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	<description>mensile a gratis distribuito tra modena, bologna, reggio emilia, ferrara, carpi, finale emilia e camposanto</description>
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		<title>Gossip</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 12:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Murgia</dc:creator>
				<category><![CDATA[18. |m|/]]></category>
		<category><![CDATA[A Joyful Noise]]></category>
		<category><![CDATA[Gossip]]></category>

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		<description><![CDATA[A Joyful Noise Columbia Chi si aspettava da questo A Joyful Noise e dai Gossip un ritorno alle spigolose atmosfere respirate nei primi lavori, rimarrà sicuramente deluso. Eppure Beth Ditto l’aveva ripetuto più e più volte nei mesi scorsi che questo album sarebbe stato un cambio di rotta significativo e, quasi a sottolineare che in studio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Joyful Noise</p>
<p>Columbia</p>
<p><a href="http://www.mumbleduepunti.it/site/index.php/2012/05/gossip/gossip-joyful-noise/" rel="attachment wp-att-6982"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-6982" src="http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2012/05/Gossip-Joyful-Noise-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Chi si aspettava da questo <strong><em>A Joyful Noise</em></strong> e dai <strong>Gossip</strong> un ritorno alle spigolose atmosfere respirate nei primi lavori, rimarrà sicuramente deluso. Eppure Beth Ditto l’aveva ripetuto più e più volte nei mesi scorsi che questo album sarebbe stato un cambio di rotta significativo e, quasi a sottolineare che in studio si respirava veramente aria diversa, affermava che il gruppo più ascoltato nei giorni delle recordin’ session erano gli ABBA. Gossip e ABBA: il diavolo e l’acqua santa. Cesura con il passato evidenziata anche dal cambio di produzione: via l’irsuto Rick Rubin e dentro Brian Higgins e Mark Ronson, via i suoni post-punk e dentro con la pop-music sintetica, insomma una bella virata che lascerà i fan della prima ora ben più che spiazzati. C’è tanto synth-pop anni ottanta: c’è Cindy Lauper, c’è un po’ di Madonna, di Erasure e dei già citati ABBA il tutto tritato e rimescolato dalla sempre potente voce di Beth Ditto, finalmente matura. <strong>A Joyful Noise</strong> va preso per quello che è: un sincero album di musica pop che non stravolgerà il mondo e gli equilibri della musica POPular ma almeno regalerà ascolti gradevoli e melodie accattivanti.</p>
<p style="text-align: justify">
<div id="facebook_like"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.mumbleduepunti.it%2Fsite%2Findex.php%2F2012%2F05%2Fgossip%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=500&amp;action=like&amp;font=segoe+ui&amp;colorscheme=light&amp;height=30" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:500px; height:30px;" allowTransparency="true"></iframe></div><div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Gossip+http%3A%2F%2Fmumbleduepunti.it%2Fsite%2F%3Fp%3D6981" title="Tweettalo"><img class="nothumb" src="http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter.png" alt="Post to Twitter" /></a> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Gossip+http%3A%2F%2Fmumbleduepunti.it%2Fsite%2F%3Fp%3D6981" title="Tweettalo">Tweettalo</a> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="https://mail.google.com/mail/?ui=2&amp;view=cm&amp;fs=1&amp;tf=1&amp;su=Gossip&amp;body=Link:+http://www.mumbleduepunti.it/site/index.php/2012/05/gossip/%0D%0A%0D%0A----%0D%0A+A+Joyful+Noise%0D%0A%0D%0AColumbia%0D%0A%0D%0A%0D%0AChi+si+aspettava+da+questo+A+Joyful+Noise%C2%A0e+dai+Gossip+un+ritorno+alle+spigolose+atmosfere+respirate+nei+primi+lavo..." title="Send Gmail"><img class="nothumb" src="http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/gmail/tt-gmail.png" alt="Send Gmail" /></a> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="https://mail.google.com/mail/?ui=2&amp;view=cm&amp;fs=1&amp;tf=1&amp;su=Gossip&amp;body=Link:+http://www.mumbleduepunti.it/site/index.php/2012/05/gossip/%0D%0A%0D%0A----%0D%0A+A+Joyful+Noise%0D%0A%0D%0AColumbia%0D%0A%0D%0A%0D%0AChi+si+aspettava+da+questo+A+Joyful+Noise%C2%A0e+dai+Gossip+un+ritorno+alle+spigolose+atmosfere+respirate+nei+primi+lavo..." title="Send Gmail">Gmail</a></p></div>]]></content:encoded>
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		<title>Firestarter</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 15:12:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giacomo prestige</dc:creator>
				<category><![CDATA[00. presente]]></category>
		<category><![CDATA[13. zeitgeist]]></category>
		<category><![CDATA[cannibal]]></category>
		<category><![CDATA[firestarter]]></category>
		<category><![CDATA[modernità]]></category>
		<category><![CDATA[ThereIsNoAlternative]]></category>

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		<description><![CDATA[Firestarter: La cena è servita Buongiorno placidi lettori di MUMBLE: abbiamo il piacere di presentarvi Firestarter: una rubrica che non teme certo di essere bollata come cospirazionista. In questo preciso istante ci troviamo ai piedi del palazzo dove ha sede IL MALE, con la emme e tanto altro maiuscolo. Non stiamo però parlando del periodico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Firestarter</strong>: <em>La cena è servita</em></p>
<p>Buongiorno placidi lettori di MUMBLE: abbiamo il piacere di presentarvi <em><strong>Firestarter</strong></em>: una rubrica che non teme certo di essere bollata come cospirazionista.<br />
In questo preciso istante ci troviamo ai piedi del palazzo dove ha sede IL MALE, con la emme e tanto altro maiuscolo.<br />
Non stiamo però parlando del periodico satirico <em>Il male</em>, ri-fondato poco tempo fa da Vauro e Vincino.<br />
Stiamo parlando proprio del MALE appunto, quello vero e che ci rende tremebondi al sol pensiero.<br />
Ed è certamente un concetto che difficilmente scorgerete in mezzo alle  solite &#8216;nuove&#8217; e &#8216;sconvolgenti&#8217; intercettazioni di Repubblica, vendute a dosi ai propri lettoromani progressisti all&#8217;acqua di rose , come fossero metadone per ex-eroinomani all&#8217;ultimo stadio, o negli scandali quotidiani divenuti i FATTI per tutti.</p>
<p>Siamo invece ancora in fervente attesa delle pubblicazioni delle intercettazioni dove il principe del MALE, Satana, commissiona l&#8217;appalto per la costruzione del nuovo ristorante situato al penultimo piano del palazzo sotto cui ci troviamo, posto che al momento, noi stessi in primo luogo ignoriamo il luogo in cui ci troviamo, e chiunque di voi abbia mai avuto una seppur minima collusione con alcolici e stupefacenti, sa di cosa stiamo parlando.<br />
Quello che molti sembrano non voler sapere, è la natura del ristorante di prossima apertura.</p>
<p>Il ristorante in questione, è di dichiarato stampo cannibale, noto anche come:<em>&#8216;L&#8217;unico futuro possibile per l&#8217;alimentazione, e per la salvezza dei popoli&#8217;</em>.</p>
<p>Non preoccupatevi, avete capito bene.<br />
Ed esso si confà perfettamente al modello di società che IL MALE ha sapientemente consegnato nelle mani di pochi tecnocrati assolutamente lungi dall&#8217;essere eletti da un qualsivoglia essere umano sottostante alla loro autorità:</p>
<p>Ci permettiamo di delineare per voi l&#8217;organigramma del suddetto nuovo e scintillante ristorante di extra-lusso, che trapela come esalazioni asfittichevoli dal piano più alto del palazzo del MALE:</p>
<p>-Satana, ovviamente, è il primo azionista nonché demiurgo indiscutibile di un&#8217;attività tanto efferata, cosicché ogni reale responsabilità, al solito, non passi in primo luogo da UOMINI, o presunti tali, con precise responsabilità, e perché no, COLPE.<br />
