Kode9 @ Outlook 2016

Vuol dire sporco. Che spesso significa sudore, sesso, eccitazione. In chiave musicale significa riff looppati, bassi profondi, ritmiche intorno ai 100BPM e suoni gommosi. Ed è quella cosa necessaria a ogni musica nata col preciso intento di far muovere le masse. In inglese lo chiamano funk. Lo si può trovare dappertutto, è trasversale come il Movimento Cinque Stelle, solo che è meno stronzo. Ed è ovunque, perché ovunque c’è bisogno di ballare: dall’hip hop al rock, dal reggae all’elettronica, dal soul al r&b. Chi scrive ne è un gran cultore e lo cerca assiduamente, ogni volta il week-end preveda puntate in sale da ballo.
È successa una cosa bella, negli ultimi anni: è nata una nuova etichetta, una nuova definizione musicale che raggruppa in due parole ogni artista moderno che faccia largo ricorso al funk. Chi si danna a incasellare ogni genere per pura masturbazione non ci piace granché, ma in questo caso, stiamo parlando di una casella con una precisa funzione: agevolare l’ascolto e la ricerca di artisti provenienti dai più disparati percorsi musicali, accomunati dallo smodato uso del basso. E del funk. Si chiama bass music.
Kode9 è il padre, lo zio e la suocera della bass music. C’era prima dei falsi dei della dubstep, c’era con i pivelli della 2 step, prima di Skrillex (madre mia) e dei Disclosure (grazie); il dio Chronos della bass music, che volenti o nolenti, una volta in pista, vi costringerà a inchinarvi: se non lo fate voi ci penseranno i suoi bassi a farvelo fare.
Kode9, al secolo Steve Goodman, è la rappresentazione lampante di come lo sporco – il funk – si possa annidare ovunque. Dentro e nonostante quella tempesta perfetta di suoni che è ogni suo set, emerge sempre. Quando Mr. Goodman prende posizione, di regola, cerca di farti capire subito da che parti sei finito. Ti pettina per bene per una mezz’ora, con casse dritte e bassi più profondi del pozzo dei desideri. Arrivi ai trenta minuti e al terzo drink e inizi a essere un po’ infastidito dai quattro quarti. Ma lui lo sa, e la tempesta perfetta la trasforma in una jungle. I bassi rimangono, ma i suoni si fanno più morbidi, anche se selvaggi. E arriva il funk. Capisci bene quando arriva, perché è il momento in cui tutto – il drink, la gente, le bariste – inizia a essere ineluttabilmente fico. Come dicono i giovinastri dei giorni nostri, cala lo swag, come cala lo Spirito Santo. Ed è bello quando succede.
Beh, Kode9 suonerà ad Outlook 2016.
Andate a rendergli tributo.

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