Nel segno del 14

JOHAN CRUYFF. De handjes van Johan Cruyff. © foto Guus de Jong.

Nel 2011 ero un ragazzino che pensava solo al calcio: ala destra senza senso della posizione, scatto bruciante, buon destro, sinistro inesistente e qualche cartellino per falli di reazione o proteste…fatico a dirlo, ma in fondo non ero nulla di speciale. Come tifoso però stavo nella crew di quelli grossi, attendevo con ansia il fine settimana per potermi godere la mia Juve che finalmente aveva ripreso a vincere e ad ogni gol erano urla e magliette bianconere al cielo.

Ma ciò a cui sono rimasto più affezionato di quel periodo elettrizzante è sicuramente la mia collezione di libri sui miti calcistici. Uscita numero 19: Johan Cruijff.

Alfredo Di Stefano disse di lui: “Non è un attaccante, ma fa tanti gol; non è un difensore ma non perde mai un contrasto; non è un regista ma imposta il gioco in ogni zona del campo e gioca il pallone sempre per i compagni”.

Johan Cruijff rappresentava tutto questo, era un giocatore polifunzionale e fondamentale, con la sua apparizione il calcio ha subito una rivoluzione senza precedenti.

L’Olandese Volante ha messo solide radici, irrobustito il tronco del calcio e ramificato tecnica e stile con forza ed eleganza, facendo maturare talenti anche una volta appese le scarpette al chiodo, indossando le vesti di allenatore.

Nasce ad Amsterdam, dopo la guerra, il 25 Aprile 1947, e cresce in un quartiere di periferia chiamato Betondorp. Il padre Manus ha una rivendita di frutta e verdura, sua madre Nell fa la lavandaia. Le strade di Betondorp sono il risultato della socialdemocrazia degli anni Venti: architettura funzionalista, edilizia popolare, prefabbricati in fila e poco verde. Questo è in assoluto il primo teatro che può vantare il debutto del Cruijff calciatore. L’asfalto, dunque, anticipa il manto verde e garantisce l’avvento di una leggenda.

Sono memorie, queste, che non sfuggiranno mai dalla mente del campione e che anzi sarà lui stesso a ricordare più volte: “Giocare sull’asfalto della strada e il cemento dei cortili è importante perché aiuta ad affinare la tecnica, davanti ai rimbalzi veloci e irregolari del pallone. Ti costringe a scegliere in fretta cosa fare e a saltare rapidamente gli ostacoli, perché se cadi non è come planare sull’erbetta di un campo, se cadi ti sbucci, viene fuori il sangue, ti fai male”.

Betondorp è quindi il primo imprevedibile scenario in cui Cruijff conosce il calcio assieme al fratello maggiore Heini.

Ma a fare ombra su quel quartiere grigio c’era il De Meer, stadio storico dell’Ajax. Era destino. Quando il piccolo Johan aveva tempo si precipitava alla stadio per vedere gli allenamenti e imparare dai grandi. In questo modo si fece amico il magazziniere Henk e divenne il suo assistente come portaborse, lucidascarpe, tuttofare.

All’età di tredici anni il padre Manus muore per un attacco cardiaco e le cose nella famiglia Cruijff si complicano, ma anche questa volta il destino è dalla loro: i due fratelli iniziano a giocare nelle giovanili dell’Ajax e la madre lavora al bar dello stadio.

Fin da giovane Cruijff si dimostra un factotum fantasioso e scattante in mezzo al campo, attirando le attenzioni dell’allenatore della prima squadra, Vic Buckingham, che decide di farlo rafforzare muscolarmente per adattarlo al suo credo calcistico del fast-moving football. Johan debutta in prima squadra il 15 novembre 1964 (sconfitta per 3-1 contro il Groningen).

Più tardi, l’Ajax decide di esonerare Buckingham dopo risultati non troppo eccellenti e una posizione in classifica non soddisfacente.

Il nuovo allenatore è Rinus Michels, vero maestro ed ispiratore del Pelè Bianco.

E’ il 1965 e ad Amsterdam nascono i Provos, movimento controculturale, la cui filosofia proponeva di indurre l’autorità a rispondere violentemente ad azioni non violente, i loro simboli sono la mela e bici bianche. E’ un movimento prevalentemente giovanile e spinto dall’indignazione surreale il cui obbiettivo è quello di smuovere un società dormiente. Parlano di inquinamento, pacifismo, ecologia, libertà sessuale, liberalizzazione delle droghe leggere. Si muovono tramite happening ed occupazioni, mutano Amsterdam in capitale della contro cultura.

L’atmosfera che si palpa tra le vie della città è la stessa all’interno degli spogliatoi dell’ Ajax: una sfida alle tradizioni, un andar contro alle regole, uno spirito ribelle e una voglia di imporsi con il proprio credo lottando e stupendo.

Ruud Krol (compagno di nazionale di Cruijff) disse: “Giocavamo a pallone ma stavamo dentro a quel mondo. Tanti giocatori erano di Amsterdam e altri come me vivevano là da anni. C’era poca differenza d’età, avevamo amici comuni che suonavano musica rock, ci frequentavamo anche fuori dal calcio”.

Con il “Generale” Michels le vittorie non tardano ad arrivare, dopo poco, a partire dal 1966, l’Ajax vince 4 campionati in 5 anni (’66, ’67, ’68, ’70). Nel 1969 raggiunge la finale in Coppa dei Campioni ma ne esce sconfitta contro l’inarrestabile Milan di Rocco. Il primo trionfo in Coppa arriva nel 1971 (Londra), dopo un 2-0 sul Panathinaikos di Ferenc Puskas, ma poi si ripete nel 1972 imponendosi 2-0 sulll’Inter di Oriali, con una doppietta di Cruijff (Rotterdam) e ancora nel 1973 vincendo 1-0 con la Juventus (Belgrado).

Nel 1973 Johan Cruijff passa al Barcellona per poter seguire il suo maestro Michels (trasferitosi in blaugrana un anno prima). Con lui il Barcellona diviene imbattibile e torna a vincere il titolo nazionale dopo 14 anni dall’ultimo trionfo.

Questo è in assoluto il momento più alto dell’Olanese Volante: è il migliore al mondo. Dimostra di non avere rivali anche durante il mondiale del 1974 con la sua Arancia Meccanica (Olanda), quando, però, perde la finale contro la Germania. In seguito Franz Beckenbauer dichiarerà: “Johan è stato il giocatore migliore, ma io sono campione del mondo”.

Chiude la carriera negli USA e, successivamente, col ritorno in patria con Ajax e Feyenoord. Poi la carriera brillante da allenatore con il Barcellona.

Nel calcio attuale manca un Cruijff, grandissimo sportivo, leader vincente, uomo elegante, atleta fuori dal comune e bandiera della storia del calcio. Arrivederci e grazie campione!

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