-Poi vengono gli azionisti di minoranza, fidati scherani del principino, investitori e grandi proprietari di fondi di investimento, industriali, banchieri, editori, politici, economisti, mediatori ed ideologi del turbo capitalismo più sfrenato, che hanno pompato allo sfinimento la concezione che la carne umana sia oggi più che mai deliziosa, e che uccidere tramite soffocamento sociale migliaia di persone ingannate, contro la prevedibile loro volontà di restare tra i vivi -e se possibile in condizione dignitosa- sia certamente non tanto bello, ma oggi più che mai NECESSARIO.<br />
Da queste politiche cannibali, loro trarranno enormi profitti, come nella migliore tradizione finanziaria, sulle spalle di tanta carne da ristorazione -un tempo nota ancora come <em>esseri umani</em>- senza neanche dovere cambiare le loro personali abitudini alimentari, e adattarle al cannibalismo.<br />
Continueranno a gustare costolette di agnello toscano affumicate, con contorno di rosmarino ed erba cipollina, trangugiando Morellino di Scansano <em>vendemmia irripetibile</em> 2005, in eleganti coppe di cristallo satinato.<br />
Il tutto all&#8217;abbordabile prezzo di circa <em>il PIL del Botswana</em> a porzione.<br />
-Ad ingozzarsi di queste succulente nuove pietanze antropologiche saranno i soliti, imperturbabili signorotti che ancora potranno ostentare il loro tesoretto, ottenuto eludendo le più basilari logiche e regole -che difficilmente un tecnocrate potrebbe mai insegnare- della convivenza democratica e fiscale.<br />
Sarà solo l&#8217;ennesima moda di cui terranno conto, finché sarà ancora &#8216;moda&#8217; appunto, portandosi dietro stuoli di succhiatrici di cazzi a cottimo, e maggiordomi personali a lungo termine, che riempiranno i loro preziosi calici, mangiando a scrocco, a patto che parlino bene del padroncino mentre scrivono per i loro giornaletti e corrierini patinati, o rappresentando le loro fazioncine in un qualsiasi parlamento, dotato del potere intrinseco e di una reale UTILITÀ ormai pari a quella dei suoi stessi membri.</p>
<p>-A cucinare le nuove e ricordiamo <em>necessarie</em> pietanze di natura umana, saranno eminenti professori, chef che hanno imparato ricette complicatissime di austerità e neoliberismo, nei più costosi istituti di formazione, i cui tirocini sono sempre sostenuti da ricchissime fondazioni, che per i loro investimenti epocali -tra i quali questa nuova visione sociale e culinaria, servita a la <em>lacrime</em> e <em>sangue</em>- vogliono sempre tecnici preparati e obbedienti, piazzati puntualmente nelle sedi che contano, e per stare sicuri, anche in quelle che non devono più contare.<br />
Si vocifera che tanto più la pietanza sarà al sangue, e dunque il lavoro di questi potenti chef sarà apprezzato -poco conta quanti avventori potranno permettersela- tanto meglio sarà poi retribuito il loro lavoro.<br />
-A servire i clienti un po&#8217; meno cafoni, e da sempre più DEMOCRATICI di tutti gli altri, a riempire il loro sobrio bicchierino di vetro prodotto a Kilometri ZERO, e imboccarli di leccornie cannibali, con insalatina equa e solidale come contorno, ci saranno maggiordomi che nel tempo libero scrivono editoriali per Repubblica e Corriere, e ogni altro organo di stampa internazionale dalla tiratura &#8216;importante&#8217; -così le chiamano tra di loro i maggiordomi, mentre fumano di fretta sigarette sulle scale anti-incendio- dove si prodigano per difendere strenuamente l&#8217;operato degli stimati chef, che sbattono sulle loro scrivanie in rovere le pietanze sanguinolente da servire.<br />
Potranno dunque passare sottobanco, e con un&#8217;indignata pacca di incoraggiamento sulle loro spalle, le laute mance degli avventori più sobri e DEMOCRATICI, direttamente agli onesti sottoposti lavapiatti,  in quanto le &#8216;mance&#8217; elargite loro per essere opinion leader mistificatori, conniventi con le strategie dei loro potenti editori, che educano in modo erudito il popolo a divenire -come loro- genuflessi baciamani dei potentati economici globocratici, sono sufficienti a coprire ogni spesa, e a non sentire crisi alcuna.<br />
- &#8221;Qualcuno era comunista&#8221;, si fischietta nel reparto lavapiatti, dove schiere di onesti lavoratori sgobbano come sempre, intenti a farsi carico delle nefandezze avanzate dal piatto sporco di avanzi cannibali, rivoli di sangue umano, e pezzetti di cervello all&#8217;aceto balsamico, e la cui preoccupazione più grande sembrerebbe non tanto la busta paga <em>netta</em> alla miserrima tariffa di 2 euro all&#8217;ora, non tanto l&#8217;erosione costante dei diritti guadagnati con tante battaglie, ma inspiegabilmente il confidare negli chef e nei maggiordomi a busta paga del ristorante, che di tanto in tanto allungano loro, come detto, una mancetta, o tanto meglio uno scandaletto da due soldi -coerente coi loro <em>nuovi</em>, <em>moderni</em> e soprattutto <em>necessari</em> stipendi- sui signorotti avventori col Ferrari e i conti <em>laid in Cayman</em>, con cui si sentiranno liberi di indignarsi e spettegolare, per sperare tutti insieme e partecipi nelle prossime, determinantissime ELEZIONI. E&#8217; comunque comprensibile che dopo 8, 9 e anche più stancanti e sgradite ore di lavoro, la tendenza sia sempre quella di farsi informare, piuttosto che informarsi, e questi sono i risultati.<br />
-Tutti sono dunque pronti a brindare a questa nuova fase della ristorazione e della società, che ricordiamo è MODERNA, e soprattutto NE-CES-SA-RIA, poco importa quante vite sarà costata.<br />
Come al solito ci sarà chi lo farà da cafone, chi in segreto, chi in modo più sobrio, chi in modo più DEMOCRATICO, chi in modo indignato, chi in modo servile, poco importa per quale padrone.<br />
-Tutti brindano, eccezion fatta per gli addetti delle pulizie notturne, i quali hanno ormai da tempo tristemente rinunciato a parlare e ragionare con chiunque altro non svolga la loro stessa mansione, che condividono molto malvolentieri con orde di nuovi fascistoidi deliranti e pretestuosi, e che andranno al mattino seguente , con gli occhi crepati dalla stanchezza e il sangue ustionato dall&#8217;amarezza, a prendere i loro figli a scuola, la nuova scuola pubblica con acqua privata, con sede in fabbriche di amianto dismesse e non bonificate.<br />
Scuola pubblica, per la cronaca, di <em>seconda fascia</em> -concetto sviluppato dai noti e preparati ideologi del MALE- poiché per iscrivere il proprio adorato pupetto alla <em>prima fascia</em>, sarebbe necessario possedere una società di telecomunicazioni, o quantomeno una buona fetta di PIL del solito Botswana.</p>
<p>&#8221;Papà, oggi il maestro bestemmiava in turco contro quelli di Montecitorio, diceva che era colpa loro se siamo tutti ridotti così&#8230; ma papà, cos&#8217;è Montecitorio?&#8221;<br />
&#8221;Montecitorio è morto piccolo, Montecitorio è morto&#8221;</p>
<p>Brindiamo a Satana, e alla necessaria modernità.</p>
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		<title>Non abbiamo più paura del Diavolo</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 10:56:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>thomas malaguti</dc:creator>
				<category><![CDATA[11. a tema]]></category>
		<category><![CDATA[19. LAPISlazzuli_digitali]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[diritto al paesaggio]]></category>
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		<category><![CDATA[Histoire du soldat]]></category>

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		<description><![CDATA[Non abbiamo più paura del diavolo. Ne siamo affascinati. Film, libri e tv hanno riempito la sua figura di charme o l’hanno ridicolizzata. Ho riflettuto su questo, assieme allo scenografo Antonio Utili e altri compagni di palcoscenico, preparando la messa in scena de “Histoire du soldat” di Igor Stravinsky del 1918, che narra della vendita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non abbiamo più<strong> paura del diavolo</strong>. Ne siamo affascinati. Film, libri e tv hanno riempito la sua figura di charme o l’hanno ridicolizzata.</p>
<p>Ho riflettuto su questo, assieme allo scenografo Antonio Utili e altri compagni di palcoscenico, preparando la messa in scena de “Histoire du soldat” di Igor Stravinsky del 1918, che narra della vendita dell’anima di un giovane soldato.</p>
<p>A ricordarcelo un bambino cinese. Per la sua cultura il male è male e non può essere simpatico.</p>
<p>E questo male può apparire in mille modi e con mille forme. Ora, senza retorica ne pretese alla Savonarola, nella nostra società esso si manifesta in varie attività umane; ma sotto maschere differenti si può ritrovare lo stesso spirito maligno: quello consumistico.</p>
<p><strong>Consumo energetico, di cibo, di materie prime e derivate, d’acqua e di suolo</strong>. Assurdi oltre che sul profilo etico, anche su quello economico, e per entrambi i motivi, diabolici.</p>
<p>L’acqua santa, per esorcizzare questi demoni contemporanei, sgorga dalla riscoperta dei<strong> beni comuni</strong>. Non privati, ne pubblici, ma comuni. Come precisa il sociologo <strong>Carlo Alberto Donolo</strong> ascoltato in quel di Vicenza durante una giornata intitolata “Dare spazio ai beni comuni”.</p>
<p>Questi beni sono tutti quelli che riceviamo dal passato, naturali, artificiali e di conoscenza. Sono utili per la sopravvivenza di ecosistemi, e stringono legami simbiotici tra ambienti e comunità che li abitano.</p>
<p>Abitiamo la Pianura Padana e pensiamo che questa sia tra i punti più fertili d’Europa. Ma non è più così, sta scomparendo dal terreno la sostanza organica. L’industrializzazione dell’agricoltura ha trasformato il sapere contadino di un tempo, che rispettava l’equilibrio naturale del terreno, in chimica. L’abile contadino, esperto in rotazione di colture, si è ritrovato essere semplice operaio che, per aumentare la produzione, si limita a drogare il suolo. La rendita fondiaria e gli incentivi alla proliferazione del fotovoltaico su terreni agricoli, fanno il resto e insieme tolgono al cittadino il proprio <strong>diritto al paesaggio</strong>.</p>
<p>E questi sono solo esempi di come ci stiamo allontanando dal bene comune suolo, quello forse meno percepito come tale.</p>
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		<title>#caromonti</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 10:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giacomo vincenzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Caro Presidente Mario Monti, il primo pensiero va a Lei: ma chi gliel&#8217;ha fatto fare, ci verrebbe da dire, di tentare il raddrizzamento dello Stivale? Impresa titanica, non c&#8217;è dubbio, perché l&#8217;Italia non solo è circondata dal mare, ma è anche attanagliata da tanta corruzione, malapolitica, malaffare. Noi giovani, caro Presidente, confidavamo nella Sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<div style="text-align: justify;">
<p><span style="font-size: medium;">Caro Presidente Mario Monti,</span></p>
<p>il primo pensiero va a Lei: ma chi gliel&#8217;ha fatto fare, ci verrebbe da dire, di tentare il raddrizzamento dello Stivale? Impresa titanica, non c&#8217;è dubbio, perché l&#8217;Italia non solo è circondata dal mare, ma è anche attanagliata da tanta corruzione, malapolitica, malaffare.<br />
Noi giovani, caro Presidente, confidavamo nella Sua figura. Confidavamo che avrebbe sbaragliato i giochi, spezzato le spalle alla Casta, interrotto il monopolio generale delle Corporazioni. Invece l&#8217;impresa sembra sempre più difficile, il sogno del cambiamento sembra sempre più svanire, sostituito dal piegarsi alla volontà tedesca all&#8217;inserimento &#8211; per esempio &#8211; in termini di spending review nella Costituzione. Lo Stato non potrà spendere più di quello che ha, nemmeno per salvare qualche poveraccio che si è trovato in quel tempo fuori dal bilancio previsto. Con tanti saluti a Keynes.</p>
<p>Noi giovani Le abbiamo consegnato fiduciosi il nostro futuro che è lo stesso dell&#8217;Italia. E nei primi giorni del Suo Governo siamo rimasti sorpresi nel vedere i temi che finalmente leggevamo in una agenda politica. Però dei tagli alla Casta, ci perdoni, non ce ne accorgiamo; dello scossone alle Corporazioni (da Farmacie a Notai, passando per i servizi finanziari), della ripresa destinata ad essere una giusta ricompensa a cotanto rigore&#8230; nemmeno l&#8217;ombra.</p>
<p>Ci siamo accorti solamente di una brusca frenata del Governo su questi temi: chi aveva le spalle grosse &#8211; i cosiddetti potenti &#8211; sono riusciti ancora una volta ad intaccare le vie predestinate alla salvezza e all&#8217;innovazione. Il tempo iniziale della vita del Suo Governo, che doveva essere utilizzato per rivoluzionare lo status quo, ossia per ridare ossigeno al futuro, sempre più asfittico, è ormai passato e forti si son fatte le voci di chi gode di interessi e di privilegi. Talmente forti che han messo a tacere le tante vocine della popolazione, ormai incredibilmente silenziosa.<br />
Ancora una volta non abbiamo seguito la lezione della sesta fatica di Ercole: pulire tutte le stalle del Re Augia in un solo giorno, prima che comparisse &#8211; nemica &#8211; la notte.</p>
<p>Ora sta a noi, Presidente, riproporre questa scommessa a Lei. Lo faccia per noi, per noi giovani. Inizi una Rivoluzione prima che sia troppo tardi, prima che qualche gruppo di fanatici inizi a spargere violenza. Lo faccia per noi.</p>
<p>Vede, Presidente Monti, non possiamo permetterci ancora di trattare i problemi strutturali con soluzioni congiunturali. I fondi che il Governo in questi giorni ha stanziato a favore di giovani, meno abbienti, Mezzogiorno, non serviranno a risolvere i problemi di lungo periodo, anzi: saranno fondi stanziati a fondo perduto se prima non si ha il coraggio, la forza, la vitalità, di intraprendere la strada della visione di lungo periodo. Una riforma dell&#8217;Università in termini meritocratici, una riforma della pressione fiscale nel mondo del lavoro, una riforma del sistema giudiziario: queste sono le strade da seguire prima che il tempo tecnico si esaurisca e ritornino i partiti, a galleggiare, impotenti, come coltri di alghe che non fanno passare le luce del sole in mezzo al mare.</p>
<p>Presidente, pensi a noi. Lo faccia per noi.</p>
<p><a href="http://www.caffenews.it">Caffè News</a><br />
<a href="http://www.trentamag.com">Tr3nta</a><br />
<a href="http://www.sottobosco.info">Sottobosco</a><br />
<a href="http://www.mumbleduepunti.it">Mumble:</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>[ndr: La lettera è un cantiere aperto a osservazioni e integrazioni da parte degli interessati. Per aderire basta commentarla, condividerla, farla propria]</em></p>
</div>
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		<title>Ti droghi? Ma dillo a noi!</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 11:15:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pierpaolo salino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Iniziativa dell&#8217;Europa patrocinata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Ministero della Salute. Il questionario delle droghe è in arrivo sulle tavole degli italiani come il bollito al pranzo della domenica. La famiglia riunita, il rituale taglio del polpettone, il primo boccone che il giovane rampollo tornato dalla discoteca meno di 4 ore prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.mumbleduepunti.it/site/index.php/2012/05/ti-droghi-ma-dillo-a-noi/catturaquest-3/" rel="attachment wp-att-6889"><img class="aligncenter  wp-image-6889" src="http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2012/05/Catturaquest2.jpg" alt="" width="888" height="515" /></a></p>
<p style="text-align: center">
<address><span style="color: #000000"><span style="font-family: Verdana, sans-serif"><span style="font-size: small">Iniziativa dell&#8217;Europa patrocinata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Ministero della Salute.</span></span></span></address>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Verdana, sans-serif"><span style="font-size: small"><strong>Il questionario delle droghe</strong> è in arrivo sulle tavole degli italiani come il bollito al pranzo della domenica. La famiglia riunita, il rituale taglio del polpettone, il primo boccone che il giovane rampollo tornato dalla discoteca meno di 4 ore prima inghiotte, l<em>&#8216;effetto uovo-sodo-con-gusto-retrò-di-cocahavana</em>, lo schifo aggiunto dalla salivazione e il padre che prende la parola. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Verdana, sans-serif"><span style="font-size: small">&#8220;Gigetto, leggi un pò qua. E già che ci sei prendi la penna.&#8221;  </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Verdana, sans-serif"><span style="font-size: small">Il titolo fa il verso a un articolo comparso su L&#8217;Espresso &#8211; eccolo qui <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/ti-droghi-dillo-al-ministro/2180271">http://espresso.repubblica.it/dettaglio/ti-droghi-dillo-al-ministro/2180271</a> - quanto meno inquietante. Molti, a caldo, hanno espresso opinioni meravigliosamente genuine nei confronti di questa necessaria iniziativa per far calare lo <em>spred</em> italiano. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Verdana, sans-serif"><span style="font-size: small">Nessuno si è preoccupato però di indagare l&#8217;utilità potenziale del questionario. </span></span></span><strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: Verdana, sans-serif"><span style="font-size: small">Maliziosi. </span></span></span></strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: Verdana, sans-serif"><span style="font-size: small">Si va a pensare subito alla volontà di controllo del &#8220;Big Brother&#8221; Europa, scenari apocalittici di de &#8211; generazione della società di massa, ossessivo compulsivismo a farsi i cazzi non ammessi degli altri.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Verdana, sans-serif"><span style="font-size: small"><strong>A questo punto, se le cose stanno così, se è questa l&#8217;unica cosa che conta, stupiamoli: scegliamo la verità. </strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Verdana, sans-serif"><span style="font-size: small">Molti sostengono che le droghe illegali, qualunque cosa voglia dire questa parola, così nocive non sono: pullulano gli appelli per la legalizzazione di hashish e marijuana (anche da parte di partiti politici oltre che i soliti gruppi goliardici, oltre che gli sto(r)ici Radicali perfino il PD <a href="http://www.facebook.com/notes/giovani-democratici-modena/giusto-o-sbagliato-non-puo-essere-reato/10151698695400296">http://www.facebook.com/notes/giovani-democratici-modena/giusto-o-sbagliato-non-puo-essere-reato/10151698695400296</a>), prolificano i post Facebook, quando se ne parla voci unanimi si levano a favore di un&#8217;apertura sul tema.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Verdana, sans-serif"><span style="font-size: small">E&#8217; da un pò di tempo che ci si lamenta che i cittadini vengono interpellati troppo poco dalle istituzioni. Si potrebbe cogliere la palla al balzo. E rispondere, senza colpo ferire. Tutti. In maniera sincera e coerente.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Verdana, sans-serif"><span style="font-size: small">I dati raccolti daranno una risposta allarmante? Questa sarà la deriva, anzi è la deriva della società del questionario della droga? <strong>Bene: vorrà dire che sono preoccupati.</strong> E se lo sono per uno stupido questionario sui vizi, pensate quanto lo saranno quando saranno costretti a chiederci qualcosa di più importante.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Verdana, sans-serif"><span style="font-size: small">Gigetto trangugia il bolo di polpettone, il pomo d&#8217;Adamo si flette arrogante in tono di sfida e la penna mette la prima crocetta.</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Hollande presidente: la sinistra della “normalità” convince la Francia</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 10:24:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirko</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Jacopo Frey PARIGI – Una spinta data con lo stesso vigore che si ha durante un inseguimento da film, una partenza borbottante come nelle vecchie macchine a motore a scoppio, possibili deviazioni e ostacoli sulla carreggiata che potrebbero portare ad una necessaria riduzione della velocità di crociera, ma la macchina alla fine è ripartita. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Jacopo Frey</p>
<p>PARIGI – Una spinta data con lo stesso vigore che si ha durante un inseguimento da film, una partenza borbottante come nelle vecchie macchine a motore a scoppio, possibili deviazioni e ostacoli sulla carreggiata che potrebbero portare ad una necessaria riduzione della velocità di crociera, ma la macchina alla fine è ripartita. Ai blocchi, là a Place de la Bastille, domenica 6 maggio, c&#8217;era un folto pubblico che gridava “On a gagné!”. Certo, come osservatori puntigliosi avremmo dovuto dire agli spettatori sovreccitati: “Guardate, in realtà la vittoria non è stata così netta e i socialisti si avviano a governare con la fiducia di solo il 30% della popolazione francese”, ma per ora affianchiamoci anche noi alla folla che saluta la vettura, ormai partita, con un sorriso sul volto e il fazzoletto bianco (o anche una rosa rossa) da agitare, scandendo tutti insieme un “abbiamo vinto”. Almeno per queste prime due settimane.</p>
<p>I cronisti più attenti della competizione che si è appena giocata danno l&#8217;autista un po&#8217; paffuto che ha vinto – François Hollande – vincente più sull&#8217;onda della paura di un pericolo incombente che ha dato l&#8217;energia per lo sprint finale piuttosto che per la spinta di una forza accumulata sin dall&#8217;inizio con entusiasmo e partecipazione; per il momento, in attesa dei risultati futuri, la Francia gode del frangente positivo con la consapevolezza di avere fra le mani una grande possibilità per invertire il cammino degli ultimi cinque anni, tornando con la mente alla soddisfazione di aver portato la sinistra alla vittoria dopo l&#8217;ultima elezione di François Mitterrand  nel lontano 1988.</p>
<p>Ma nonostante la storicità di questo maggio, nessuno parla di grandi cambiamenti della società o,  addirittura, di “Rivoluzione”: alla Bastiglia il 6 maggio, Hollande ha detto che non ci sarà nessuna fuga in avanti, per il momento, quanto invece un ritorno alla normalità. Lui, secondo presidente della Repubblica socialista dalla riforma presidenziale voluta da Charles De Gaulle in un lontano 1958 quando il paese attraversava una profonda crisi istituzionale per lo scoppio di una nuova guerra in Algeria, si è fatto rappresentate della ricostruzione del normale andamento che spetterebbe alle istituzioni, alla società e, perché no, anche al paese in una fase di crisi come quella che sta oggi vivendo l&#8217;Europa. La normalità, quindi. Che possa essere più rivoluzionaria del cambiamento?</p>
<p>Certamente con “normale” il nuovo presidente allude a qualunque cosa si allontani dall&#8217;egocentrismo istituzionale di Sarkozy, il quale ha reso le istituzioni repubblicane delle marionette nelle mani del potere esecutivo, e dal discorso di insicurezza e di frattura della cittadinanza con cui ha imposto alla società e ai mass media la sua visione del futuro, motivi questi che alla lunga hanno favorito la  sinistra compattando il suo elettorato e l&#8217;estrema destra del FN che ne ha sfruttato l&#8217;onda. Ma una normalità che marchi anche la distanza da quel François Mitterrand che lo ha preceduto nella lista dei presidenti socialisti, la cui immagine è più volte apparsa in questa tornata elettorale svoltasi ad appena un anno di distanza dal trentesimo anniversario della sua epica vittoria nel 1981.</p>
<p>Una normalità quindi rispetto alla destra di oggi ma anche di fronte al ricordo della sinistra di ieri. Ciò che è cambiato nella sinistra in questi trentun anni può forse permetterci di inquadrare il cammino che i socialisti seguiranno in questi anni.</p>
<p><a href="http://www.mumbleduepunti.it/site/index.php/2012/05/hollande-presidente-la-sinistra-della-normalita-convince-la-francia/mitterand/" rel="attachment wp-att-6903"><img class="alignleft size-medium wp-image-6903" src="http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2012/05/mitterand-300x114.jpg" alt="" width="300" height="114" /></a>All&#8217;indomani della sua vittoria, Mitterrand organizzò un grande corteo cerimoniale in direzione del Pantheon, mausoleo di Parigi in cui sono sepolti le figure più importanti della nazione, dove depose una rosa rossa di fronte alle tombe di Jean Jaures, padre del socialismo francese e fondatore nel 1905 del partito socialista unitario SFIO (<em>Séction Française de l&#8217;Internationale Ouvrière</em>) e di Jean Moulin, eroe della Liberazione.</p>
<p>Il fatto che si trattasse della prima vittoria della sinistra dalla riforma presidenziale impose un carattere epico che di fatto portò nell&#8217;immaginario l&#8217;idea che, usando le parole di Léon Blum, altra importante figura del socialismo francese, “più di un&#8217;elezione per l&#8217;esercizio democratico del potere, si è trattato di una sua conquista”. Per tal motivo, nonostante i già profondi cambiamenti maturatisi nell&#8217;area socialista, quell&#8217;elezione fu accompagnata dalla ripresa della tradizionale retorica della sinistra francese, in cui la fedeltà e la difesa della Repubblica si mescolano con la promessa di un&#8217;imminente sconvolgimento rivoluzionario del potere e dell&#8217;avvento di una società socialista. Nella realtà dei fatti nulla di tutto ciò sarebbe mai avvenuto. Mitterrand aveva da tempo abbandonato ogni vagheggiamento rivoluzionario – seppur democratico – e la difesa a spada tratta delle istituzioni repubblicane tradizionali contro il potere personale voluto dal Generale De Gaulle: fatte proprie le dinamiche del presidenzialismo, egli aveva già nel 1965, elezioni in cui lui venne presentato come il candidato della sinistra unitaria, iniziato a presentarsi come il “volto” del cambiamento sociale e a capire che solo tramite un&#8217;elezione diretta del presidente la sinistra avrebbe vinto, sfruttando anche l&#8217;emotività del discorso politico. Per rendere possibile questo cammino lavorò anche per costruire attorno a sé un partito che potesse essere in grado di supportarlo in una sfida testa a tesa con la destra.  Sulle ceneri della vecchia SFIO e della galassia di micro-organizzazioni socialiste, al Congresso per l&#8217;unità di Épinay del 1971, nacque l&#8217;attuale Partito Socialista; partito questo che, come la sua guida, fu in grado di conquistare nell&#8217;arco di dieci anni il ruolo di partito egemone della sinistra, scavalcando un Partito Comunista incapace di interpretare i cambiamenti del paese e di adattarsi alla politica della V Repubblica.</p>
<p>L&#8217;ambiguità di fondo che si trovava in Mitterrand emerse con la sua elezione il 10 maggio del 1981:  a fronte di un ambizioso programma politico di rinnovamento sociale, in cui spazio importante avevano la promessa dell&#8217;autogestione delle imprese da parte dei lavoratori e le nazionalizzazioni in un momento in cui il resto del mondo occidentale assisteva immobile all&#8217;inizio della riscossa delle forze reazionarie e della distruzione del <em>Welafre State</em> al suono di politiche neoliberiste e di privatizzazioni, l&#8217;ex funzionario della Repubblica di Vichy e ministro degli interni allo scoppio della guerra in Algeria parlò del suo partito come rappresentante di un “un socialismo tranquillo”, che non avrebbe messo definitivamente in discussione né la Costituzione presidenziale né le fondamenta sociali della Francia.</p>
<p><a href="http://www.mumbleduepunti.it/site/index.php/2012/05/hollande-presidente-la-sinistra-della-normalita-convince-la-francia/eugene_delacroix_-_la_liberte_guidant_le_peuple/" rel="attachment wp-att-6904"><img class="alignleft size-medium wp-image-6904" src="http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2012/05/Eugene_Delacroix_-_La_liberte_guidant_le_peuple-300x237.jpg" alt="" width="300" height="237" /></a>Dalla tranquillità un po&#8217; nascosta alla normalità sbandierata. Oggi, che i socialisti si apprestano ad assumere il governo del paese, seppur con l&#8217;incognita dell&#8217;esito delle legislative di giugno, la loro condotta presentata come connotato principale quello della scarsa rottura.  I <em>60 Impegni per la Francia</em> che Hollande ha firmato come programma all&#8217;inizio della sua campagna elettorale hanno un profilo decisamente più basso delle <em>110 Proposte</em> con cui Mitterrand vinse nel 1981; ma, aspetto questo ancor più problematico, di poco si differenziano dalle idee del suo avversario di destra, se non per un accento più europeista, di maggiore critica nei confronti dei mercati finanziari e delle élite economiche del paese e per l&#8217;ispirazione di fondo ad uno sforzo condiviso nel paese per la ripresa economica.</p>
<p>Lo scottante nodo della questione migratoria è testimonianza viva di questa eccessiva vicinanza: fra le 60 proposte e le parole che ha utilizzato nel corso dell&#8217;ultimo dibattito televisivo, in cui i due candidati si sono sfidati la sera del 2 maggio, Hollande ha costantemente rimproverato a Sarkozy i suoi fallimenti in materia di immigrazione. Ma capiamoci bene: la critica del futuro presidente si muoveva dall&#8217;assunto che, in una fase di crisi, troppi immigrati economici fossero entrati nel paese, che non fossero state fissate delle quote per i nuovi arrivati e che il ricongiungimento famigliare sia stato solamente ostacolato piuttosto che regolarizzato sulla base delle rendite economiche (i CPT e i Centri di espulsione, quelli, invece, andavano bene; nessuno chiaramente si sarebbe azzardato a toccarli). Chiaro è che sostenendo il contributo qualitativo degli studenti stranieri per la crescita del paese, proponendo una razionalizzazione amministrativa per i richiedenti asilo, che fino ad oggi dovevano attendere oltre un anno una risposta dallo Stato, invocando il diritto di voto agli stranieri per le elezioni amministrative dopo 5 anni di residenza, si ottiene subito una patente di apertura e di dialogo se dall&#8217;altra parte c&#8217;è un politico che considera il voto locale agli immigrati uno strumento in mano al comunitarismo e all&#8217;islamismo e un regalo eccessivo a chi vive in Francia solo per approfittare in maniera famelica degli alti benefici sociali francesi.</p>
<p>Potremmo ancora parlare del mantenimento dell&#8217;asse Francia-Germania nella gestione dell&#8217;Europa, di una politica estera che, eccezion fatta per il ritiro delle truppe dall&#8217;Afghanistan, si svilupperà sulla stessa linea di conquista del suo predecessore e di tante altre cose che potrebbero lasciar perplesso un elettore o simpatizzante di sinistra: ora però lasciamole a lato e godiamoci ancora una settimana di entusiasmo, anche se forse troppo trasognato rispetto alla realtà.</p>
<p><a href="http://www.mumbleduepunti.it/site/index.php/2012/05/hollande-presidente-la-sinistra-della-normalita-convince-la-francia/hollande-2/" rel="attachment wp-att-6908"><img class="alignleft size-medium wp-image-6908" src="http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2012/05/hollande1-195x300.jpg" alt="" width="195" height="300" /></a>A completare il quadro poi mancano le elezioni legislative, che descriveranno in maniera chiara il ritratto della Francia di oggi. Lo stato delle forze che si avviano a questa scadenza è confuso e sui risultati nessuno può porre una cauzione. Se la sinistra riuscisse a guadagnare un buon risultato si troverebbe veramente nella posizione di governare e di mettere in pratica il proprio programma politico: in questo momento difatti i socialisti, oltre alla presidenza, controllano il senato (per la prima volta nella storia), molte assemblee regionali, molti dipartimenti e con l&#8217;eventuale conquista del parlamento non correrebbero rischi di trovarsi in situazioni di conflittualità ingestibile dal punto di vista istituzionale. Consapevole di tutto ciò, il Front de Gauche aspetta e cerca di avviare trattative con i socialisti per presentare candidati unici della sinistra da far scontrare con quelli della destra, seppur non nella posizione di trattare ad armi pari.</p>
