M: intervista BEBA

Chi è Beba ve lo dico subito io: classe ’94, di Torino, tra le realtà underground del rap emergente al femminile.
All’età di 8 anni inizia a scrivere le prime rime, poesie che con il tempo sono diventati veri e propri esperimenti di parole su produzioni musicali. Nel 2015 nasce e viene pubblicato Joker Mixtape, seguito da un anno e mezzo di stop e di studio su sonorità nuove.
Aggiudicatasi la vittoria ad un contest che le ha permesso di inserirsi come artista di apertura al concerto di Tedua, Izi e Rkomi alla discoteca Life di Torino, fa uscire Grizzly, il primo di una serie di singoli che mano a mano ti faranno ricordare di lei.

Il nome:
Beba, come nome d’arte, è stato scelto perché non avevo alternative più azzeccate per rendermi riconoscibile, se non il soprannome che mi ha dato mio padre da piccolina, io in realtà mi chiamo Roberta. Penso che il nome d’arte sia un’opportunità per potersi dare un nome che non sia quello dato dai genitori, un nome che ci rispecchi ancor più di quello all’anagrafe, e non c’era nulla che sentissi più mio di Beba, appunto.

Come pensi abbia influito la tua città sul tuo percorso musicale?
Pur essendo Torino una realtà dove il rap è molto presente e dove è facile trovare contesti di questo tipo, non penso che il mio percorso musicale o comunque il mio interesse per il genere sia una diretta conseguenza del fatto di essere torinese. Sicuramente sarebbe stato lo stesso anche fossi stata di provincia di Foggia. Mi ci sono avvicinata perché lo ascoltavo, non perché mi ritrovassi in quei contesti, se mai il contrario: ascoltando hip hop, cercavo di frequentare i luoghi dove si fruisse questo genere, ma avvicinarmici è stato un percorso personale. Nonostante questo provo un forte senso di appartenenza alla mia città!
Il modo in cui può avere influito Torino sta nella sua personalità nella quale, chi frequenta la città, si ritrova sempre: introspettiva, profonda ma non cupa, come le poesie che scrivevo da bambina (a detta sua non erano proprio allegre).

A proposito di contesti dove si fruisce il rap. Quando hai aperto Izi, Tedua, Rkomi a Torino l’apertura l’hai ottenuta proprio con la vittoria di un contest. Sicuramente questo episodio cadeva a pennello in un momento in cui ti stavi preparando per tornare con progetti nuovi.
Era il secondo contest a cui partecipavo, il primo era andato molto male, fui eliminata quasi subito, e avevo portato i pezzi vecchi. Nel secondo invece, non so, me la sono sentita, stavo già iniziando a macinare idee nuove, avevo un paio di pezzi non finiti che però trovavo particolarmente efficaci, ma soprattutto si prestavano bene al tipo di live. Mi sentivo pronta e si vede che questo è stato notato. Eravamo una ventina di ragazzi (tutti maschi, ovviamente) io ho vinto. Da li al live sarebbe passato un mese, così ho deciso di fare uscire uno dei pezzi che avevo portato al contest: Grizzly.
Dopo Joker Mixtape mi sono data il tempo di crescere, di trovare l’indirizzo per un percorso più dettagliato rispetto a quello che voglio fare. Il mixtape è una raccolta delle primissime canzoni mai scritte e avevo voglia che la gente sapesse che facevo rap, volevo vedere subito che cosa succedeva, ma di fatto non è successo nulla ovviamente, non erano pezzi maturi. Io non potevo essere pronta, essendo alle primissime armi. Prima di allora avevo collezionato solo parole su carta che non avevano mai visto questo sviluppo, per cui anche l’entusiasmo ha fatto la sua parte, ora dedico molto tempo ad ogni singolo.

Ora ti farò una domanda un po’ scomoda, cercando di essere il meno banale e ripetitiva possibile.
Mi riferisco, come tu potrai già immaginare, alla condizione di una rapper in italia (anche se, per parere di entrambe, si dovrebbe parlare di rap, e non di rap femminile o maschile) non si può negare le donne siano in nettissima minoranza:

Essere una femmina in italia e fare musica è opinione comune che sia un vantaggio, motivo per cui molti colleghi si

risentono del fatto che io faccia rap. Non so, forse hanno la sensazione che per me la vita sia più facile. Invece trovo sia un’arma a doppio taglio: è vero che essere femmina ti porta ad essere più soggetta ad attenzioni, a maggior ragione se siamo poche, ma non per questo devono essere prese meno sul serio. Per fare un esempio superficiale: esce un mio video e io faccio 5000 views in più del mio collega con cui condivido lo stesso percorso musicale dallo stesso tempo, anche se faccio quelle 5000 views per bravura, la gente dirà sempre che il vantaggio è dato dall’essere donna. Ho un potente riflettore addosso, si, ma sono anche più soggetta a critiche. Senza contare il fatto che ho sempre lavorato completamente da sola, senza avere una crew di soci con cui consultarmi sui pezzi o che banalmente mi sostenessero ai live, com’è spesso per i ragazzi. Ma di questo ne faccio un punto di forza, è fondamentale sapersela cavare da soli, specialmente in un ambiente dove sono tutti squali e maschi alpha di ‘sto cazzo.

D’altronde, come dico in Fenty, “non hai fratelli ma rivali, ci sono se salti ma mai quando cadi”.

A proposito di video, a partire da Grizzly, si è raccolta molta attenzione attorno a te, confermata da Ginestra, Con Fenty qualcuno ha fatto un passo indietro: #mosthated lo hai definito e sembra quasi esserne il sottotitolo. Pensi che la gente non abbia capito il gioco?
Fenty è volutamente provocatorio! L’idea era di mettere in scena gli stereotipi che il pubblico italiano coltiva di un video rap, però fatto da me che sono una donna, per cui le persone si sono sentite urtate. (Però se ti senti urtato dal culo più bello di Torino…) Se lo stesso video l’avesse fatto un uomo nessuno si sarebbe stupito.
Ripeto, è un video fatto in maniera ironica e provocatoria, se cadi nel tranello del prendere sul serio il contesto tra armi e una panda vecchia, in qualche modo fai il mio gioco. Ti sei fatto provocare invece che capire qual era l’intento. Poi va beh, che io sia una zarra e un po’ sopra le righe è risaputo.
L’ho guidata quella panda, sai? Esperienza mistica.
Detto questo, che se ne parli bene o male non fa niente, a me gasa e mi sono divertita moltissimo a girarlo!

Pure a me, che figata!
Poi si sa no? Piscio sopra gli haters (ride)
Il mio culo, sopra una panda!

A proposito, sappiamo che suonerai in apertura alla DPG!
Sì, doveva essere il 29 aprile ma hanno rimandato la data, vi aggiornerò! Comunque sono molto contenta di essere stata contattata per l’evento, mi sembra un’ottima opportunità. Per la serata mi faranno da spalla i Bravi Ragazzi, che sono un duo di giovani rapper di Torino, e ne approfitto per consigliarne l’ascolto.

Come nasce la collaborazione con The Essence? Progetti futuri?
Come potrebbe nascere nel 2017: tramite social network. Stava cercando donne italiane che facessero trap e aveva postato su facebook uno stato dove chiedeva ai suoi amici di linkargli quelle che reputavano più forti e tra i vari commenti c’era soprattutto il video di Grizzly! Felice e soddisfatta della cosa le scrissi.
Abbiamo chiacchierato un po’ sulla direzione musicale che ciascuna voleva prendere e abbiamo constatato che tra noi c’era feeling! A breve esce il secondo singolo di sua produzione dopo Fenty, che è stata un’anticipazione della nostra collaborazione. Doveva essere solo un freestyle, poi però ci siamo prese bene con il ritornello, lo abbiamo inserito più volte nel pezzo, troppe per essere tecnicamente definito freestyle.
Tra l’altro penso che questa storia del denominare i singoli freestyle sia un po’ una “paraculata” con la quale mascherare un velo di trascuratezza nei pezzi, cosa che non mi interessa fare. Meglio pochi ma buoni.

È stato un piacere Beba, la redazione di Mumble: ti abbraccia, speriamo di risentirti presto!
Mi farò sentire al più presto, specialmente con il singolo in uscita a breve. Ciao a tutti gli amici di Mumble:!

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