Accettate caramelle dagli sconosciuti

Illustrazione di Arianna Castellazzi

“Non accettare caramelle dagli sconosciuti”: un classico dell’infanzia di qualunque bambino, di qualunque paese, di qualunque città, di tutto il mondo. Sillabata in modo chiaro, questa frase suonava alle sue orecchie quasi minacciosa, specie se corredata da un perentorio indice alzato, di quelli che non ammettono repliche. Era la fine degli anni Novanta: quel bambino aveva quattro o cinque anni, poco importa, e una fiducia sconfinata in qualsiasi parola uscisse dalla bocca dei suoi genitori. Perché avrebbe dovuto essere il contrario, del resto? Il sorriso sdentato delle amiche della nonna incontrate per strada, da benevolo che era, si trasformava in un ghigno diabolico nel momento esatto in cui le poverette estraevano dalla borsa una manciata di caramelle avvolte in carta scintillante, per offrirgliela: scuoteva la testa con aria risoluta e tirava il braccio della nonna con tutta la forza consentita dalle sue piccole mani. Solo arrivato a casa si sentiva al sicuro. Ora è il 2016 e il bambino è cresciuto: la tanto anelata maggiore età ha radicato in lui la convinzione, quando non addirittura la pretesa, di avere sviluppato un senso critico che gli permette di distinguere tra i concetti di giusto e di sbagliato. Le raccomandazioni dei genitori, che avverte come soffocanti, oltre che inutilmente scontate, le liquida con una lieve alzata di spalle. Ma quel “non accettare caramelle dagli sconosciuti” non lo abbandona: continua ad accompagnarlo mentre esce di casa la mattina, sale su un treno o frequenta gli amici, nel suo vivere quotidiano. Ombra inconscia di un bambino, poi un adolescente, infine un giovane uomo, cresciuto in questa nuova era del progresso come dell’involuzione, abituato a lasciarsi incantare dalla pubblicizzazione dell’ultimo-modello-di-qualsiasi-cosa, ma anche ad essere investito da termini di portata devastante come “disvalori”, “crisi della società”, “sfiducia nel genere umano”. Concetti su cui tanti disquisiscono con la facondia di oratori – le nuove sale conferenza sono i saloni di parrucchiere, o i supermercati, poco importa – snocciolando un ampio repertorio di frasi fatte in stile “non ci sono più i valori di una volta”, corredate da amara nostalgia, sorrisi malinconici e braccia spalancate con disincantata rassegnazione: la notte dormono sereni loro, spacciatori di pillole di buonsenso, certi di aver dato il loro contributo per un mondo migliore. Al contrario, solo pochi questa crisi tentano di definirla realmente, aiutando quel giovane uomo disorientato a comprenderne le cause. Fa paura ammettere che alla base di tutto ci sono sempre quelle cinque parole: “NON ACCETTARE CARAMELLE DAGLI SCONOSCIUTI”; è doloroso rendersi conto di vivere in un sistema culturale capace di manipolare la naturale raccomandazione di un genitore – che, amando il proprio bambino, non vuole che gli capiti nulla di male – trasformandola in un messaggio di rifiuto per chi o per ciò che è diverso. A cinque anni, quel bambino ubbidiente scuoteva la testa davanti alle offerte delle amiche della nonna. Ora, con la stessa caparbietà, rifiuta nuove caramelle, altrettanto sconosciute: un altro colore della pelle, un altro credo, un’altra opinione. Raramente contempla la possibilità di un dialogo, di un incontro, preferendo arroccarsi nella cella calda, ovattata, disumana del proprio so-tutto-io, dove l’alterità si riduce ad un rumore di fondo quasi inesistente. Meglio correre ai ripari, difendersi dal tartaro di tutto ciò che è diverso: mangiare caramelle fa cariare i denti, e i dentisti costano. Sarà, ma, da che mondo e mondo, scartare una caramella è molto più piacevole che erigere barriere.

Written By
More from anna aleotti

Accettate caramelle dagli sconosciuti

Illustrazione di Arianna Castellazzi “Non accettare caramelle dagli sconosciuti”: un classico dell’infanzia...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *