Nobody Cried For Dinosaur, Ten Billion Years Later

Si dice che il mondo sia nato da una grande esplosione e così è stato anche per i Nobody Cried For Dinosaur che nel 2013 hanno pubblicato il loro primo EP “Here Comes the Big Bang” ; ora, a tre anni dal loro esordio, tornano con il loro secondo lavoro “Ten Billion Years Later”, un altro EP di quattro tracce che si presenta con il bellissimo artwork di Gustavo Viselner, un’immagine in 8bit da fare invidia alle migliori grafiche dei videogiochi anni ’80. La situazione è surreale, il disco non è ancora iniziato e siamo catapultati indietro nel tempo 20 miliardi di anni dopo la nascita dell’universo, su un atollo pixellato in due dimensioni; a farci compagnia ci sono un collettivo di musicisti guidato da Gabriele Gastaldin e Federico Cavaglià, due giovani ragazzi milanesi. Tutto l’immaginario suggestivo che si è venuto a creare si riversa nelle sonorità del gruppo e quando parte la prima traccia si ha come l’impressione di trovarsi in un altro mondo, completamente diverso da quello che conosciamo, lontano, ingenuo e privo di costruzioni, in un certo senso primitivo. “Ten Billion Years Later”, si apre con “Fantasy”, e più precisamente con i synth di Lavinia Siardi, per poi esplodere in un ritornello indimenticabile dal suono puramente electro-pop che ricorda il mondo dei Vampire Weekend, ma con un attitudine ancora più giocosa. La seconda traccia, “Rave”, pur non allontanandosi dalle sonorità elettroniche, ha un carattere più forte e diretto dato dalla batteria di Loris Giroletti in uptempo. Con “Piña Colada” si aggiunge alle altre sonorità il sax di Roberto Dibitonto che si assopisce per poi riemergere ancora più incisivamente dopo un falsetto inaspettato, ma non spiazzante, ammorbidito da un attitudine dreamy a coronare le tematiche amorose (ma non puramente romantiche) del testo. L’EP si chiude con “Mexico”, dove troviamo i cori di Livia Albanese e lo shaker di Alessandro Franchi e, così come ci suggerisce il titolo della traccia, veniamo portati verso atmosfere sudamericane. “Ten Billion Years Later”, è un lavoro che col suo insieme di sonorità electropop, synth e chitarre funky alle quali si aggiunge il basso di Giacomo Di Paolo, riesce a ridarci la spensieratezza delle giornate estive adolescenziali, passate tra i pomeriggi in spiaggia e le serate in sala giochi (rigorosamente in 2D), non smette mai di farci muovere e di ronzarci in testa con i suoi ritornelli efficacissimi; i Nobody Cried For Dinosaur con questi quattro pezzi riescono a farci fuggire dal nostro mondo e regalarci una via di fuga colorata.

Written By
More from eleonora orrù

Moderat, III

La Germania è da anni un'incubatrice per le sperimentazioni musicali, soprattutto nel...
Read More

Rispondi