<p>E la destra? Divenuta chiara la sconfitta, Sarkozy, presentatosi di fronte ai suoi sostenitori raccolti alla Maison de la Mutualité nel cuore di Parigi, ha tenuto un memorabile discorso di responsabilità politica: assumendo su di sé il carico dell&#8217;esito negativo delle elezioni, ha dichiarato che da quel momento in poi il suo impegno come cittadino sarebbe stato un altro e che sicuramente non si sarebbe occupato delle legislative.</p>
<p>E così è stato servito un succulento piatto al Front National, che Marine Le Pen sta cominciando a pregustare con l&#8217;attesa dell&#8217;entrata, oramai veramente possibile, dei suoi rappresentati al parlamento.  Il FN che, per bocca della sua portavoce, il 1 maggio si era dichiarato per la scheda bianca al ballottaggio, può finalmente inaugurare la sua lotta per l&#8217;egemonia della destra, profittando della crisi che attraversa l&#8217;UMP. Il partito di Sarkozy sta dando difatti i primi segni di implosione: alla difficoltà già esistente per la linea radicale che il candidato stava seguendo pur di recuperare i voti della Le Pen (linea ispirata da Patrick Buisson, politologo, ex giornalista de Le Figaro, nostalgico dell&#8217;Algeria Francese, simpatizzante d&#8217;estrema destra e militante de l&#8217;Action Française, poi affascinato da Sarkozy che ne ha fatto uno dei campioni del suo discorso identitario e suo consigliere) che aveva scatenato un conflitto fra gaullisti e centristi, scontenti di questa direzione, e la Droite Populaire, l&#8217;ala destra che preconizza, seppur in maniera velata, un avvicinamento al FN, si aggiunge il peso del fallimento e lo scatenarsi della lotta per la successione.</p>
<p>Il quadro politico che verrà dipinto a giugno non è ora affatto definibile e la Francia che da quest&#8217;ultimo scaglione elettorale prenderà le mosse è ancora poco descrivibile.</p>
<p>Per ora basta così. Limitiamoci a sorridere a chi incontriamo per strada come domenica 6 e salutiamo la macchina che è partita. Tanto ormai, la vera palla è stata lanciata da un&#8217;altra parte d&#8217;Europa e dobbiamo cercare di capire cosa farà lì la sinistra.</p>
<p>Non è solo la Francia che deve cambiare: è un intero continente che deve ridisegnarsi per capire quale volto dare all&#8217;Europa per il futuro. Che forse anche l&#8217;Italia dovrebbe capire dove vuole andare?</p>
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		<title>The Brian Jonestown Massacre</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 08:02:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Murgia</dc:creator>
				<category><![CDATA[18. |m|/]]></category>
		<category><![CDATA[Anton Newcombe]]></category>
		<category><![CDATA[Aufheben]]></category>
		<category><![CDATA[The Brian Jonestown Massacre]]></category>

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		<description><![CDATA[Aufheben Anton Newcombe è un personaggio indiscutibilmente affascinante: prototipo di rockstar fuori dagli schemi, mai si è piegato alle logiche di mercato, rifiutando major, quattrini e fama. Nonostante questo,  il bell&#8217; Anton è riuscito a conquistarsi un nutrito gruppo di fan grazie al suo cristallino talento ma anche grazie alle sue bizze da moderno Don [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mumbleduepunti.it/site/index.php/2012/05/the-brian-jonestown-massacre/brianaufheben/" rel="attachment wp-att-6872"><img src="http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2012/05/brianAufheben-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p><em><strong>Aufheben</strong></em></p>
<p style="text-align: justify">Anton Newcombe è un personaggio indiscutibilmente affascinante: prototipo di rockstar fuori dagli schemi, mai si è piegato alle logiche di mercato, rifiutando major, quattrini e fama. Nonostante questo,  il bell&#8217; Anton è riuscito a conquistarsi un nutrito gruppo di fan grazie al suo cristallino talento ma anche grazie alle sue bizze da moderno Don Chisciotte, trasformandosi in paladino della vera musica indipendente. Talento che emerge prepotentemente anche in questo <em><strong>Aufheben, </strong></em>ultimo disco della sua creatura prediletta <strong>Brian Jonestown Massacre, </strong>che vede il graditissimo ritorno di uno dei componenti storici della band, quel Matt Hollywood assente da ben dieci anni dallo sgangherato ensemble di San Francisco. <em><strong>Aufheben </strong></em>è il ritorno di fiamma per l&#8217;oriente &#8211; vecchio amore di Newcombe - per i suoi paesaggi dall&#8217;odor di incenso, per il sitar e per la psichedelica Old-School, quella insomma di band come i <strong>Tomorrow</strong> a cui l’istrionico polistrumentista deve un enorme tributo. Echi di Stones – il riffettino che strizza l’occhio a <em>Paint It Black</em> in <em>Stairway To The Best Party In Universe </em>- di Brit-Pop anni 90 &#8211; Stone Roses su tutti &#8211; e dell’immancabile Shogaze fanno di questo <strong><em>Aufheben</em></strong> un disco riuscito ed ispirato dopo le non brillantissime prestazioni di <strong><em>Who Killed Sgt. Pepper</em></strong> e <strong><em>My Bloody Undeground</em></strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Anton Newcombe e i Brian Jonestown Massacre  si confermano quindi come una delle band più talentuose degli ultimi 30 anni. E anche tra le più pazze.</p>
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		<title>Andate e mescolatevi</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 23:29:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirko</dc:creator>
				<category><![CDATA[00. presente]]></category>
		<category><![CDATA[Cheikh Tidiane Gaye]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura migrante]]></category>
		<category><![CDATA[neologismi]]></category>
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		<category><![CDATA[scambio culturale]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista a Cheikh Tidiane Gaye, poeta e scrittore di Mirko Roglia Cheikh Tidiane Gaye,  poeta e scrittore, membro di Pen Club Internazionale, è nato a Thiès in Senegal. La scrittura è sempre stata la sua passione più o meno segreta, sbocciata in ambiente e lingua italiani con il libro Il giuramento (Liberodiscrivere, 2001), seguito da Méry principessa albina (2005) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Intervista a Cheikh Tidiane Gaye, poeta e scrittore</strong></p>
<p>di Mirko Roglia</p>
<p><strong>Cheikh Tidiane Gaye</strong>,  poeta e scrittore, membro di Pen Club Internazionale, è nato a Thiès in Senegal. La scrittura è sempre stata la sua passione più o meno segreta, sbocciata in ambiente e lingua italiani con il libro <em>Il giuramento</em> (Liberodiscrivere, 2001), seguito da <em><a href="http://www.edizionidellarco.com/index.php?page=shop.product_details&amp;flypage=ilvm_fly_showroom_mall.tpl&amp;product_id=234&amp;category_id=15&amp;option=com_virtuemart&amp;Itemid=100054" target="_blank">Méry principessa albina</a></em> (2005) e <a href="http://www.edizionidellarco.com/index.php?page=shop.product_details&amp;flypage=ilvm_fly_showroom_mall.tpl&amp;product_id=324&amp;category_id=17&amp;option=com_virtuemart&amp;Itemid=100001" target="_blank"><em>Il canto del djali</em></a> (2007), entrambi pubblicati dalle Edizioni dell’Arco. Nel 2009, pubblica <a href="http://www.edizionidellarco.com/index.php?page=shop.product_details&amp;product_id=312&amp;flypage=ilvm_fly_showroom_mall.tpl&amp;pop=0&amp;option=com_virtuemart&amp;Itemid=100054" target="_blank"><em>Ode nascente</em></a> sempre con le Edizioni dell’Arco, una pubblicazione bilingue italiana e francese. Nel 2010 pubblica <em>Per una tazzina di caffè</em> con la casa editrice Ediesse, racconto inserito nell’antologia dal titolo “Permesso di soggiorno, gli scrittori stranieri raccontano l’Italia” a cura di Angelo Ferracuti. Vince il Premio Internazionale di Letteratura Europea con l’opera <em>Ode nascente</em> a Lugano nel maggio 2010 e il Premio Anguillara Sabazia a Roma. Nel 2011, pubblica con le Edizioni Montedit <em>Curve alfabetiche</em> e di recente ha curato l’Antologia poetica di espressione francese per la rivista <em>Soglie</em> dell’Università di Pisa. Nel febbraio 2012 è co-autore di <em>Rime abbracciate/ L’Etreinte des rimes</em>, opera poetica bilingue pubblicata da L’Harmattan in Francia. Attualmente vive e lavora a Milano, dove per le ultime elezioni amministrative è stato candidato al Consiglio comunale sostenendo l’attuale sindaco Giuliano Pisapia.</p>
<p><strong>Prima di tutto il problema terminologico. Se è pacifico che sono erronee, anche solo parzialmente, tutte le definizioni ad oggi utilizzate per definire la letteratura italiana prodotta da autori di origine straniera, è altrettanto vero che ci sono fili comuni – quello delle biografie degli autori ma anche quello della potenzialità trasformatrice a livello linguistico – su cui può essere utile discutere. Tenendo a mente che stiamo parlando di letteratura italiana a tutti gli effetti, come vivi la presenza di questi fili comuni e la volontà, di critici e professori soprattutto, di trovare una collocazione e un nome specifico a questa esperienza culturale?</strong></p>
<p>Penso che ogni attività debba avere un nome, un suo percorso. Tutti i movimenti o correnti letterari nella storia hanno avuto un nome. Rilasciare un nome non è sbagliato, a mio parere è il tipo di nome che viene usato che crea sempre problemi.  Tutti i paesi occidentali colonizzatori hanno attraversato questo momento. In Francia si parla di francofonia, in Spagna di ispanofonia. L’italofonia nascente divenuta realtà ormai incuriosisce alcuni esperti, il mio augurio è che coinvolga i letterati e il mondo accademico poiché il suo contributo è incommensurabile. L’appuntamento del terzo millennio è il meticciato culturale. Le lingue si mescolano per partorire i neologismi, le nostre sfumature sfornate tra due lingue arricchiscono la lingua italiana, ma in tutto questo è la lingua italiana che rappresenta il fulcro, il vero barometro. Allora non si può creare una dicotomia: la letteratura diventa una e indivisibile.<strong><em></em></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.mumbleduepunti.it/site/index.php/2012/05/andate-e-mescolatevi/cheikh_tidiane_gaye/" rel="attachment wp-att-6857"><img class="alignleft size-medium wp-image-6857" src="http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2012/05/Cheikh_Tidiane_Gaye-300x275.jpg" alt="" width="300" height="275" /></a>Pur essendo la poesia l’asse centrale della tua attività, per lo meno editoriale, tu sei impegnato sul fronte della comunicazione. Sei spesso presente in occasioni di discussione e dialogo con il pubblico, intervieni in merito a grandi parole che celano grandi problematiche come migrazione, diritti, Africa. Quanto e cosa può fare un intellettuale di fronte a questioni sociali che lo sovrastano eppure lo riguardano così da vicino?</strong></p>
<p>Moltissimo. Il poeta è prima di tutto un artista, il vate del suo popolo. Le grandi rivoluzioni nascono sempre attraverso l’uso del canto e della parola. Nelle mie opere come nei miei incontri cerco sempre di mettere in prima fila la difesa culturale delle minoranze. Credo che i veri problemi non si risolvano con l’uso delle armi e della guerra, ma con il dialogo, la poesia e la letteratura. Riflettere e far riflettere, usare la grammatica della negritudine per ridare dignità all’Africa ad esempio, ridisegnare la semiologia dell’immigrazione per favorire l’integrazione degli immigrati. Parlare del relativismo culturale per uguagliare i cittadini. Mi sono prefissato prima di tutto l’amore tra i popoli e l’universalità delle culture.</p>
<p><strong>L’Italia pare essere recentemente uscita da una stagione politica di veleni, in cui partiti non all’altezza della situazione hanno progressivamente invitato il paese alla rilassatezza e alla paura, alla banalità e alla xenofobia. Se è vero che le storie politiche di alcuni personaggi sono tramontate, quanto credi dureranno le complicazioni sociali che le loro azioni hanno inflitto al Paese e quanto, in fondo, gli italiani sono simili a loro?</strong></p>
<p>Non si può negare che l’Italia e la Germania hanno lasciato un’impronta poco gradevole nella storia dell’umanità. Due ideologie hanno trascurato il destino dell’essere umano: il nazismo e il fascismo. Vivere in questi due paesi e vedere politici che continuano a professare tali ideologie non è per nulla gradevole. La xenofobia esiste, il razzismo è presente, la discriminazione esiste a tutti i livelli. Siamo presenti ad una pagina nefaste della politica italiana. Occorre a mio parere  creare la società dei diritti e doveri e non della paura, la società della meritocrazia, dell’uguaglianza e non dello slogan “l’Italia agli italiani”. Occorre accettare l’Altro come soggetto e non come oggetto. Considerando che l’Italia ha già le sue mille contraddizioni, il nord scissionista, gli italiani del sud non ben visti, è palese che gli immigrati avranno enormi difficoltà ad essere accettati. Il paese ha l’interesse di voltare pagina, pensare al destino dei suoi cittadini che sono tutti coloro che calpestano la terra italiana.</p>
<p><strong>In due tuoi versi canti la bellezza della parola, dicendo <em>“… la meraviglia della parola / è la sua limpidezza</em> …”. Oggi assistiamo a fenomeni forti che investono idiomi in mutamento costante: la contrazione e l’impoverimento delle parole come conseguenza della tecnologia comunicativa e mediatica, l’ingresso sempre più aggressivo dell’inglese, l’apporto neologistico di tanti migranti. Quando la parola può dirsi limpida?</strong></p>
<p>Fa parte della missione del poeta attingere nell’alveare dell’alfabeto le parole, collegarle e  partorire con esse i suoi versi. La parola ha il suo senso, il suo significato, il suo profumo e il suo peso. Non dimentichiamo che la semplicità è arte e per traghettare i nostri sentimenti e le nostre emozioni ci vuole limpidezza nei concetti e nelle parole che usiamo.</p>
<p><strong>La cultura non è statica ma vive di osmosi e scambi. Quanto può essere utile la presenza e l’impegno dei migranti per riuscire a livellare il provincialismo del nostro Paese e la sua corsa a diventare sempre più periferia?</strong></p>
<p>Il ruolo di ogni Stato è uguagliare i suoi cittadini indipendentemente della provenienza, del colore della pelle, della lingua e della fede. I migranti sono a tutti gli effetti dei cittadini a prescindere della loro provenienza poiché vivono in Italia convivendo con gli autoctoni. Il futuro è il “meticciato”, i figli dei migranti sono italiani e avranno anche loro qualcosa da dare, da dire e nello stesso tempo da ricevere. Ribadisco il concetto di universalità che dovrebbe essere la bandiera sia dei poeti sia dei politici. Ora penso che i migranti debbano eccellere a tutti i livelli, lavorare per il loro paese, l’Italia, e occuparsi delle cose pubbliche. Il livello di integrazione si misura anche nella partecipazione dei migranti.</p>
<p><em>Con questa intervista a Cheikh Tidiane Gaye la redazione di Mumble: torna a lanciare, dopo i due appuntamenti di “Radici di mangrovia”, uno sguardo verso la realtà della letteratura italiana prodotta dagli autori di origine straniera, momento cruciale del percorso verso la conoscenza autentica delle diversità che possono unirci e fenomeno destinato a rinnovare letteratura e società.</em></p>
<p><span style="text-decoration: underline">La redazione di Mumble: coglie l’occasione per esprimere la propria sensazione di vuoto a fronte della scomparsa dell’amico scrittore <strong>STEFANO TASSINARI</strong>, che con coerenza e lucidità ha sempre messo a disposizione dei giovani che tentano di “fare cultura” la propria autorevolezza, scevra di ogni paternalismo ma intelligente e sincera come può essere solo quella di un vero compagno. Ciao Stefano.</span></p>
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		<title>Diavoli a parole</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 11:56:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giacomo vincenzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[02. linguacce]]></category>
		<category><![CDATA[arte moderna]]></category>
		<category><![CDATA[diavolo]]></category>
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		<description><![CDATA[Il tentativo di raffigurarsi mentalmente la causa dei nostri mali, il perché delle nostre azioni meno edificanti e dei nostri comportamenti immorali è azione naturale. Riprendendo la terminologia usata nella discussione sull&#8217;arte &#8220;a-concettuale&#8221; di Cattelan (vedi su mumbleduepunti.it), possiamo dire che il diavolo sia la forma del male. E&#8217; ovviamente un concetto, lo si può [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify"><span style="font-size: medium">Il tentativo di raffigurarsi mentalmente la causa dei nostri mali, il perché delle nostre azioni meno edificanti e dei nostri comportamenti immorali è azione naturale. Riprendendo la terminologia usata nella discussione sull&#8217;arte &#8220;a-concettuale&#8221; di Cattelan (vedi su mumbleduepunti.it), possiamo dire che il diavolo sia la forma del male. E&#8217; ovviamente un concetto, lo si può chiamare Lucifero, Satana, Arimane o &#8211; perché no? &#8211; pòlemos, e come tale racchiude la totalità delle negazioni degli enti. La negazione delle buone intenzioni, della sopravvivenza di una persona, della riuscita di un progetto, di un&#8217;azione. In fondo il male è la negazione del bene, inteso come l&#8217;imporsi e il persistere delle idee di qualcuno o di un particolare stato di cose.<br />
Personalmente la figura diabolica che preferisco è il can barbone descritto anche da Goethe nel suo <strong><em>Faust</em></strong>. Il can barbone è ripugnante alla vista e allo stesso tempo seducente alla mente, ed è  un maestro in fatto di tentazioni. Chissà come si presenta al cospetto dell&#8217;uomo tormentato al momento della sua massima debolezza morale. E chissà come, alla sua presenza e alle sue promesse, l&#8217;uomo si destreggia. Per i preti esorcisti, impegnati quotidianamente nella lotta contro Satana, la vera difficoltà consiste nel riconoscere l&#8217;anima posseduta dal demonio dalla mente tormentata da disturbi psichici (su ilfattoquotidiano.it del 17 aprile scorso un articolo con filmato molto interessante). Non è un caso che nel magnifico romanzo di Thomas Mann <em><strong>Doctor Faustus</strong></em> i due aspetti convivano. Per il sommo compositore della musica dodecafonica Leverkuhn, di cui il romanzo traccia la biografia, il diavolo si presenta come una <em><strong>&#8220;venefica farfalla&#8221;</strong>, haetera esmeralda</em>. Per ventiquattro anni l&#8217;ingegno del grande artista è cresciuto grazie ai servigi prestati dalla &#8220;carogna ignominiosa [che] legossi a me con promissione di cose grandi e molto fuoco sotto il paiuolo affinché fossi capace di compir l&#8217;opra&#8221;. Quindi la follia ingegnosa di Leverkuhn, cresciuta fino a minare la percezione della realtà del compositore, ha avuto il sopravvento, ma non ha ucciso l&#8217;uomo, che nel romanzo si spegne lentamente nella sua casa natale, accudito dall&#8217;anziana madre. Nella visione tecnicistica di Mann, il satanasso è strumentale al fine di elevare l&#8217;opera della sua vittima designata al grado massimo per i tempi, già gravidi della sventura nazional-socialista. Il grado massimo dell&#8217;analogia &#8211; vero tratto retorico del romanzo &#8211; con la follia diabolica del regime prima e della guerra poi, è riservato dunque all&#8217;arte. <strong><em>&#8220;L&#8217;arte è divenuta impossibile senza il sussidio del demonio &#8230; se l&#8217;arte è ludibrio a sé medesima la colpa è di quest&#8217;epoca. Ma se uno chiama il diavolo onde arrivare al trionfo, egli accagiona l&#8217;anima sua e prende sulle proprie spalle le colpe dei tempi, sicché è dannato&#8221;</em></strong>.<br />
Senza il diavolo l&#8217;Uomo moderno Faust e l&#8217;Artista moderno Faustus-Leverkuhn non si sarebbero realizzati. Non avrebbero conosciuto il loro personalissimo paradiso! Nel caso del personaggio goethiano, modello indiscusso degli uomini occidentali, inquieti e mai soddisfatti, il sogno è quello di poter affermare <strong><em>&#8220;All&#8217;attimo direi: Sei così bello. Fermati!&#8221;</em></strong>. E invero l&#8217;esclamazione esce d&#8217;un fiato, di fronte allo spettacolo di laboriosità e iper-attività che accompagna una grandiosa bonifica, pochi istanti prima che Faust cada esanime al suolo. Quindi, una volta esaudito il desiderio della propria vittima, il diavolo si impossessa della sua anima. E invece no! Goethe offre una visione grottesca della lotta fra il diavolo e gli angeli per il possesso della parte immortale di Faust, meritevole della salvezza divina in quanto non cessò mai di cercare e di interrogarsi sulle cose eterne. Streben e umanesimo goethiano risultano nella coincidenza degli ideali dell&#8217;uomo e di Dio. E così le schiere degli angeli, costituite da bambinetti dal sesso incerto, blandiscono Satana anche fisicamente, finché egli, invaghitosene, cede loro il prezioso oggetto della contesa.<br />
In conclusione, il diavolo aiuta i grandi spiriti a compiere il loro cammino storico. Ma il diavolo viene sconfitto e digerito dalla realtà che gli sopravvive. Sic transit gloria mundi. La vera sfida è quella di non scegliere il malefico aiutino per compiere cose utili solo all&#8217;individuo. La tentazione è stronza, baby.</span></div>
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		<title>Piss Christ</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 11:24:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ragazzanormale</dc:creator>
				<category><![CDATA[10. visioni]]></category>
		<category><![CDATA[andres serrano]]></category>
		<category><![CDATA[Cristo]]></category>
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		<category><![CDATA[ku klux klan]]></category>
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		<category><![CDATA[Satana]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; No, non è un’imprecazione, ma l’opera più celebre e inequivocabilmente discussa del nostro Andres Serrano. Forse nemmeno immaginate quanto sia difficile trovare un fotografo che abbia davvero immortalato il Diavolo (e fin qui, va da sé) o, per dire, anche solo la minuscola foto della sua patente; così, non volendo cadere nella retorica Satana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: medium">No, non è un’imprecazione, ma l’opera più celebre e inequivocabilmente discussa del nostro Andres Serrano.</p>
<p>Forse nemmeno immaginate quanto sia difficile trovare un fotografo che abbia davvero immortalato il Diavolo (e fin qui, va da sé) o, per dire, anche solo la minuscola foto della sua patente; così, non volendo cadere nella retorica Satana = Male (discorso piuttosto opinabile) ho deciso di buttarmi di testa nel Blasfemo.</p>
<p>E sono caduta qui.</p>
<p>Un crocefisso immerso in una tanica di urina dello stesso fotografo, mi viene in mente ben poco di altrettanto sacrilego. Ok, ok, non sarà Satana, ma dubito che avrebbe saputo fare di meglio.</p>
<p>Classe 1950, originario della grande mela, Andres Serrano si distingue per la sua opera irriverente ed altamente provocatoria: fotografa il Ku Klux Clan, che per un uomo di colore è gesto non da poco, le morti violente in un obitorio nell’affascinantissima serie <em>The Morgue</em>, gli escrementi, suo più grande incubo.</p>
<p>La noncuranza con la quale lo fa non dimentica quello che è il fine estetico della sua opera: la bellezza e la compostezza artistica ne fanno un artista a 360°. Infatti, per lui, il fine non è tanto il provocare, ma il bello: “Credo che sia necessario cercare la bellezza anche nei luoghi meno convenzionali o nei candidati meno insospettabili. Se non incontro la bellezza non sono capace di scattare alcuna fotografia”, dice.</p>
<p>E riuscire a rimanere coerenti autoritraendosi nella propria cacca è cosa non da pochi. D&#8217;altronde, il Diavolo, sta nei particolari…</p>
<p><a href="http://www.mumbleduepunti.it/site/index.php/2012/05/piss-christ/larte-a-tre-cifre/" rel="attachment wp-att-6750"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6750" src="http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2012/05/Larte-a-tre-cifre-205x300.jpg" alt="" width="205" height="300" /></a><br />
</span></p>
</div>
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