Promesse di felicità per dessert

Illustrazione di Martina Platone

Indimenticabili sapori dell’infanzia e spacciatrici di felicità, basta dire la parola “caramelle” e quello che vedrai comparire sul volto della persona che hai di fronte sarà uno smagliante sorriso. Una caramella però può anche rappresentare qualcosa di effimero, un contentino che ci permette di distogliere lo sguardo dai problemi reali e dai casini che portano scompiglio nelle nostre vite. Così mi ritornano alla mente le parole di Mina, che risuonano nella sua canzone: “caramelle non ne voglio più”. E questo è forse da prendere come un invito a rifiutare ciò che è solo apparenza e che non porta a nulla di concreto. Caramelle come qualcosa di talmente dolce da permetterci di fuggire la realtà e che dona colore e sapore alla vita. Ma siamo proprio sicuri che queste promesse di felicità siano vere come appaiono? Pensiamo alla frase “non accettare caramelle dagli sconosciuti”. Quante volte avremo sentito questo proverbio, magari ripetutoci da nostro padre, nostra madre, zia, nonna. E forse tutti loro, nel momento in cui la pronunciavano, avevano in mente l’immagine di un criminale che si avvicina per adescarci. Ma non è necessariamente dell’uomo cattivo che dobbiamo avere paura, quanto piuttosto dei nostri viaggi mentali, delle realtà apparenti e delle mezze verità a cui ci affidiamo! Non permettiamo che queste domande senza risposta ci portino fuori strada, che ci facciano toccare il cielo con un dito, perché la caduta potrebbe risultare tutt’altro che morbida. Le caramelle sono dolci, stuzzicanti, allettanti, ma se se ne abusa provocano effetti collaterali da non sottovalutare. E quando si esauriscono lasciano anche un po’ di amaro in bocca. Purtroppo l’insoddisfazione umana cerca qualsiasi modo per rifuggire la realtà e riscoprire giorno dopo giorno, attimo dopo attimo, un entusiasmo che da bambini avevamo anche solo osservando con desiderio quel bel vassoio pieno di Rossana sul tavolo dei nonni che non si potevano mai mangiare perché altrimenti, a detta degli adulti, non avremmo pranzato o cenato a seconda dell’orario. Così continuiamo a lasciarci ingannare, perché forse è questo di cui abbiamo bisogno, di estraniarci dalla realtà e rincorrere quelle vane illusioni che facendoci crollare e provare forti sensazioni ci permettono di sentirci vivi, quasi come la più potente delle droghe. O forse perché è più facile accontentarsi di questo, piuttosto che trovare il coraggio di essere felici. Dopotutto si sa, una caramella tira l’altra…

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