Celestine

Oggi probabilmente ho commesso un reato.

Ho dato un passaggio a una donna clandestina. Non aveva con sé alcun documento. Non aveva un cellulare. Era vestita in maniera succinta e discutibile. È una prostituta.

Celestine ha vent’anni e viene dalla Nigeria. Oggi intorno all’ora di pranzo qualcuno l’ha scaricata in una stradina di campagna nei dintorni di Bologna. Prima però, le ha rubato la borsetta con tutti i suoi effetti personali.

Celestine era ai bordi di una stradina di campagna, ed era disperata. Piangeva a dirotto mentre tentava di spiegare la sua disavventura alle poche macchine che si fermavano a quell’incrocio. Le sue parole si sono infrante contro i finestrini chiusi della macchina che mi precedeva. A quel punto si è girata verso di me, e io ho dovuto incrociare il suo sguardo.

Ho abbassato il finestrino per ascoltare. Una litania di “Help me, please” in inglese nigeriano. Cosa fare. Perché no. Ha bisogno. È sola. È una vittima. È disperata. Il lavoro. Faccio tardi. Mi vuole fregare. Non farti fregare. Non fare lo stronzo. È il Prossimo. È l’Altro.

Come on in. How are you? Domanda stupida. Are you ok? Where do you have to go? Bologna is that way. Revise back. It’s not far. Revise back, please. In the name of God.

Torno indietro, niente Bologna. Chissà dove deve andare. Take me to my friend. I’ll show you. It’s not far. Please.

Celestine vuole solo raggiungere la sua amica. Non ha niente con sé, e non riesce a camminare perché si è fatta male a una gamba. Vive a Castelfranco e tutti i giorni si dirige a piedi verso la sua postazione. Oggi era all’inizio della tangenziale di Lavino-Anzola. Paesini minuscoli resi importanti dalla Grande Industria. All’interno del recinto dei lavori dell’Alta Velocità. Un traffico immenso al limitare della metropoli bolognese. Un traffico di mezzi e uomini e donne. Macchine, camion, professionisti. Delinquenti e prostitute.

Celestine cosa volevi fare? Venire in Italia e migliorare la tua vita? Studiare, lavorare, innamorarti? Illusa. Qui puoi essere soltanto una clandestina. Costretta ai margini della metropoli, tra il fosso e la polvere. Comprata dai clandestini dell’umanità. Rimani lì. Gira a piedi.

Oggi ho aiutato una clandestina. Poco, facilmente, con ritrosia. Se c’è una cosa da insegnare a mio figlio è questa: di aiutare chi ha bisogno. Senza paura. Senza preoccuparsi di regole, giudizi, opinioni. Abituarsi a guardare negli occhi le persone. Restare umani.

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