Kanye West, The Life of Pablo

Pensare a Kanye West riporta un po’ alla mente la figura degli imperatori romani che si definivano vicari terrestri delle divinità, capaci di costruirsi un’aurea sacrale con una serie di rituali pubblici; il rapper di Atlanta ha di fatto abbracciato e superato questa concezione sino a definirsi egli stesso un Dio, raggiungendo deliri di onnipotenza notevoli, come in “I am God” (Yeezus). Se non bastasse, ogni iniziativa di Kanye, in ambito musicale e non, diventa grazie alle sue straordinarie abilità nel campo del marketing un incredibile evento mondiale. La costruzione del personaggio attorno a Kanye Omari West non è però un’idea priva di contenuti: prima di essere un personaggio Kanye è innanzitutto un produttore instancabile e capace, attento nella scelta dei campionamenti, con un gusto e uno spirito di ricerca che l’hanno portato col tempo ad allargare i suoni dell’hip-hop. Il suo sesto album “Yeezus” ha unito il favore del pubblico e della critica e ha aperto al rap la strada verso contaminazioni più elettroniche e industrial, andando a definirsi un capolavoro oltre i canoni. Tutti questi fattori confluiscono nel suo ultimo lavoro, “The Life of Pablo”. L’uscita dell’album, annunciata e rimandata più volte, è stata accompagnata da una promozione che ha fatto leva sull’aurea di mistero sapientemente creata attorno al disco, meccanismo che è riuscito a catturare l’attenzione mondiale e a creare un senso d’attesa impensabile. L’album ha cambiato nome tre volte (“So Help Me God”, “Swish”, “Waves”) prima di acquisire il titolo decisivo solo a pochissimi giorni dalla sua presentazione ufficiale, mentre la tracklist ha raggiunto la sua forma definitiva solo con la pubblicazione. Il disco è stato presentato al Madison Square Garden di New York, durante la sfilata per il lancio della terza collezione “Yeezy”, firmata dallo stesso Kanye per Adidas. Il risultato è stato un evento di tale importanza da essere trasmesso in streaming mondiale sulla piattaforma Tidal, la stessa sulla quale pochi giorni dopo è stato rilasciato l’album. “The Life Of Pablo” è un disco ricco di riferimenti alla sacralità e alla preghiera; la prima traccia, “UltraLigthts Beam”, si apre con il campionamento della preghiera di una bambina ed esplode in un canto gospel, e questa influenza è rintracciabile in gran parte dell’album che, a detta dello stesso Kanye, è un album “Gospel con tante parolacce”. Accanto al tono spirituale, nel disco è presente anche una parte intimista che troviamo in “Father Stretch My Hands, Pt. 2”, in “Real Friends” o in “Wolves”, dove il rapper lascia spazio a considerazioni personali sulla sua vita, sul suo atteggiamento e sulle sue abitudini. Non manca ovviamente il solito tocco autocelebrativo come in “I love Kanye”, un pezzo costruito sulla delusione di alcuni fan nei confronti di “Yeezus”, o come in “Famous”, nel quale West si prende i meriti per la celebrità di Taylor Swift. Il lavoro, forse a causa della produzione frammentaria e degli innumerevoli cambiamenti della tracklist in corso d’opera, risulta come un insieme composito di diversi riferimenti, quasi privi di un tema unitario, più che come una concezione artistica ben definita da parte dello stesso Kanye (che invece continua a elogiarlo tramite i suoi costanti tweet, definendolo come “l’album della vita”). “The life of Pablo”, forse debole a livello contenutistico, diventa un buon disco grazie ai campionamenti magistrali e a un lavoro di produzione accuratissimo; tra tutti i pezzi, “Famous” risulta una traccia forte grazie all’ hook costruito sul sample di “Bam Bam” di Sister Nancy e alla collaborazione di Rihanna che reinterpreta “Do What You Gotta Do” di Nina Simone. Le collaborazioni, tutte degne di nota, sono fondamentali per la riuscita del disco. All’interno dell’album troviamo nomi come Mary J. Blige, Frank Ocean, Young Thug, The Weeknd, ma tra tutti troneggia quello di Kendrick Lamar che col suo capolavoro “To Pimp up a Butterfly” ha definito un nuovo canone di paragone nel mondo dell’hip-hop. Ed è proprio con Kendrick che si trova a fare i conti Kanye: quasi paradossalmente, mentre Mr. West si divertiva a twittare la sua pretesa di ricevere un Grammy, Kendrick ne vinceva uno lasciando tutti a bocca aperta con una delle performance live migliori di sempre, facendoci dimenticare di tutto il rumore creato attorno a “The Life of Pablo” e forse del disco stesso. L’ultimo lavoro di Kanye West resta un buon disco, ma lontano dall’avere la stessa importanza di Yeezus, lontano dall’essere un capolavoro e soprattutto lontano dall’essere il disco della vita.

Written By
More from eleonora orrù

Kanye West, The Life of Pablo

Pensare a Kanye West riporta un po' alla mente la figura degli...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *