del consumo della droga tout court, ma ha voluto intervenire in una singola situazione, anche alla luce dell’interrogatorio del fermato che ha venduto l’ecstasy al ragazzo, il quale ha detto di averla acquistata lì dentro altre cinque volte, in precedenza. Un pischello di diciannove anni va al Cocco cinque volte, ogni volta ci compra delle pasticche e sempre lì dentro le rivende. Uno tra i duemila clienti del locale. Se fosse capitato al rave di Benedello (mi piace pensare che si sia svolto costì) avremmo avuto lo stesso un poveraccio morto, con una differenza di non poco conto per il resto della società: e cioè che non sarebbe morto in un esercizio pubblico che ha un profitto in cambio del rispetto di certe regole. Poi possiamo sempre dire che a quelli del Cocco la droga gli ha sempre fatto schifo, però permettimi di sospettare che non abbiano sempre fatto tutto il possibile.

DTL: Azzardo, ma ho come l’impressione che la quasi totalità di chi ha espresso opinioni in merito alla chiusura del Cocco, non avesse letto le motivazioni del questore. Da Rizzo, ai fesbuccari compulsivi, allo stimatissimo Ralf-sempresialodato. Leggendola, si capisce, in modo direi lampante, che nessuno ha mai chiesto al Cocco di risolvere la piaga mondiale dei giovini che si bevono le droghe; gli hanno semplicemente chiesto di smetterla di comportarsi come un protettorato di Wonderland, in cui vige la totale sospensione delle leggi nazionali. Tutte le cose che hai elencato, PP, sono presenti e sottolineate, nel documento della questura. Negli ultimi dieci anni al Cocco si sono verificati una quantità indefinita di rapine a mano armata, violenze sessuali, risse con lesioni gravissime e un numero tendente a infinito di casi di spaccio e ricoveri per overdose. Alcuni di questi (se non ricordo male quattro) sono finiti con la morte dei coinvolti. Tutto questo, senza considerare l’evasione fiscale galoppante, di un locale che fattura comunque tre milioni e mezzo di euro all’anno. Ovviamente è semplicistico e ipocrita dire che chiudendo un club si “ripulisce” la gioventù, ma questa è una ricostruzione di comodo che hanno fatto i “professionisti dell’opinione”, come li chiama JHV, non il questore. Ora JP dirà che sono un pantofolaio – e un po’ avrebbe ragione – ma fino a pochi anni fa di club e discoteche ne vedevo parecchie. E’ da ingenui pensare che si possa eradicare il problema dello spaccio dai locali. E anche secondo me nella sanzione inflitta al Cocco c’è un elemento di rivalsa e di ricerca di sensazionalismo nei confronti di una certa “industria del divertimento”. Però è pure vero che se un locale vuole arginare il fenomeno, qualche arma per farlo ce l’ha. Io sono stato letteralmente preso a calci nel c*** dal primo piano fino all’uscita del piano terra, quando venni beccato a rollarmi una canna nel cesso di un noto locale del modenese. In un altro locale a Bologna, invece, per un certo periodo, facevano perquisizioni a tutti gli avventori – e posso assicurare che i buttafuori che le facevano, avevano modi sufficientemente persuasivi per farti passare ogni voglia di fare il furbo. E sì, è vero, in teoria il personale di sicurezza dei locali non potrebbe nemmeno sfiorare gli avventori, se non per legittima difesa, ma sappiamo tutti perfettamente che la realtà è molto diversa. Al Cocco ci sono stato solo due volte, ma nessuno mi ha mai perquisito e in entrambi i casi, le prime parole che ho scambiato all’interno erano con avventori sconosciuti che volevano vendermi droga. La polizia dice che da mesi i gerenti si rifiutano di collaborare attivamente per un contrasto efficace allo spaccio e, francamente, tendo a crederle. Se invece vogliamo fare un discorso più ampio, di carattere culturale, penso che si sia d’accordo su tutto. Il problema di come la società odierna si relaziona alle droghe, è oserei dire filosofico. Da secoli abbiamo deciso che la via del progresso sia quella che prevede la repressione del “lato dionisiaco” dell’esistenza, sbagliando. In altre parole: drogarsi, almeno quando la cosa non si trasforma in una dipendenza da cui è impossibile uscire, è bello, e piace ed è piaciuto a tutti quelli che lo fanno o lo hanno fatto, anche se da secoli cerchiamo di convicerci – come società – che non lo sia. Anch’io sono dell’idea che se il Cocco chiude, i suoi avventori si drogheranno altrove, che l’approccio alla legislazione sulle droghe dovrebbe essere diverso, che culturalmente c’è qualcosa che non torna. Ma nessuno di questi problemi ha una soluzione di competenza della questura. Anzi, tra i due, quelli che hanno più potere e titolo per educare i ragazzi all’uso delle droghe (non alla repressione), sicuramente sono i gestori del Cocco.

PM: A titolo personale non mi frega nulla della chiusura perché non sono mai andato al Cocoricò né mai andrò in un posto simile, nemmeno per interesse antropologico perché so cosa ci si può trovare (e credo che sia un punto nodale, come non andrei in locali in cui so per certo che si consuma abitualmente cocaina). Che i controlli interni fossero scarsi non è colpa della discoteca, a mio parere. Se la Digos non è mai intervenuta come magari fa fuori dai concerti dei 99 Posse, forse ci sono interessi economici dietro, e non di poco conto (come magari succede in qualsiasi discoteca spagnola di Ibiza, anche se non sono mai stato nemmeno lì, tiro ad indovinare, illuminatemi). La chiusura come risposta a un evento grave come la morte di quel ragazzino è un’atteggiamento abbastanza standard nelle discoteche, forse per rispetto. Che sia una risposta allo spaccio no, però ha tirato fuori l’argomento politicamente (infatti Giovanardi ha già proposto di escludere le discoteche ai minorenni…quel pivello di Adinolfi ha ancora tanta strada da fare…).

JP: Vabbè, io non vado alla Festa della Libertà a Zocca perché so cosa c’è. E non parlo neanche di droghe. Bisognerebbe prescindere dal “gusto” e fare i conti con ciò che esiste, come il Cocoricò e la generazione che da anni lo sta rendendo il posto che è diventato. Ci può far c*****, possiamo non andarci, ma esiste, come appunto la Festa della Libertà, quell’a***** di e***** del c****.

PM: Ho dimenticato il punto: la discoteca non può avere obblighi di controllo stretto (pena conseguenze mediatiche e minori incassi). Da quel che ho capito è così capillare la presenza di spacciatori che basterebbe qualche poliziotto in borghese per beccarne qualcuno e intimidire gli altri, ma se non c’è questa volontà istituzionale davanti a dei fenomeni risaputi allora le situazioni tendono alla deriva. Sono stato una volta alla Festa della Libertà a Zocca, molti anni fa, ma sono scappato dopo poco perché mi faceva ******. Però so che a molti piace e non posso farci nulla, purtroppo.

MSS: Il problema numero uno è che la gente non si sa drogare. Non che l’abbia mai saputo fare, ma che nessuno insegni e istruisca i giovani sul come mangiarsi un trip, una pasticca o un fungo è assurdo, perchè tanto i ragazzini pasticche, trip e funghi se li mangiano lo stesso. Perché non ci sono ovunque opuscoli del Ministero della Sanità con disegnate le pastiglie che girano, spiegati gli effetti, le controindicazioni e tutto il resto? Impedire alla gente di drogarsi è impossibile e ve lo dice uno che una volta una cala l’ha comprata in Piramide. Poi l’ho regalata a un mio amico perché avevo paura di morire. Il mio amico l’ha mangiata e si è divertito un mondo. Tant’è che dopo siamo andati in un’altra tostissima discoteca di Riccione a fare l’after e lui ha limonato mentre io dormivo sui divanetti. E a Ibiza col c**** che fanno prevenzione, è uguale identico al Cocco, solo che casualmente non è morto nessuno. Uguale a Londra e Berlino, cosa fanno nelle discoteche tedesche? Gavettoni? No, sciolgono delle capsule di MDMA nei gin tonic come qua. E sapete perché? Perché drogarsi è bellissimo e tutti dovrebbero essere in grado di poterlo fare dove c**** vogliono. Ad esempio in piramide con Ralf che fa dei ciocchi. Chiudere il Cocoricó perché un poveretto ha fatto una cosa che non era in grado di fare è una s********. È come chiudere una montagna perché muore uno s****** che non aveva mai scalato prima. E dare la colpa a quello che gli ha venduto i moschettoni. Io mi sono immedesimato in quel ragazzino di diciannove anni che ha dato una pasticca a un amico e adesso è giudicato per omicidio; avrei potuto essere io, se il mio amico quella volta fosse morto. A me sembra eccessivo che per degli errori madornali della nostra società un ragazzino di diciannove anni debba farsi cinque anni di galera. Non parlo di spacciatori di mestiere, quelli ci lucrano seriamente e il più delle volte sanno quali sono gli effetti e non provano in nessun modo ad educare i clienti. Ma per i ragazzini che svoltano venti grammi di fumo agli amici, tre pezzi e cinque cale, non so perché, ma provo empatia.

DTL: PM, come dicevo sopra, nessuno pensa che sia possibile eliminare in modo pressoché totale il problema dello spaccio. Ma esistono locali con politiche DECISAMENTE più stringenti, rispetto a quelle del Cocco, e che evidentemente funzionano, considerato che non hanno casi di overdose così frequenti. In ogni caso, e qui mi rivolgo a MSS, nemmeno la questura ha chiesto al Cocco di eradicare il grande problema della droga tra i giovani. Gli ha semplicemente detto: “Vecchi negli ultimi dieci anni qua dentro si è comprata e venduta droga, si è mandata gente all’ospedale per risse, ci sono state una cifra di rapine a mano armata, alcuni casi di violenza sessuale e sono morti alcuni pischelli di overdose. Siccome è l’unico posto, qui attorno, in cui succede tutta ‘sta roba così spesso, per un po’ ve ne state chiusi”. Non è limitazione della libertà, è che esiste anche uno stato giuridico.

MSS: Non ci vedi nulla di sbagliato, allora, nel chiuderlo ora anziché dopo un tentato stupro? O ogni reato ha un punteggio e quando superi il bonus chiudiamo? A proposito di errori madornali dello stato.

DTL: L’ho scritto sopra che secondo me è sbagliato l’approccio generale che hanno società e istituzioni verso le droghe. Faccio parte di quelli che pensano che tutti si facciano di qualcosa, solo che alcuni hanno la fortuna di farsi di roba benvista anche dai nonni di Jovanardi, altri devono ricorrere al viagra indonesiano mischiato al peyote. Però stiamo parlando del caso specifico del Cocco, e, se uno c’è stato qualche volta, sa che se la frequenza di casi di questo tipo è così alta, c’è anche qualche causa “endogena”. L’MDMA non l’ho mai presa, ma gli amici coi quali andavo – che la prendevano – la compravano dai PR. E con questo non voglio dire che tutti i PR spacciassero o che tutti fossero conniventi. Dico solo, tanto per fare un esempio, che ad Amburgo ho girato sette discoteche per comprare pasticche da regalare a JHV per la sua festa, ho chiesto ad una quantità di gente esagerata, e nessuno mi ha venduto un c****, men che meno i membri degli staff dei locali. Ma pure rimanendo in Italia, il Cocco rimane l’unico posto in cui ho assistito a scambi così frequenti di manate di pasticche. Non si risolve il “problema della droga” chiudendo il Cocco, ma dire che i locali non hanno mai alcuna responsabilità per ciò che accade al loro interno è un po’ paraculo. Ad esempio: dieci anni fa il Cocco aveva intrapreso un percorso artistico più ricercato, adulto, di nicchia. Il risultato era che l’età media degli avventori si era alzata, e c’era meno gente che si calava. Ovviamente pure gli incassi (pur rimanendo esagerati) calavano, e allora la dirigenza si è ributtata a bomba sulla minimal per ragazzini. Fino a qualche tempo fa il locale collaborava senza problemi con la polizia per l’effettuazione di controlli e indagini e ora – stando a quanto dice la procura – non lo fa più. Il Cocco è già stato chiuso più volte in passato, sempre in seguito a qualche fatto grave (ad esempio il tentato stupro), ma mai per così tanto tempo. In altre parole: è chiaro che c’è un intento mediatico e da “punizione esemplare”, ma è pure vero che non si può dire che il Cocco sia un locale esente da colpe…è una specie di bolla legislativamente avulsa dall’esterno, e le ragioni che ora i gestori adducono per opporsi alla chiusura fanno ridere. (E, comunque, per la cronaca, gente che va in overdose o ci rimane secca per overdose nei locali di Ibiza, Londra e Berlino ce n’è più o meno ogni anno. E pure lì, per vicende particolarmente gravi, in passato le autorità hanno fatto chiudere locali).

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