His Clancyness – Isolation Culture

Jonathan Clancy è uno che le cose le fa bene. Le ha sempre fatte bene. In principio con i Settlefish, prima e vera e propria indie-rock band italiana di respiro internazionale, e poi con gli A Classic Education, luccicante gioiellino di pop nostrano.

Dopo l’ottimo esordio Vicious licenziato da Fat Cat Records che gli ha permesso di girottare per tutt’Italia e Europa (160 concerti!) anche in compagnia dei Maxïmo Park (nel 2007 i Settlefish avevano aperto il loro concerto al Rolling Stone di Milano), gli His Clancyness tornano (questa volta per la cordata Tannen/Maple Death Records e Hand Drawn Dracula) con Isolation Culture.

Cosa è cambiato rispetto al precedente lavoro? Parecchie cose. Intanto sono entrati a pieno organico Borazzo, Mazza e Pasquini e il sound ne ha giovato, moltissimo. Il songwriting, che già in passato si assestava su vette elevatissime, qui è ulteriormente maturato e lo dimostrano tracce come Dreams Building Dreams (da brividi la progressione nella seconda parte), Calm Reaction, Uranium con il suo krautico incedere (il lavoro fatto a Leeds con Stu Matthews dei Beak si fa sentire eccome), Pale Fear e Watch Me Fall, tre minuti secchi per uno dei punti più alti dell’intero lavoro. Chiude la partita Only One, una 7/4 Shoreline in versione brodo e tortelli tutta occhiolini ai Broken Social Scene e The New Pornographers. Tortellini e Canadian indie-rock: il meglio dei due mondi, insomma.

Senza togliere ai tanti e ottimi dischi (molti italiani) pubblicati nell’arco di quest’anno, Isolation Culture si piazza tra i primi posti della classifica del 2016. Di sicuro tra i primi dieci.

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