The Kaspar Show, 28:06:42:12

immagini di Sara Morselli

“La fine della vita avviene come la fine di un ballo mascherato quando tutti si tolgono la maschera. Allora si vede chi erano veramente coloro coi quali si è venuti in contatto durante la vita”

Arthur Schopenhauer

Un film va visto bene.

Non sopporto l’idea di perdermi una singola parola o un fotogramma, l’idea di guardare i film in televisione (imbottiti di annunci pubblicitari) e/o in compagnia di troppa gente che parla di sottofondo o propone la pausa paglia/merenda.

Per tali motivi mi ritrovo spesso nel buio della mia stanza, avvolto nel mia calda e sempre fedele coperta, con le cuffie alle orecchie e la solitudine a farmi compagnia. Solo lei è riesce a sopportare queste mie fissazioni, visto che i miei fratelli ormai si rifiutano di guardare un film con me. Ma in fin dei conti me la sono cercata.

 

Coperta, computer, buio, cuffie e sono pronto ad estraniarmi dal mondo.

Questo (discutibile) sistema ha la funzione di rendermi il più possibile partecipe della storia che seguo, mi permette di non pensare ad altro se non a quello che vedo. Non sono mai tanto concentrato come quando guardo un film: personaggi e luoghi tendono al reale.

L’ immergermi all’interno di un film in alcuni casi mi porta a non togliermelo dalla testa per giorni: penso a finali alternativi, sogno come sarebbe stato se il regista fosse stato Tarantino, immagino come mi sarei comportato nei panni di un personaggio, o rifletto su quanto poterlo odiare o amare.

Tenete quindi a mente l’ultimo possibile pensiero che ho riportato e considerate queste righe un’unica grande premessa: io odio Christoph di “The Truman Show” (e odio anche gli spoiler, quindi se non avete visto il film smettete di leggere e cercatevelo in streaming). Come può un uomo permettersi di appropriarsi della vita di una persona per trarne profitto? Adottare uno zigote e renderlo attore prima ancora della nascita senza che lui ne sia consapevole? Una marionetta, i cui fili sono mossi da quello stronzo di Cristoph solo per presentare un pietoso spettacolo ad un’umanità troppo egoista per opporsi. Sento già, anche in questo caso, la solita affermazione: “è tutto un film”. Verissimo!

Non penso che una cosa del genere possa mai accadere; se non che qualcosa di simile è già avvenuto.

Il 26 Maggio 1828 a Norimberga entra in scena Kaspar Hauser, un ragazzo arrivato dal nulla e “nato all’età di 16 anni”. Questa è la storia di un ragazzo cresciuto nel buio di una cella per più di dieci anni, privato di qualsiasi cosa se non acqua, pane e qualche straccio. “Quando”,“Dove” o “Altri” non significavano niente per lui, che era stato privato della parola, non era consapevole della tridimensionalità e non poteva nemmeno avere il “permesso” di rattristarsi per la sua situazione, visto che la tristezza non sapeva nemmeno cosa fosse.

Fu affidato dalle autorità al Dott. Daumer; e così il giovane Kaspar imparò a parlare, leggere, contare e scrivere. Potè poi raccontare come erano andate realmente le cose nei suoi primi anni di vita: era stato incatenato in una buia cella per dodici anni e tutto ciò che gli era concesso da un misterioso uomo era pane, acqua e un po’ di pulizia del corpo. La sua esistenza doveva rimanere all’oscuro di tutto e tutti e l’uomo provvedeva a picchiare il bambino nel caso in cui qualche rumore potesse rivelare la sua presenza nella cella.

In seguito a farsi carico del ragazzo si susseguirono diverse persone ed il giovane, chiamato “il Fanciullo d’Europa”, passò da una dimora all’altra, fino a quando, ad Ansbach, il 14 Dicembre 1833, venne assalito da un uomo (tuttora sconosciuto) e tre giornì dopo passo a miglior vita.

Un’estesa ombra di mistero si adagia sulla storia di Kaspar Hauser e tutt’ora la sua tomba ne è testimonianza con la scritta sovrastante: “« Qui riposa Kaspar Hauser, enigma del suo tempo. Ignota l’origine, misteriosa la morte – 1833 ».

Sono certo che a Kaspar sia comparso il coniglio Frank, dicendogli: “Perché indossi quello stupido costume da uomo?” E sono certo che tutto questo sia accaduto sul set di “The Kaspar Show”.

Perdonate la confusione che potrebbe crearsi, ma un’altra cosa che amo immaginarmi dopo aver visto un film è quella di mescolarlo con storie di altri film.

La mia idea di maschera, come metafora del nostro essere, si articola infatti nelle storie di questi film sopra citati: “The Truman Show”, “L’enigma di Kaspar Hauser” e “Donnie Darko”.

Tutti assolutamente da guardare e interpretare a vostro modo, magari vi farete meno viaggi di me e soprattutto meno problemi…stà senza pensier

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