MUMBLE: #nextGeneration – Intervista a Martina Platone

di Paolo Roglia & Emanuele Artioli

M:: Ciao Martina, perché sei qui?

MP: Ciao Paolo, ciao MUMBLE:, eh, me lo chiedo anche io.

M:: Allora, da mumblara, cos’è per te MUMBLE:? Come lo hai conosciuto e come vi hai contribuito?

MP: Grazie a Paolo Roglia (Paolo levati quel cappello, per favore, non riesco a prenderti seriamente. Chi te lo ha regalato, Erri de Luca?), mi hai introdotto tu qua dentro altrimenti forse non avrei mai conosciuto il progetto. Comunque, ogni tanto disegno, se il tema è interessante scriverò qualcosa.

M:: Il contributo artistico dato a MUMBLE: si è espresso anche il 16 gennaio alla Fermata 23 di Camposanto dove hai cantato e suonato la chitarra ad una festa organizzata da noi. A questo punto abbiamo anticipato che l’altra tua passione è la musica, spiegaci un po’ come è nata.

MP: Beh, diciamo che non è nata, semplicemente ad un certo punto mi sono resa conto che potevo farlo. Ho sempre canticchiato senza cognizione di causa. Non pensavo di poterlo fare (non nella vita perchè non è che faccia grandi cose), però di poterlo intraprendere come percorso semi-serio, ecco.

M:: Se la musica è un percorso semi-serio vuol dire che lo accompagni ad altro?

MP: Si Lettere Moderne Paolo, lo sai benissimo, siamo compagni di corso.

M:: Allora perché hai scelto questo percorso di studi umanistico, artistico?

MP: In realtà la cosa interessante di intraprendere studi che non si intrecciano completamente con le cose che fai ti apre la mente, ti offre prospettive diverse e artisticamente, facilita la scrittura. Di base non sono una grande lettrice, non ho scelto la facoltà perché è la mia più grande passione ma ne intuisco il potenziale. E’ uno sprone, un’apertura verso interessi diversi da quelli che naturalmente manifesterei.

M:: Invece per quanto riguarda la musica, sappiamo che di solito per esporti sfrutti lo strumento del social network. Cosa ne pensi? Come possono essere utilizzati oggi? Li considereresti una risorsa per artisti emergenti?

MP: No beh, facciamo un passo indietro, io non sono un’artista. Non credo si possa valutare la creatività, l’impegno e il valore di qualcosa o qualcuno basandosi su cover fatte alla buona in camera. Il social network è un mezzo indubbiamente potente ed efficace, dipende da come lo usi. Se vuoi far valere le tue qualità lì, sbagli in partenza, non è tramite il social network che dimostri effettivamente qualcosa, è la consapevolezza, l’atteggiamento e la sicurezza che manifesti quando ti presenti davanti a qualcuno, dal vivo. Non vale la pena perdere troppo tempo a curare alla perfezione un video, scegliere il pezzo strategico, o meglio, ha senso quando hai un appeal forte anche fuori, oltre lo schermo dello smartphone.

M:: Ti distingui come timbro e come gusti, fonti di ispirazione, prendi scelte fuori dal comune, come l’hip hop. Perché se il genere in cui ti cimenti non è quello?

MP: Non ascolto solo hip hop ovviamente, anzi, io in realtà conosco poco di tutto. L’interessante nel rap sta nella comunicazione, nella selezione delle parole più esaustive nell’esprimere un concetto. C’è più studio, si è limitati dalla rima, dalla metriche. Allora io nel dirti qualcosa devo usare un numero di parole limitate quantitativamente e qualitativamente. Occorrono certe competenze linguistiche, il possesso di un lessico vario, la concentrazione, il sapere mettere le parole nell’ordine giusto e alla fine il risultato dev’essere immediato, molto chiaro. Nel pop c’è meno rigidità. Poi ovviamente ci sono le eccezioni. A dirla tutta ci sono certe canzoni che sembrano più accozzaglie di immagini e concetti disconnessi tra loro. Non rispondono all’esigenza di dire qualcosa di coerente, ma non sto riducendo il pop in sé o la musica.

M.. Suoni uno strumento.

MP. Si ma da autodidatta, non mi definirei né cantante né musicista.

M:: Cosa ne pensi invece dei talent show? Sono realtà genuine, vere, le proveresti?

MP: Vale lo stesso discorso fatto per i social network, è un mezzo, dipende da come lo usi. Per dire, io non condannerei Shorty perché ha partecipato ad un talent e se l’è pure cavata piuttosto bene. Ha un percorso artistico e musicale alle spalle che non è minimamente equiparabile a quelli di altri che sognano di arrivarci al talent. Secondo me ha dato un certo contributo al suo genere. Gli ha dato spazio, tanto di cappello! Poi non conosco le dinamiche che stanno dietro gli show televisivi, ma escludere a priori il talent o ammettere solo quello come mezzo per fare musica è un atteggiamento di chiusura sbagliato in entrambi i casi. Mi tiro fuori dalle faide, o sei pro o sei contro, non è cosi, non esistono solo soluzione estreme. Dipende dal percorso personale di ciascuno, si può valutare se valga la pena o meno intrecciarlo con un talent show, se faccia al caso tuo o meno. Ci sono tante realtà estranee al mondo musicale televisivo ma pienamente affermate, vanno cercate. Il talent dà visibilità, senza dubbio, non so per quanto, ma ti rende noto certamente. Non è detto che il prodotto finale sia buono, ma se non ti piace non lo ascolti, cerchi altro.

M:: Sfrutteresti il talent come trampolino di lancio se te lo proponessero per provare?

MP: Non lo so, non ci ho mai pensato. Non vedo chi partecipa al talent per forza come uno sceso a compromessi con la televisione e per questo perdente. Anche fuori dal talent ci sono circostanze, schemi, regole cui bisogna adattarsi. Ma lo si fa perché funzionale al proprio percorso. E se tra questi c’è il talent perché condannare? Non valuto l’idea perché manco mi definirei emergente, cioè io con la musica non ci ho ancora fatto un bel niente.

M:: Però sei prossima per l’uscita di un EP, giusto?

MP: Prossima è un parolone. Diciamo che si, ci sto lavorando.

M:: Velati o meno, nell’EP si parla di amore e di incontri occasionali…

MP: Sono sei brani in cui mi racconto, scrivo cose accadute. E voglio dire, non me lo ha prescritto il medico, potrebbe non interessare a nessuno, ma la musica a volte è anche un fatto di egocentrismo, perché nasconderlo. C’è un filo conduttore tra i pezzi, o almeno nel selezionarli ho scelto quelli che erano più vicini per tematiche. A volte sono contraddittori, parlano della stessa cosa da punti di vista diversi anche a fronte di cose che ho capito dopo, con il tempo, ma l’uomo è contraddittorio per natura. Ci sono la rottura, la reazione, il disinteresse, la noia, ci sono gli incontri, i rimproveri e gli autorimproveri.

M:: Ti sei definita una persona riservata e chiusa, ma nei tuoi testi traspare il privato, è la musica il tuo sfogo?

MP: Beh, ecco, non scrivo per sfogarmi, la scrittura è anche un lavoro artistico, di costruzione e di studio. Però quanto è bella la musica senza filtri? Perché essere etici per forza? Prendi “Primo piano”, è un pezzo nato come presa in giro di un atteggiamento che rimproveravo ad altri e che con il senno di poi ho capito che parlava di me. Perché nascondere i difetti, perché ingannarsi? Meglio la trasparenza, e all’occorrenza un po’ di autoironia. Ad un certo punto in un pezzo dico “la tua arte puoi anche metterla da parte”. Ok, non per forza deve trattarsi di arte ma è un rimprovero di un atteggiamento di egoismo e isolamento da cose e persone che spesso sono lì per te, non puoi permetterti di trascurarle per distrazione o perché hai di meglio da fare.

M:: Parlaci “del Sardo”.

MP: La canzone si chiama “Sconosciuti”, a chiamarla così minimizzi, ridicolizzi tutto! Niente, l’estate dell’anno precedente a questo incontro amoroso, durante una vacanza al mare, ottengo l’ennesima conferma che la mia relazione è finita definitivamente, non si può più salvare nulla. L’anno successivo, per la stessa proprietà del mare di togliere e restituire le cose, sempre lì incontro questa persona alla quale dico “vieni, conosco una spiaggia qui vicino” ed è subito follia d’amore e colpo di fulmine, peccato solo che dopo quattro ore l’illusione finisce, e io ho già voglia di tornare a casa. Cioè, propriamente, mi ero già rotta le scatole, ecco.

M:: Quindi non ti piace il ragazzo romantico?

MP: Non è questo, sono sempre stata fortunata, nel senso che corteggiamento e attenzioni non mi sono mai mancate, anche con persone nuove. Le esagerazioni non vanno bene. Con le ostentazioni cosa mi si vuol far credere?

M:: Nel corso dell’ultimo anno, da quando hai iniziato a cantare, anche per un percorso di crescita personale, sei cambiata, maturata. C’è qualche comportamento che andresti a ripescare che meglio ti denota?

MP: “Primo piano”, è la mia canzone. Mi tiene con i piedi per terra. Individuato un atteggiamento sbagliato, la parte faticosa è tenere a mente di migliorarti. “Primo piano” è un promemoria, è l’augurio di trovarsi un posto al primo piano, lontano dalle vertigini, facendo un attimo mente locale, ordine, senza dover sempre andare alla ricerca della botta di adrenalina immediata, delle emozioni forti, che sono quelle meno durature, anche se apparentemente le più significative. È come il cicchetto, bevi, ti sale subito e si esaurisce in poco tempo.

M:: L’amicizia è più o meno forte dell’amore?

MP: Più debole. Ma no, forse in realtà va da persona a persona, tendenzialmente non mi focalizzo troppo sulle distinzioni, ogni persona va considerata come persona, i limiti sono dettati da circostanze, grado di confidenza, di sintonia che hai con persone più che con altre. Chiunque può essere una figura amica, un parente, un “partner” non so, non ti saprei dare la definizione di amicizia. Ci sono troppe variabili, non ritengo amicizia il rapporto esclusivo, di un gruppo chiuso, riflette costrizioni che niente hanno a che fare con il valore intrinseco di amicizia. Allo stesso modo sono estremamente selettiva nel circondarmi di persone, ma non si può escludere le persone a priori.

M:: Con chi vorresti collaborare?

MP: Non avrei il coraggio di chiedere a nessuno. Neanche allo sfigato dietro casa. Rifarei volentieri qualcosa con Remmy.

M:: E con me collaboreresti? Mi sono allenato con Sing Star!

MP: Proviamo, se vuoi.

M:: Fai riferimento a Didone in un pezzo…

MP: Ho cercato di delineare l’atteggiamento della Didone oggi. Muore anche nel mio pezzo. Lo avevi capito?

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